Roma, 18 dic – Nel primo pomeriggio del 14 maggio scorso, la 82enne Teresa Meneghetti venne strangolata e uccisa da un 15enne dominicano nel suo appartamento di via Bernardino Verro a Milano. “Era il punto di riferimento del quartiere, non solo del palazzo, perché era una donna gentilissima. Aveva 82 anni ma ne dimostrava 70, per l’energia e la forza”, aveva commentato una vicina di casa dopo aver appreso della morte di Teresa. Il suo assassino, in Italia da 9 anni, aveva vissuto per un periodo nello stesso palazzo con la madre e la sorella.

“Non volevo andare a scuola, mi sono seduto sulle scale e ho aperto: ero arrabbiato con lei perché nei mesi scorsi le avevo chiesto aiuto e lei non me l’aveva dato”, si era giustificato il dominicano durante il primo interrogatorio. Il giorno dell’omicidio, il ragazzino aveva poi aspettato il rientro a casa di Teresa e aveva suonato il campanello: “Ho tentato di strangolarla e siamo caduti a terra. Siamo caduti per la spinta. Ho visto una lampada a forma di pietra e l’ho lanciata contro di lei. L’ho lanciata e l’ho lasciata cadere per tre-quattro volte”.
“Le persone sono contro di me e mi sono sfogato su di lei”, così il 15enne aveva giustificato l’efferato assassinio, aggiungendo: “Una ragazza che mi piaceva parla male di me. I miei compagni di scuola parlano male di me. Anche gli insegnanti. Ho avuto attacchi di rabbia, ma è la prima volta che mi succede così”. Dopo tale mattanza e completamente imbrattato di sangue, il dominicano prenderà un autobus per fare ritorno a casa, dove confesserà il delitto alla madre.
Dolore che si unisce a un altro dolore per la famiglia della signora Meneghetti, la quale aveva già denunciato di sentirsi abbandonata dallo Stato. Il 4 agosto scorso, la telefonata di un vicino di casa aveva sferrato a Silvia Bindella, figlia di Teresa, l’ennesima coltellata al cuore: il compagno della 82enne si era suicidato nel palazzo dove viveva. L’uomo non aveva retto alla disperazione per la morte di “Terry” con la quale aveva condiviso 26 anni di vita. “Quella persona ha già ucciso due volte, mia madre e ora anche il suo compagno, aveva dichiarato Silvia, spiegando: “Per me era come un padre e un nonno per le mie figlie”.
Intervista a Silvia Bindella
Innanzitutto, chi era Terry, la tua mamma?
Era la mia mamma ma anche la mia migliore amica, la mia confidente, il mio pilastro.

Avevi avuto modo di conoscere il 15enne dominicano prima del brutale delitto?
Mai conosciuto, mai visto.
Hai più volte denunciato pubblicamente che la tua famiglia è stata lasciata sola dallo Stato italiano dopo l’omicidio di Teresa. Come ho palesato nel libro “Le vite delle donne contano”, le vittime sono relegate alla serie B quando il carnefice è straniero. La storia di Teresa non ha nemmeno trovato l’opportuno spazio sui media.
Sì, confermo. Le vittime sono abbandonate e invisibili. La vicenda di mia mamma è stata la classica notizia di cronaca nera durata un giorno poi dimenticata da tutti, tranne che da me.
“Chi ha ucciso mia madre è un assassino anche se ha 15 anni, non avrà mai il mio perdono”, avevi dichiarato dopo l’omicidio di Teresa. Il dominicano si trova recluso nel carcere minorile Beccaria di Milano. A che punto si trova l’iter giudiziario?
Ad oggi non c’è stato alcun pentimento e, in ogni caso, non perdonerò mai chi ha ucciso la mia mamma. Ci sarà la prima udienza il prossimo anno.
Cosa chiedi alle istituzioni italiane? L’assassino di Teresa beneficerà dello sconto di pena in quanto minorenne e probabilmente pure di quello per il rito abbreviato.
Alle istituzioni, chiedo che le vittime debbano essere tutelate in primis e che i familiari delle vittime abbiano un supporto psicologico specializzato in traumi che li assista sin dall’inizio gratuitamente, cosa che io non ho avuto. La nostra famiglia, lo psicologo, ha dovuto cercarlo. Chiedo, inoltre, che le vittime e i loro familiari siano assistiti legalmente con patrocinio gratuito. È surreale che la vittima e i suoi familiari, oltre al dolore, debba farsi carico di spese processuali costose. Lo Stato, anche davanti a un omicidio, verifica il tuo reddito. Noi non abbiamo né chiesto né voluto un omicidio, noi l’abbiamo subito.
Alle istituzioni, chiedo anche che venga istituito con urgenza un Garante Nazionale delle vittime che a oggi in pratica non esiste ma invece esiste per i detenuti. In merito al rito abbreviato, purtroppo lo prevede il nostro ordinamento. Bisognerebbe con urgenza riformare il procedimento penale minorile. Un omicidio è sempre un omicidio a prescindere dall’età. Abbiamo leggi ferme a 40 anni fa quando i “minori” non erano certo quelli oggi.
Ai familiari delle vittime non spetta alcun sostegno economico automatico per la costituzione di parte civile e per il seguente, in caso di minore età dell’assassino, processo per il risarcimento danni.
Supporti economici automatici non esistono per le vittime. Per le vittime non esiste nulla. Sembra surreale ma sono più tutelati i carnefici. Nel mio caso, essendo l’assassino di mia mamma minorenne, non posso costituirmi parte civile nel procedimento penale. Dovrò successivamente intraprendere una causa civile, ovviamente a mie spese. Dovrò attendere la sentenza di un giudice, che per me rappresenta lo Stato, che stabilirà il risarcimento spettante. Dopodiché, dopo aver speso migliaia e migliaia di euro, la sentenza potrò metterla in un cassetto in quanto quel risarcimento lui non potrà sostenerlo, essendo nullatenente.

Quando il carnefice è nullatenente, ai familiari della vittima, spetta un indennizzo da parte dello Stato italiano di 50mila euro da distribuirsi tra tutti gli eredi diretti. Verosimilmente, non basteranno nemmeno a rimborsare il costo dei vostri avvocati. Come famiglia, avete pure pagato un consulente di parte per assistere all’autopsia di Teresa.
Esatto. Esiste l’indennizzo dello Stato che eroga 50mila euro da dividere tra gli eredi. Tale importo è, a volte, inferiore alle spese processuali che i familiari delle vittime spendono per avere giustizia. Oltre il danno la beffa. Però lo Stato mantiene, recupera e tutela un detenuto che costa alle tasche di noi contribuenti circa 50 mila euro all’anno, che moltiplicato per gli anni di detenzione equivalgono a ben 10 volte l’indennizzo previsto per le vittime. Ai carnefici nullatenenti, spettano avvocati con patrocinio gratuito, psicologi, psichiatri, assistenza, studio, etc, mentre le vittime pagano.
Come vive ora la tua famiglia?
Noi non viviamo. Noi sopravviviamo al dolore e alle ingiustizie.
Francesca Totolo