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Tra slogan, contraddizioni e censure: ritratto del delirio antifa

by Tony Fabrizio
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Roma, 4 dic – Che gli antifa abbiano bisogno del Fascismo già per la loro denominazione è cosa pleonastica, come dire che Pertini sia stato un assassino. Che poi siano un vuoto a perdere lo confermano anche loro che negano, negano sempre e ogni cosa pur di tenersi in vita. Ostacolano, distruggono, cancellano non proponendo mai niente, visto che non hanno alcuna visione del mondo. Ormai fanno questo da un secolo e da un secolo raccontano a loro stessi le cazzate che negli anni si sono inventati finendo addirittura per crederci: eroi a guerra finita, liberatori quando c’è stato solo un passaggio di consegne, pacificisti che scambiano l’armistizio con una resa incondizionata.

Antifa in caduta libera

Vita facile a suon di sapere preconfezionato, il più delle volte a pillole, che li ha resi eruditi di quegli slogan che chi li ha preceduti pur aveva inventato ha fatto di loro dei megafoni della cazzate su modello della costituzione antifascista. Da eruditi a ermafroditi, poi, il passo è stato breve. Pensano che tutto sia possibile perché sono dalla parte giusta, ma nel luogo sbagliato in questa Italia che vieta, per esempio, a un maschio di concepire. E se provi a fare capire loro che i limiti sono della genetica, prima ancora che dell’intelletto (il loro) ti danno seduta stante del patriarca e del fascista. Quindi, del violento. Il woke – che letteralmente significa “sveglio” – che avranno manipolato (leggi antifascistizzato) anche questo termine, è solo l’ultima utopia del loro mondo. Prima ci avevano provato con l’ecologismo gretino e prima ancora con la cancel-culture e prima ancora di prima col gender e poi cioè prima inoltre con l’immigrazione e con l’evergreen della pace e… tutte trovate che non sono durate più di quanto duri un segretario del Pd! A proposito: tanto c’è la Schlein a sinistra perché c’è la Meloni a destra, tanto ancora resiste la Schlein perché al governo c’è ancora Meloni.

Loro, però, progrediscono, sono avanti e non ancora fermi a B., a Berlinguer, divenuto nemmeno un’icona pop alla Che Guevara maniera, ma solo una foto in bianco e nero ingiallita da tenere appesa nella cornice in quelle sezioni che ormai non si frequentano più. Persino un santuario come Botteghe Oscure è divenuto un hotel di lusso, quindi, il simbolo del cortocircuito del loro mondo.

E le sar(P)dine? Come ogni pesce puzzano dopo tre giorni e sono state mandate in pensione come un baby parlamentare qualunque, l’emblema della precarizzazione. Allora, la parola d’ordine è una sola e impegnativa per tutti: “Rivolta sociale!” disse Quello che aveva firmato poco prima i contratti a 5 euro. Si può fare: basti pensare che chi ha proposto il referendum sui contratti di lavoro oggi è lo stesso che inguaiò il mondo del lavoro col Jobs act. Un po’ come dire di volere abolire il Senato da parte dello stesso che oggi mangia grazie a Palazzo Madama. Solo gli stupidi non cambiano mai idea (cit.). E se anche questo è stato possibile, vuoi che non sarà possibile portare alle urne gente da fare votare per la propria sostituzione? Basta antifascistizzare il termine in inclusione!

Tra contraddizioni e bugie

A furia di antifascistizzare la realtà, di guardare al Fascismo, però, la cosa sta sfuggendo di mano sempre di più. E a ogni livello! Dall’abolizione dei confini, si sono scoperti patrioti, ma per la Palestina e dopo aver rubato il cavallo di battaglia alla destra post-fascista: se ancora non hanno fatto loro lo slogan (che tanto piacciono) “ogni palestinese è come un camerata, stesso nemico stessa barricata” è solo perché non hanno trovato la rima, ma, stando così le cose, possiamo essere fiduciosi. D’altronde, l’unica volta che avevano un punto di contatto coi fascisti del III millennio hanno pensato che il contatto si dovesse avere con i muri di Via Napoleone III. Chiaramente sassi e bottiglie sono state lanciate in nome della pace che stavano propagandando.

