Roma, 17 dic – Quanto accaduto al Liceo Volta di Como durante le elezioni studentesche del 24 novembre non è un errore procedurale né una banale controversia regolamentare. È un atto politico. Una lista regolarmente candidata, “Volontà e Partecipazione”, è stata esclusa dalla competizione elettorale a votazioni in corso con una decisione unilaterale della presidenza, senza contraddittorio e senza l’intervento di alcun organo terzo di garanzia. Una scelta che, al netto delle giustificazioni successive, ha prodotto un solo effetto concreto: eliminare dal panorama scolastico un soggetto politico sgradito.
La lista vicina al Blocco Studentesco espulsa dalle elezioni
La lista esclusa è legata al Blocco Studentesco. Ed è esattamente questo il punto che molti fingono di non vedere. Non esiste alcuna norma scolastica, ministeriale o costituzionale che vieti la presenza del Blocco Studentesco e delle sue liste affini, così come non esiste alcuna regola che consenta di escludere una lista per la sua appartenenza politica. Eppure, nella scuola italiana, il meccanismo è ormai collaudato: quando il dissenso è riconoscibile, organizzato e identitario, le regole diventano improvvisamente elastiche e la discrezionalità dei presidi prende il sopravvento. La motivazione ufficiale parla di violazione del silenzio elettorale per l’esposizione di uno striscione di invito al voto. Una ricostruzione che il comunicato della lista comasca smonta punto per punto. Lo striscione è stato esposto fuori dal perimetro scolastico, prima dell’inizio delle lezioni, senza intralciare l’ingresso, senza arrecare danni e senza violare alcun articolo del regolamento interno, incluso quello che disciplina manifestazioni e iniziative studentesche. Nonostante ciò, l’esclusione è stata immediata e irrevocabile.
La stampa che giustifica l’ingiustificabile
Il resto lo racconta il clima. Nelle ricostruzioni ufficiose e negli articoli di cronaca locale sono subito affiorate allusioni e sospetti su presunti “legami con l’ultradestra”, come se l’etichetta bastasse da sola a giustificare il provvedimento. Non fatti, non comportamenti concreti, ma il solito corollario di insinuazioni utili a legittimare una scelta già presa. È l’altra faccia dell’antifascismo militante, quello amministrativo, che svolge con efficienza un lavoro di prevenzione, isolamento e neutralizzazione che raramente riesce ai cortei e ai centri sociali. Così la scuola che predica pluralismo e partecipazione mostra il suo volto reale: uno spazio rigidamente sorvegliato, dove la politica è ammessa solo se innocua, depotenziata, priva di identità. Tutto è consentito purché non sia radicato, purché non rompa l’apatia, purché non costruisca comunità. Quando questo accade, la risposta non è il confronto, ma la sanzione. Nel loro comunicato, i ragazzi di “Volontà e Partecipazione” parlano apertamente di sopruso e di atto illegittimo, rivendicando un diritto elementare: l’agibilità politica all’interno della scuola, come avviene in ogni istituto d’Italia.
Gli studenti non hanno bisogno di badanti
Che della vicenda sia stato informato persino il Prefetto di Como è un dettaglio che dice molto. Non perché ci fosse un reale pericolo, ma perché la presenza di una lista del Blocco Studentesco è ormai trattata come un problema di ordine pubblico, non come un normale fatto politico. È questa l’anomalia vera. Il caso del Volta non è isolato. È l’ennesima conferma di un modello: colpire preventivamente chi non si allinea, trasformare la scuola in un laboratorio di uniformità ideologica. Oggi tocca a una lista studentesca, domani a chiunque non rientri nel recinto del consentito. Ed è per questo che la vicenda è grave. Non perché “la democrazia è in pericolo” in senso astratto, ma perché si continua a insegnare, nei fatti, che esistono idee legittime e idee da espellere. E che la politica militante è troppo pericolosa per i giovani. Ma gli studenti non hanno bisogno di badanti.
Sergio Filacchioni