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Torino, 17 ott – Falso ideologico in atto pubblico. Questo è il reato che la procura di Torino contesta alla sindaca pentastellata Chiara Appendino, che alla prova del suo primo bilancio ha depennato un debito di 5 milioni di euro che il Comune aveva nei confronti della società Ream, per la riqualificazione dell’area ex Westinghouse. Lei, ovviamente, dice di essere “serena e pronta a collaborare con la magistratura”.



L’indagine era stata aperta nei mesi scorsi in seguito a un esposto dei capigruppo di opposizione Alberto Morano (lista Morano) e Stefano Lo Russo (Pd), che chiedevano conto di questi 5 milioni di euro fantasma. Alle loro richieste è seguita quella del collegio dei revisori dei conti del Comune di Torino. A fare compagnia alla Appendino nell’avviso di garanzia, il suo assessore al bilancio Sergio Rolando, e il capo di gabinetto Paolo Giordana.

Dopo i fatti di piazza san Carlo di quest’estate, dunque, sotto la Mole ricominciano le difficoltà per la Appendino. Come spiega La Stampa tutto risale al 2012, quando la Ream (una partecipata di Fondazione Crt) acquisì il diritto di prelazione sulla zona dove sorgerà il nuovo centro congressi di Torino. Versò al Comune una caparra di 5 milioni. A fine 2013 la Città aggiudicò ad Amteco-Maiora il progetto, operazione perfezionata alla fine dello scorso anno, quando il Comune ha incassato una parte dei 19,7 milioni offerti dai privati e, di conseguenza, avrebbe dovuto “decurtare” i 5 da restituire a Ream. Non è andata così: la somma non è stata né versata né iscritta a bilancio.

A finire nel mirino della Guardia di finanza, che sta indagando su dove siano finiti questi 5 milioni di euro, una gran quantità di documenti che testimonierebbero i rapporti con la Ream, e poi mail tra sindaca assessori e funzionari nelle quali si parla del debito fantasma. In particolare, pare che la Appendino avesse concordato con il presidente di Ream la dilazione del debito, che sarebbe dovuto essere restituito per intero entro il 2018. Ma la cifra mancante nel bilancio 2016 non viene inserita. Di qui il falso.

Anna Pedri



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