
Come dargli torto? L’ex commissario tecnico della nazionale italiana, d’altronde, ha detto una cosa tanto chiara e giusta quanto non fraintendibile: il calcio italiano preferisce le scorciatoie. Secondo Arrigo Sacchi, infatti, i club italiani, invece di formare calciatori in casa, processo che necessita di investimenti e di lavoro quotidiano, preferiscono prelevare giocatori, in parte già formati, all’estero, spesso in Africa. Questo per un motivo semplice: i ragazzi africani, che hanno uno sviluppo precoce rispetto a quelli italiani e che sono fisicamente più prestanti, garantiscono risultati immediati. Risultati, tra l’altro, a breve termine: basti pensare al fatto che le nazionali africane ottengono in media migliori risultati nelle Olimpiadi, dove giocano gli under 23, rispetto ai Mondiali.
Sacchi, quindi, non ha assolutamente parlato di purezza razziale, come qualche pennivendolo in malafede ha voluto far credere. Sacchi ha semplicemente cercato di spiegare come, dal suo punto di vista, il calcio italiano debba cambiare modus operandi, tornando a curare maniacalmente i settori giovanili, come fatto per esempio da Spagna e Germania, e investendo su ciò che abbiamo in casa, senza andare a prelevare bambini e adolescenti a giro per il mondo.
Un concetto chiaro e più che condivisibile. Un concetto che ha trovato d’accordo gli allenatori della storia plurititolata del Milan berlusconiano.
Renato Montagnolo
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