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gretavanessaRoma, 6 gen – Sta suscitando reazioni indignate il proliferare sul web di pagine irridenti o insultanti nei confronti di Vanessa e Greta, le due cooperanti rapite in Siria e di cui recentemente è stata diffuso un video girato dai loro sequestratori.

Tanta solidarietà è commovente, anche se l’hate speech della rete suscita sempre reazioni a corrente alternata: c’è chi si può insultare e chi no, la morte auspicata di alcuni genera meno stupore di quella di altri.

E a ben vedere la stessa propaganda incessante delle due cooperanti contro Assad e gli assadisti, cioè in sostanza contro tutti i siriani, non era priva di asprezze e di eccessi. Assad non è umano, dicevano. Eppure oggi nei loro confronti si reclama esattamente dell’umanità.

Al di là dell’indignazione strabica, tuttavia, va detto che l’esercizio di chi auspica una sorte terribile per due ragazzine italiane non sembra particolarmente felice. Anche se il loro caso è un esempio illuminante di nemesi storica – essendo le stesse finite prigioniere di coloro che, contro ogni plausibilità, Vanessa e Greta spacciavano per liberatori idealisti e combattenti per la democrazia – un minimo di cavalleria impone di non infierire sulla pelle di chi, al massimo, meriterebbe uno scapaccione e andrebbe messo a studiare.

Le intemperanze verbali così tipiche della democrazia da social network vanno lasciate a che spiritualmente e politicamente in tale dimensione sguazza. E per quanto la loro storia presenti più di un buco nero, farne delle James Bond in gonnella non sembra plausibile: persino i servizi segreti italiani sanno trovare di meglio di due ragazzine dalla testa confusa per operare sui fronti di guerra. Più probabile che il loro idealismo sconclusionato le abbia portate inconsapevolmente a contatto con ambienti ambigui, come del resto sono tutti quelli che flirtano con quel fenomeno costruito a tavolino che sono le opposizioni “siriane”.

Resta il fatto che, nonostante tutti questi elementi di problematicità, Vanessa e Greta devono tornare a casa prima possibile, sane e salve. Perché sono italiane. Uno Stato serio salva i suoi concittadini, anche quando non se lo meritano. Anche perché non sappiamo quanti possano permettersi il lusso di volere uno Stato che salvi solo chi se lo merita.

Adriano Scianca

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