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Roma, 2 ago – Un trionfo da gustare, godere e ricordare. Sì perché, con il doppio oro di ieri nel salto in alto e nei 100 metri, gli azzurri Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi hanno davvero scritto la storia. E così infatti li ha celebrati la stampa estera, che non ha potuto far altro che inchinarsi all’Italia e ai suoi atleti: «Prima di domenica, in 125 anni di storia dei Giochi, nessun atleta italiano aveva mai vinto una medaglia olimpica nella corsa dei 100 metri. Lamont Marcell Jacobs è il primo ad aver conquistato il titolo di uomo più veloce del mondo», twitta con toni entusiastici il New York Times.



La stampa estera ai piedi di Jacobs e Tamberi

Il quotidiano newyorchese si concentra ovviamente sulla medaglia di Jacobs, dato che i 100 metri sono la disciplina più prestigiosa dell’atletica leggera. A colpire è in particolare il fatto che l’azzurro partiva assolutamente svantaggiato rispetto agli altri corridori: «Non sapevo davvero nulla di lui», ha dichiarato lo statunitense Fred Kerley, arrivato secondo. Anche la medaglia di bronzo Andre De Grasse, ricorda sempre il Nyt, ha ammesso: «Pensavo che i miei veri avversari fossero gli americani». Ora, dopo aver mangiato la polvere, c’è da giurare che i due centometristi si ricorderanno, eccome, di lui.

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«Questo è l’anno dell’Italia»

A esaltare l’impresa di Jacobs e Tamberi c’è anche L’Equipe, il maggiore quotidiano sportivo francese, secondo cui i due atleti hanno «offerto all’Italia una serata indimenticabile». Ma il discorso, ovviamente, non può che essere ampliato, coinvolgendo anche gli altri successi sportivi ottenuti dalla nostra nazione: «Due ori storici nell’atletica leggera alle Olimpiadi dopo la vittoria agli Europei di calcio contro l’Inghilterra e quella dei Maneskin all’Eurovision: l’Italia ha fatto davvero centro», è il commento a caldo della Bbc. A cui fa eco anche lo spagnolo Marca, che titola: «È decisamente l’anno dell’Italia». Le divinità dello sport, in effetti, stavolta hanno davvero sorriso alla nostra nazione, ed è sempre Marca a ricordarlo con toni epici, anzi mitologici: «Nel Paese della religione di Pietro Mennea, un altro italiano sta davanti a tutti nella velocità mondiale. Poche settimane dopo aver vinto gli Europei. Decisamente, Dio è italiano».

Gabriele Costa

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