E se questa è la piazza, nei Palazzi che contano, la parte non di parte, quella istituzionale, garante della repubblica antifascista e paladina della democrazia per contrastare la parte eletta dai cittadini, o meglio, della maggioranza di quelli che sono andati a votare, non ha trovato di meglio che fare un listone! Una “lista civica nazionale” per dare una spallata al governo. Concetto che, antifascistizzato anche questo, sta per colpo di stato. E menomale che già sono a Roma!

Quando poi gli autentici e gli originali fanno sentire la loro voce controcorrente, la voce che esercita il proprio diritto a esistere, allora ecco la censura. Ed è bellissimo vedere che a invocare la censura, persino contro i libri, sia l’intellighentia che per una settimana ha frignato perché le è stato impedito di parlare. Nonostante non sia uno scrittore, un soldato, un pensatore, ma solo il figlio di un sopravvissuto. Anche un po’ sfigato perché, fosse stato egli stesso il sopravvissuto, avrebbe potuto ambire alla carica di senatore a vita. Attenzione, però: solo se non sei sopravvissuto alle foibe o alla deportazione in Patria! Fratelli d’Italia, compagni di Fiano non avvinazzati, come quelli che sono insorti in una università di Venezia che sono stati definiti fascisti dallo stesso piddino. Proprio una bella lotta sulla falsariga di quella che va in scena ogni 25 aprile tra partigiani e brigata ebraica che a suon di mazzate si contendono il titolo del più antifascista dell’anno. Non tanto diversa nemmeno da quella del PaP Granato che a Napoli ha inseguito il compagno a 5 Stelle Fiko che come ogni antifa che si rispetti si sottrae al contraddittorio, addirittura del fuoco amico nella Campania elettorale.

Dall’assalto alla Stampa alla “lista degli stupri a Roma

Ormai la contestazione di tutto e di tutti è il loro pane quotidiano e non fanno sconti a nessuno, nemmeno ai loro sodali. Loro sono gli eredi del ’43, della guerra civile e non guardano in faccia nemmeno ai loro sponsor della carta stampata. Non li guardano in faccia perché anche questi, invece di lavorare, erano a fare sciopero con e come loro contro il governo che antifascistizzato sta per week-end lungo. Quello che hanno dovuto passare i dipendenti della Stampa di Torino per rimettere a posto la sede presa d’assalto dagli indignados del venerdì di questa repubblica per cui erano già pronti i titoli sull’assalto al giornale su modello di quello all’Avanti del 1919. Solo che gli assaltatori erano i loro compagni e quindi non hanno potuto godersi lo scoop. E visto gli ultimi scoop della Genova antifa meglio evitare. Tutti eroi o… tutti figli di papà che non pagheranno mai per la loro condotta: perché tra i Pro-Pal e i Pro-PayPall ci passa solo una generazione e qualche cromosoma. Spesso in più del normale. Che è quella infame dell’Hazaret 36 trasfigurata in quella della stessa chiave inglese 1312, rubato anche questo, divenuta chiave 13 e 12 che puoi tutt’al più brandire dell’orologiaio per il cambio di batteria al Rolex di famiglia.

A furia di vedere Fascismo ovunque i rivoluzionari del venerdì sono rimasti fagocitati dalle proprie stesse illusioni e sono diventati a loro volta vittima delle loro bislacche teorie: l’ultima genialata, ma di sicuro solo in ordine di tempo, arriva dal Liceo Giulio Cesare di Roma, dove nei bagni è comparsa una ridicola lista degli stupri. Tutto per chiedere a gran voce l’introduzione dell’educazione sessuo-affettiva contro la deriva fascio-patriarcale dimenticando che per anni hanno pianto al grido di fuori i fascisti dalle scuole e ignorando, probabilmente perché nonni e papà non hanno avuto il coraggio di confessare, che chi ha perpetrato stupri sono stati partigiani e titini e quegli antenati degli immigrati di oggi dal nome ingentilito di goumier.

La parabola antifa è discendente e sta toccando il punto minimo della loro storia, ma non del loro futuro; sono pericolosi perché è manovalanza spicciola e acefala e merita la stessa attenzione di chi per manifestare un qualsiasi diritto rende tutto, a partire dall’abbigliamento, in una imbarazzante carnevalata. È così il loro mondo antifascistizzato: però, vi prego, non fermateli.

Tony Fabrizio

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