
Con gli stessi argomenti e grafici dello stesso tipo di qualche mese fa, ancora sulla base dei dati del Gestore dei Mercati Energetici, scopriamo che il crollo dei consumi elettrici si è fatto ancora più rapido, tanto che se l’anno 2013 ha registrato una diminuzione del 3,2% rispetto al 2012, col dato catastrofico dell’ultimo mese di aprile la diminuzione su base annuale è salita al 3,6% e quella sul quadrimestre gennaio-aprile tocca il 3,9%. Numeri da capogiro.


Meno male, piuttosto, che uno degli ultimi sussulti di sovranità, accompagnato dal genio italico, proprio in quegli anni 2006-2007 aveva gettato le basi normative e industriali per la grande rivoluzione energetica solare dei quattro anni successivi, che ha contribuito ad abbattere i costi dell’elettricità, altrimenti chi sa quanto peggio sarebbe andata.
Rimane il fatto che lo stato dell’industria italiana, della sua capacità produttiva, è tornato indietro di venti anni, e che non sarà possibile riprendersi con alcuna misura circoscritta nell’angusto ambito dei vincoli europei. Detto in poche parole: con questa Europa non andremo da nessuna parte e il voto, qualsiasi voto, sarà praticamente inutile. Tanto meno, il voto a chi più o meno coscientemente illude sulla ripresa oppure, peggio ancora, a chi antepone i diritti delle minoranze – etniche o di qualsiasi altro tipo (ultima trovata, gli animali) – alla necessità di restituire all’Italia e agli italiani la dignità e il posto che meritano.
Questa è la realtà e non basteranno gli 80 Euro elargiti ai percettori dei redditi più bassi, con chi sa quali coperture (e a spese di chi e di cosa), né ulteriori liberalizzazioni (leggi: svendite di patrimoni e industrie pubbliche), e neppure, anzi tanto meno, il mantenimento di investimenti ridicoli nella ricerca scientifica: è il risultato, ancora parziale, di una vera e propria guerra scatenata contro l’Italia e contro l’Europa dai grandi poteri della finanza internazionale alle prese con il dramma strutturale dei ritorni economici decrescenti degli investimenti industriali, siano questi nel petrolio e negli altri idrocarburi, oppure nelle risorse minerarie, e di conseguenza praticamente in qualsiasi settore produttivo.
Soltanto riprendendo fieramente in mano il nostro destino come Nazione prima, e poi come Europa, come è avvenuto dopo ogni grande guerra del passato, sarà forse possibile invertire la rotta.
Francesco Meneguzzo
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