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bravehartEdimburgo, 11 set – Ormai ci siamo: manca solo una settimana al 18 Settembre, quello che potrebbe diventare lo storico giorno della proclamazione dell’indipendenza della Scozia dalla Gran Bretagna e, di conseguenza, della separazione dalla secolarmente odiata Inghilterra.

Più di 4 milioni di scozzesi infatti si recheranno il prossimo giovedì alle urne per votare il referendum per l’indipendenza indetto due anni fa e che porrà agli abitanti della nazione la seguente domanda :””Dovrebbe la Scozia essere uno stato indipendente?”.

Uno scenario che sembrava impossibile fino vent’anni fa e che sembra rendere giustizia, a oltre 8 secoli di distanza, del sacrificio di William Wallace – reso celebre nel mondo dal film americano Braveheart – che guidò a partire dal 1296 i suoi compatrioti alla ribellione contro gli inglesi. Una ribellione sedata definitivamente solo 60 anni dopo con la firma del Trattato di Berwick.

A dimostrare ancora una volta la capacità del cinema di accendere la coscienza delle masse, è il fatto che sia stato proprio il film hollywoodiano – uscito nel ’95 – a mettere in moto il ventennale cammino iniziato con il sì del 1997 nel referendum sulla devolution e con la ricostituzione, nel 1998, del parlamento scozzese dopo 292 anni dalla sua ultima riunione.

I sondaggi, dopo un periodo di incertezza, sembrano tornare a indicare il vantaggio dei sostenitori dell’indipendenza: un’eventualità che in Europa sta passando quasi sotto silenzio ma che provocherebbe in realtà un sisma politico-economico tutt’altro che di basso impatto. Basti pensare che la sterlina ha già iniziato in questi giorni a segnare il passo rispetto a dollaro e euro, e che una vittoria del sì potrebbe portare alla battuta d’arresto più significativa dal dopoguerra per la moneta britannica.

Peraltro Londra, formalmente conciliante nei confronti delle possibili decisioni del popolo scozzese, ha già fatto sapere che non verrebbe consentito al nuovo Stato di utilizzare la moneta del Regno Unito. Forse in un estremo tentativo di dissuadere, con lo spauracchio monetario, gli scozzesi che si recheranno alle urne.

Passerebbero peraltro sotto il controllo totale della Scozia, e anche questo deve non far dormire sonni tranquillissimi al governo britannico, il 91% dei pozzi petroliferi del Regno Unito.

seanconneryNon è però solo economico il problema, ma anche ovviamente militare e politico. Basti pensare tra le altre cose che le forze atomiche britanniche, basate su sottomarini, sono situate proprio in Scozia, a Faslane, e che spostarle da lì comporterebbe per la Gran Bretagna una spesa astronomica.

E ancora, dal punto di vista politico è evidente anche il rischio dell’effetto domino: la proclamazione dell’indipendenza della Scozia accelererebbe sicuramente i tempi anche per un futuro distacco dell’Irlanda, creando così un effetto domino che finirebbe per sgretolare definitivamente quel che resta dell’Impero britannico riducendo i territori della Gran Bretagna al solo Galles oltre l’Inghilterra.

Insomma, anche se ai media nostrani sembra interessare poco, quella del 18 Settembre è davvero una data che potrebbe segnare un’epoca. Inutile dire che tra i testimonial del referendum c’è anche, pronto a festeggiare quella che per lui è una battaglia decennale, lo storico – ed ante litteram – indipendentista Sean Connery, che ha definito quella di giovedì prossimo “Un’opportunità assolutamente da non perdere”.

Solo sette giorni ancora, e sapremo se arriverà la rivincita di Braveheart.

Cristiano Coccanari

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