
Nello stesso periodo preso a riferimento aumenta invece la pressione fiscale che, secondo le prime stime della Cgia di Mestre, per il 2014 si assesterà a +0.2%. Un andamento in costante crescita, dopo il +1.6% fatto registrare tra 2011 e 2012 (governo Monti) e il +0.1% a cavallo fra 2012 e 2013.
L’aumento della pressione fiscale ha, come d’altronde ampiamente previsto, avuto un effetto deflattivo sulla crescita, incrementando peraltro il debito pubblico sia in assoluto sia in percentuale sul Pil. I suoi effetti non si sono però fatti sentire anche dal lato delle entrate dello Stato. Come si spiega questo apparente paradosso?

Il livello critico non è calcolabile a priori, ma varia a seconda del contesto. Per quanto riguarda le finanze italiane, la situazione non migliora con gli anni a venire: stando alle previsioni del governo non è lecito attendersi riduzioni della pressione complessiva da qui al 2016. Nel 2017 ci si aspetta una stabilizzazione attorno al poco lusinghiero livello del 43.6% rispetto al 43.3% attuale. Troppo per non valutare l’ipotesi che la soglia limite sia già stata da tempo superata.
Filippo Burla