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Il dogma progressista come negazione della realtà

by La Redazione
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Roma, 16 nov – Il progressismo non è un’ideologia, ma un’erronea percezione del passare del tempo, per cui lo svolgersi stesso della dimensione temporale verso il futuro è portatrice a priori di benessere e miglioramento della condizione umana. Nato dall’illusione illuminista di progresso sociale tramite la diffusione della cultura positivista, si diffonde dopo la Rivoluzione Francese come espressione della borghesia.

Un buffo mistero

Nel solco dell’ideologia liberale ha un orientamento economicisistico che aspira al miglioramento della società tramite le riforme politiche e sociali. Privo della spinta rivoluzionaria delle idee socialiste, marxiste e anarchiche, senza la potenza visionaria di Proudhon, di Marx e di Max Stirner, pretende un cambiamento conservando di fatto il capitalismo.

Come si possa migliorare il mondo mantenendo vivo un sistema basato sul profitto e lo sfruttamento degli esseri umani e della natura è un mistero buffo che si annida nella mente del progressista. Che vive nell’iperrealtà analizzata dal filosofo francese Jean Baudrillard, dove per la cultura dell’epoca e l’influenza dei media la realtà si scioglie nella finzione, perdendo la capacità di distinguere il reale dall’immaginario.

L’esempio più significativo è la grande diffusione della pornografia, forma insidiosa di dipendenza, dove l’oggetto della libido viene sostituito dalla sua immagine.

Una realtà separata

I progressisti vivono in una realtà separata creata dalla mente che permette loro di sopravvivere alla vergogna del tradimento degli ideali. Figli del consumismo gli ex marxisti venduti al grande capitale, vivono l’alienazione della società delle immagini, stadio esiziale del capitalismo, percependo che “lo spettacolo è il reale” come scrisse Guy Debord.

Una vera e propria distorsione della realtà che sottende un disturbo psichico, come chi scrive ha sostenuto nel libro “Psicopalogia del radical chic, provocato da meccanismi inconsci, le difese psichiche che proteggono da ansia, conflitti e sensi di colpa. Il tradimento degli ideali socialisti, della classe operaia, del marxismo, scatena i sensi di colpa, lo stile di vita borghese provoca la dissonanza cognitiva, dovuta al comportamento incoerente con le idee professate.

I progressisti combattono la loro profonda incoerenza creando l’archetipo del “Nemico” incarnato dal tipo antropologico del “fascista”: idealista, disciplinato, coerente e legato alla sua terra.

Il dogma progressista

Una figura disturbante per chi si vergogna di sé, che provoca una sottile forma di invidia verso i fedeli a se stessi, per chi non si è svenduto alle lusinghe della società narcisista dello spettacolo. L’odio e la rabbia del progressista nei confronti di colui nel quale si rispecchia dolorosamente sono l’effetto dell’Identificazione proiettiva, difesa psichica che sopprime i contenuti inconsci dolorosi o vergognosi.

I sentimenti inammissibili come l’odio vengono proiettati sugli avversari, mentre in realtà il progressista se ne nutre costantemente. Questa proiezione dà sollievo dal senso di colpa che mina l’autostima del radical chic, proteggendolo dallo sconforto, dalla vergogna e dalla depressione. I progressisti si percepiscono come gli unici assolutamente buoni, dinamica  psichica di Scissione, perché scindono inconsciamente ciò che fanno da ciò che sostengono.

Si sentono custodi della giustizia e della verità, perfettamente coerenti con il modello che incarnano: il popolo eletto che dalla vecchia Europa “civilizzò” il Nuovo Mondo. Figli ideali dei Padri Pellegrini, che colonizzarono con la violenza e l’inganno le terre dei Nativi Americani, compiendo un genocidio per il loro malato istinto predatorio.

Una malata convinzione

Convinti di portare la civiltà e la religione protestante ai selvaggi, popoli in realtà vicini al Sacro per il contato diretto con la natura e portatori di spiritualità e cultura tradizionale. L’elezione di Dio è un preciso sintomo paranoico, il delirio di grandezza che esprime la malata convinzione di essere portatori di democrazia e progresso scatenando guerre sanguinose sulle terre degli altri.

I progressisti hanno dimenticato per un processo di Rimozione, che cancella ricordi e pensieri dolorosi, da dove origina la loro sensazione patologica di superiorità: dal narcisismo grandioso. Soggetti deboli e disturbati che trovano conforto e salvezza nella  società dell’apparenza, della negazione della verità sostituita dalla narrazione.

L’allucinazione woke, con la cancellazione della Storia, con le malsane teorie gender, con l’ambientalismo di maniera, la passione teorica per l’immigrazione selvaggia, sono i segni evidenti della sostituzione della realtà con una fantasia malata. I radical chic, arroccati nelle zone lussuose dei centri urbani, sono i peggiori razzisti e classisti, disprezzano intimamente i poveri che  amano sfruttare,

Consumisti compulsivi distruggono l’ambiente che fingono di proteggere, riempendolo di scarti tecnologici e dei rifiuti dei loro continui acquisti. Cancellare le tradizioni, le diversità naturali, le storie dei popoli, è segno di un disagio profondo, del disprezzo di se stessi e della Patria. Nel tempo della dissoluzione il coraggio di essere eredi di una grande civiltà, di rispettare le origini, difendere al terra dei padri è segno inequivocabile di salute mentale.

Roberto Giacomelli

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