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maroRoma, 6 gen – “Italian Marines”: ormai i Marò si deve chiamarli all’indiana, per l’Italia è una Caporetto, un autorevole giornalista di sinistra (di quelli con il senso dello Stato, esistono) ha parlato di 8 Settembre. Ma come dice il proverbio “il peggio non è morto mai”. Poiché nei prossimi giorni assisteremo all’italico scaricabarile vediamo di fare il punto sulla vicenda.

Latorre e Girone facevano parte di un team di 6 militari in servizio di protezione su una petroliera italiana che navigava in acque ad alto rischio di pirateria, nell’ambito di una missione decisa dalla UE e denominata “Atalanta”, missione decisa dalla UE a seguito di ben 4 Risoluzioni ONU del 2008.

E’ falso che fossero una sorta di “mercenari” affittati dal governo italiano agli armatori privati. E’ uno dei tanti argomenti usati per ingannare l’opinione pubblica e finalizzati a farli passare per colpevoli creando un’aura di oscuri maneggi.

Proprio perché il team militare italiano agiva in ottemperanza di una missione UE (a cui l’Italia partecipa con uomini, navi e aeromobili) fin dal primo momento si doveva coinvolgere la UE e chiedere appoggio politico e diplomatico. Nessuno dei tre governi che si sono succeduti alla gestione del caso lo ha fatto, ci sono state iniziative dei singoli parlamentari ma la UE ha fatto “orecchie da mercante” privilegiando i buoni rapporti commerciali con l’India, a dire delle multinazionali europee che hanno portato le produzioni in India pagando con poche Rupie e rivendendo a molti Euro, facendo superprofitti in danno di aziende, maestranze e economia europea. Questa è la U.E. e questa vicenda ne è la controprova. Con questa “Petizione” presentata a settembre 2014 chiedo che il Parlamento UE intervenga contro l’India, vedremo i Mercanti che dicono.

L’Italia ha sempre tenuto una posizione ambigua, affidandosi anziché al Diritto Internazionale a una inconcludente “strategia diplomatica” mentre era chiaro fin dal principio che dall’altra parte c’era una volontà prevaricatrice fin dal giorno 16 successivo ai fatti. La mia opinione è che sia derivata dalla necessità di salvaguardare gli interessi in India delle varie “Prime Tessere” che hanno preteso dai governi “obbedienza pronta, cieca, e assoluta” come recitavano i vecchi manuali militari. E a questo si è poi aggiunta la volontà di vendere Taranto al paperone siderurgico indiano Mittal: ora risaniamo l’acciaieria coi soldi pubblici e poi, quando è resa “economicamente profittevole”, gli si vende con gran battage di mezzibusti a spiegarci come siamo fortunati ad avere questo privilegio.

I due sono innocenti delle accuse, abbiamo le prove documentali che la sparatoria in cui muoiono i due pescatori avviene alle 21:30, ben cinque ore dopo l’incidente della Lexie. Nessuno può sparare alle 16:30 e ammazzare qualcuno alle 21:30; Ma abbiamo anche le prove che le autorità indiane “decretarono” la colpevolezza italiana già il giorno 16 successivo ai fatti ignorando l’orario vero della sparatoria di cui erano a conoscenza, e le prove di una serie incredibile di magagne giudiziarie che trovano spiegazione solo con la necessità di compiacere le decisioni politiche prese il giorno 16. E questo è talmente vero che a 34 mesi dai fatti gli inquirenti indiani non hanno ancora formalizzato le accuse in Tribunale.

In questo manicomio vedremo Latorre tornare in India “entro e non oltre” il 13 gennaio, per non pregiudicare le relazioni diplomatiche, per evitare di essere dichiarato “latitante” e non potersi neanche difendere in Tribunale quando e se ci sarà il processo, e non aggravare involontariamente la posizione di Girone.
Saremo tutti avviliti, tranne le Prime Tessere e il Paperone Siderurgico indiano. Gli altri faranno proclami di facciata come da tre anni a questa parte, ma in sostanza non gli frega niente: il gioco che li appassiona sono i maneggi politici, agguati, franchi tiratori, alleanze, tradimenti… la Corte Papale di Alessandro VI Borgia.

Rimane da capire, quando e se ci sarà un processo in India, se i due saranno almeno difesi efficacemente.
Macché, si andrà al classico “ci rimettiamo alla clemenza della Corte”, perché a difendersi in Tribunale con gli argomenti che avete visto poi gli indiani si “indispettiscono”. Mandano qualche ispezione fiscale nelle fabbriche delle Prime Tessere, non si comprano più Taranto! Ma siamo matti!
E’ nell’ordine delle cose: quando uno ha deciso per la sudditanza poi va fino in fondo. Suddito di Berlino o di New Delhi non fa differenza.

Pessimista? No, realista. E comunque mancano solo 7 giorni, staremo a vedere.

Certo, è terribile vedere molti italiani compiacersi di questa condizione di servaggio, altri accanirsi contro i due accusati chiamandoli assassini sapendo ormai benissimo che sono innocenti. Ma già alla sconfitta di Adua del 1896 ci furono cortei inneggiati “Viva Menelik”. Per adesso costoro prevalgono determinando il declino del paese.

Luigi Di Stefano





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