
L’autismo, chiamato originariamente Sindrome di Kanner, è considerato dalla comunità scientifica internazionale un disturbo neuro–psichiatrico che interessa la funzione cerebrale; la persona affetta da tale patologia esibisce un comportamento tipico caratterizzato da una marcata diminuzione dell’integrazione socio-relazionale e della comunicazione con gli altri ed un parallelo ritiro interiore. Attualmente risultano ancora sconosciute le cause di tale manifestazione, divise tra cause neurobiologiche costituzionali e psico-ambientali acquisite.
I sette bambini mostravano i primi chiari segni di autismo, come la diminuzione del contatto visivo, la difficoltà a interagire con gli altri o i movimenti ripetitivi. Il metodo, chiamato Infant Start, consiste nell’insegnare ai genitori piccoli ‘trucchi’ per aumentare le interazioni con i piccoli; la grande novità è che il trattamento è stato messo in atto dagli stessi genitori dei bambini. Se ad esempio un bimbo era attirato da un animale di pezza il genitore doveva entrare nel campo visivo del bimbo e giocare anche lui con l’animale, nascondendolo sotto la maglia, in modo da attirare su di se’ l’attenzione. I risultati sono stati sorprendenti: con 12 sedute di un’ora tra piccoli e genitori seguite da un periodo di mantenimento di 6 settimane con visite bisettimanali, e follow-up a 24 e 36 mesi, all’età di 2 o 3 anni sei piccoli su sette avevano pienamente sviluppato le loro capacità comunicative e cognitive.

Gaetano Saraniti