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manif anpas misericordieRoma, 4 apr – Un milione fra soci iscritti e sostenitori, 1600 sezioni, secoli di storia alle spalle. Sono numeri importanti quelli messi in campo da Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze – Anpas e Confederazione Nazionale delle Misericordie, impegnate ieri in una manifestazione unitaria a Roma. Uno sciopero “virtuale” da parte dei soccorritori inquadrati nei due enti e che ogni giorno garantiscono quasi il 70% dei trasporti effettuati in ambulanza e non solo, sull’intero territorio nazionale. La manifestazione, in piazza Montecitorio, ha visto la partecipazione di 500 delegati provenienti da tutte le regioni. Una consistenza di partecipanti non propriamente significativa, ma il dato delle presenze deve essere valutato considerando che nessuna articolazione locale ha effettivamente chiuso i battenti, garantendo comunque l’operatività sul territorio.

Il settore del soccorso socio-sanitario non si compone solo di corse d’emergenza in ambulanza, ma anche di tutta una serie di funzioni complementari quali i trasporti cosiddetti ordinari, l’attività di Protezione Civile, il contributo dato in occasione di pubbliche manifestazioni. Un lavoro silenzioso e dietro le quinte, il quale tuttavia sta incontrando negli ultimi anni non poche difficoltà. Da qui l’esigenza di scendere in piazza, con una serie articolata di richieste che sono state sottoposte al governo. Prima fra tutte l’esigenza di una convenzione-quadro nazionale, al fine di evitare dove possibile un affidamento dei servizi tramite gara d’appalto, del quale non si sente in effetti la necessità in quei contesti in cui le associazioni di volontario sono storicamente radicate sul territorio. In secondo luogo, si chiede di ripristinare la dispensa dal pagamento del pedaggio autostradale per i servizi di soccorso, esenzione di recente eliminata unilateralmente da Autostrade per l’Italia, che ha anche receduto dall’accordo per la concessione di telepass in comodato gratuito. La piattaforma prosegue poi con proposte di particolari modifiche -pur dal contenuto minimo- al codice della strada, tra cui la possibilità di trasportare anche familiari dei pazienti e riconoscere agli autisti una patente di servizio come già avviene per i volontari della Croce Rossa Italiana. Proseguendo nella lettura del documento congiunto Anpas-Misericordie, troviamo poi la richiesta di definire in termini di legge la figura del soccorritore (attualmente tipizzata solo in parte) e di agevolare le procedure per la destinazione e l’effettivo versamento dei contributi in quota 5 per mille, oltre ad una revisione dei meccanismi fiscali che dia ossigeno alle associazioni le quali, più che sui contributi pubblici, si reggono sul sostegno economico da parte della cittadinanza.anpas divise

«Il trasporto sanitario sta cambiando radicalmente ed è una esigenza sempre più presente nelle singole comunità: molti presidi ospedalieri stanno chiudendo a causa di una razionalizzazione dei servizi. Ciò vuol dire che le distanze tra utenti e ospedali sono aumentate e questo richiede un maggiore impegno per chi si occupa di trasporto sanitario. Per questo chiediamo alle istituzioni la possibilità di facilitarci il lavoro e la possibilità di poter rendere effettivi i nostri sforzi per i diritti già riconosciuti dall’ordinamento e che, invece, a causa di meccanismi burocratici e di complicazioni tecnico-politiche non permettono a tanti volontari di svolgere la loro opera», afferma il presidente di Anpas Nazionale Fabrizio Pregliasco.

D’altronde, per usare le parole del comunicato nazionale: «Cosa succederebbe se le 5000 ambulanze e gli oltre 200.000 volontari delle Pubbliche Assistenze Anpas e delle Misericordie decidessero di fermarsi? Chi garantirebbe il soccorso e la salute dei cittadini e delle comunità?»

Filippo Burla

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