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Roma, 27 gen – Nuovi preoccupanti sviluppi sul fronte dell’epidemia del nuovo virus cinese. Il primo caso di infezione da coronavirus 2019-nCoV, infatti, risale al primo dicembre e la persona infettata non era stata al mercato ittico di Wuhan, finora ritenuto il focolaio del contagio. E’ quanto emerge dalla ricostruzione delle prime fasi dell’epidemia pubblicata sulla rivista The Lancet e segnalata dalla rivista Science sul suo sito. Tuttavia, dei primi 41 casi esaminati dal gruppo di ricerca cinese guidato da Chaolin Huang, dell’ospedale Jin Yin-tan di Wuhan, 27 (pari al 66%) erano stati al mercato a partire dal 10 dicembre. “La comparsa dei sintomi nel primo paziente identificato risale al primo dicembre 2019“, si legge su The Lancet. “Nessuno dei suoi familiari – proseguono gli autori della ricerca – ha sviluppato febbre né altri sintomi respiratori”. Al momento, inoltre, “non ci sono legami epidemiologici fra il primo paziente e gli altri casi”. Uno degli specialisti che ha contribuito allo studio, Daniel Lucey, esperto di malattie infettive all’Università di Georgetown, sottolinea inoltre che se i dati rilevati dovessero trovare conferma, le prime infezioni dovrebbero essersi verificate a novembre, a causa del tempo di incubazione tra infezione e comparsa dei sintomi.

Sale a 80 il bilancio delle vittime. Sono 2.750 i contagi confermati

Continua ad aggravarsi, ora dopo ora, il bilancio delle vittime del coronavirus. Le autorità di Hubei riferiscono di 24 nuove morti e di 444 nuovi casi di contagio. Il bilancio ufficiale – ancora provvisorio – dell’epidemia sale dunque a 80 morti e circa 2.750 casi di contagio confermati. Si registrano 461 pazienti in condizioni critiche, mentre i casi sospetti sono 5.794. Tra i casi confermati otto si registrano a Hong Kong, cinque a Macao, quattro a Taiwan. Altri sette casi si registrano in Thailandia, tre in Giappone, tre in Corea del Sud, tre negli Stati Uniti, due in Vietnam, quattro a Singapore, tre in Malaysia, uno in Nepal, tre in Francia e quattro in Australia.

Direttore generale dell’Oms parte per la Cina

Il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha annunciato che sta per recarsi in Cina per cercare di capire come contenere il virus, a quanto pare arrivato all’uomo dai serpenti e tramite i pipistrelli. “I miei colleghi dell’Oms ed io vorremmo comprendere gli ultimi sviluppi e rafforzare la nostra partnership con la Cina nel fornire ulteriore protezione contro l’epidemia“, scrive Ghebreyesus su Twitter. Intanto, negli Stati Uniti è stato confermato il quinto caso di contagio, in Arizona. Ne danno notizia le autorità sanitarie federali le quali hanno spiegato che tutti e cinque i casi registrati finora sono legati a persone che hanno avuto contatti con la città cinese di Wuhan, epicentro del coronavirus.

Ministero della Sanità: “Tutti negativi i casi segnalati in Italia”

Intanto una circolare del ministero della Sanità conferma che sono “tutti negativi” i casi segnalati in Italia di sospette infezioni da 2019-nCoV. Lo rende noto un comunicato del ministero della Salute. “Le ulteriori verifiche fatte dalle autorità competenti sui casi segnalati si sono tutte rilevate negative”, scrive il ministero. Nel frattempo, si legge nella nota, “prosegue il monitoraggio costante dopo la riunione della task-force di oggi del ministero della Salute sul coronavirus”.

Prorogate le festività per il Capodanno cinese

Pechino ha deciso di prorogare le festività per il Capodanno cinese di tre giorni fino al 2 febbraio, per tentare di arginare la diffusione della malattia. In un primo momento i cinesi sarebbero dovuti tornare a lavorare venerdì 31 gennaio, dopo sette giorni festivi.

Ludovica Colli