Roma, 4 lug – Non accennano a placarsi le polemiche sulla sentenza della gip di Agrigento, Alessandra Vella, che ha fatto scarcerare Carola Rackete, la comandante di Sea Watch. La giudice per le indagini preliminari del capoluogo siciliano è infatti finita nel tritacarne dei social, con molti utenti che l’hanno ferocemente criticata. Tra i numerosi attacchi figurano però anche minacce: «Putt***a, ti ammazziamo», «Putt***a comunista, ti verremo a cercare e perderai il sorriso per sempre», «Domani provo a investirla con la macchina mentre corro a salvare vite umane», sono solo alcuni dei commenti apparsi sui social. Per questo motivo la gip ha disattivato il suo account Facebook, mentre la Polizia postale si è attivata per identificare gli autori delle minacce.

I magistrati difendono la Vella

La gip di Agrigento ha inoltre incassato la solidarietà e il sostegno di molti suoi colleghi. Il Consiglio superiore della magistratura (Csm), infatti, ha richiesto di aprire un fascicolo a tutela della Vella. A indurre le toghe a questo passo sono state anche le critiche di Matteo Salvini: il ministro dell’Interno aveva puntato il dito contro la gip perché, a suo parere, avrebbe emesso una sentenza politica. «Se qualche giudice vuole fare politica si toglie la toga, si candida in Parlamento con la sinistra e cambia le leggi che non gli piacciono», aveva dichiarato Salvini in una diretta Facebook.

Una gip apolitica?

I colleghi della Vella hanno affermato che la gip di Agrigento sarebbe una giudice che non ama i riflettori e che si sarebbe sempre mostrata imparziale e apolitica. La vicenda della Sea Watch, tuttavia, fa sorgere qualche dubbio in merito. Le argomentazioni della Vella a supporto della scarcerazione di Carola, in effetti, rimangono assai controverse: dallo stato di necessità alla questione se la motovedetta della Gdf sia da considerarsi «nave da guerra», molti esperti hanno criticato la sentenza della giudice, accusandola di non conoscere a dovere il diritto della navigazione. Anche perché, volenti o nolenti, la decisione della Vella ha creato un pericoloso precedente, con le altre Ong già pronte a forzare la mano per far sbarcare immigrati clandestini su territorio italiano.

Inoltre, a prescindere dalla sua volontà, la gip di Agrigento ha comunque ricevuto il plauso delle forze di sinistra, le quali hanno caricato la sentenza di significati politici non meno di Matteo Salvini. Da Roberto Saviano alle «toghe rosse» di Magistratura democratica, infatti, sono stati veramente in tanti a portare la Vella sugli scudi. Tutti questi indizi non fanno una prova, è vero. Ma rimane comunque forte l’impressione che la gip di Agrigento non abbia proprio agito sine ira et studio.

Valerio Benedetti

5 Commenti

  1. Se un mio consanguineo fa una cazzata NON lo difendo …. qui siamo alla “famiglia” come inteso a Corleone …. Miii è una de noautri !!!!

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