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Roma, 27 gen – Dopo le fidanzate, a spiare i cellulari degli italiani arriva il fisco. Sempre più di frequente nelle sentenze dei giudici e nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate c’è spazio per i dati reperiti online sul nostro conto, ovvero sui social network e sulle informazioni che lasciamo condivisibili col mondo intero: foto di viaggi, vacanze, auto e case.

Social, ovvero “fonti aperte”

Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, nella circolare 16/E del 2016 si contempla l’uso delle informazioni reperite sul web per avere un riscontro sui siti internet di circoli,  associazioni di ricerca o finte Onlus. I social vengono definiti “fonti aperte” ovvero liberamente consultabili. Per le linee guida del 2020 l’Agenzia delle entrate ha il “via libera” a poter usufruire anche di questi dati.

Reddito di cittadinanza e social

Sui social, ad esempio, le foto caricate dagli utenti possono documentare “attività, consumi e spostamenti dei cittadini”. Pensiamo alle cause di divorzio, alle verifiche relative al reddito di cittadinanza; e se le foto messe su Instagram e lo stile di vita che rappresentano entrassero in contraddizione con quanto dichiarato per ottenere il reddito di cittadinanza? Se grazie a Facebook il fisco riuscisse a incastrare qualcuno che per evadere le tasse ha dichiarato una residenza fittizia?

In Italia già succede

Come riferisce Il Giornale, il Comune di Pineto, in provincia di Teramo, ad esempio ha accertato un mancato versamento dell’imposta di pubblicità per quattro anni grazie ad alcune foto scaricate da Google Street View. In queste foto si vedeva molto bene che il cartellone pubblicitario per il quale si sarebbe dovuta corrispondere una determinata somma era ancora presente su un veicolo che circolava liberamente. Tali foto hanno fatto sì che quando la controversia è arrivata in Cassazione tutte le obiezioni del contribuente venissero respinte.

In Francia sono già avanti

Il fisco ad ogni modo può scaricare da internet moltissime informazioni anche sui valori catastali degli immobili, riuscendo grazie ai social a reperire informazioni sulle caratteristiche degli stessi, sulla zona catastale in cui si trovano e l’effettivo pregio. Tuttavia questo per un ispettore del fisco richiede un lavoro certosino: in Francia, ad esempio, il fisco riceve queste informazioni in maniera automatizzata. Magari questo sistema farà sì, se non altro, che la gente smetta di esibire sui social uno stile di vita alla Briatore che poco corrisponde alla verità …

Ilaria Paoletti

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