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Solite polemiche contro i morti e… il nazismo di Kanye West. Cronache dei deliri natalizi a sinistra

by Patrizio Podestà
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kanye west

Roma, 31 dic – A Natale siamo tutti più buoni, dicevano. Tranne la Cgil di Nardò, per cui nemmeno il periodo più gioioso dell’anno ha impedito l’ennesima crociata contro la memoria di Sergio Ramelli, a cui l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe ‘Pippi’ Mellone ha deciso di intitolare una scuola precedentemente anonima, in segno di memoria condivisa e onore alla sua giovane vita. O forse alticci. Devono aver infatti esagerato tra cenone e pranzo di Natale quelli dell’Anpi di Reggio Emilia, che dopo i pericolosissimi volantini dati nelle scuole dai militanti del Blocco Studentesco, hanno trovato un nuovo nemico: Kanye West.

Il rapper americano è infatti stato messo all’indice dalla sinistra nostrana, che nel periodo delle vacanze invernali ha dato il meglio di sé nella propria missione contro il Male – non il noto periodico satirico, purtroppo – ovvero il fascismo. Immergiamoci allora nelle ultime fantasmagoriche e deliranti gesta dei nostri cavalieri dello zodiaco.

Sergio Ramelli: Nardò per la memoria condivisa

Non si placa l’odio nei confronti della figura di Sergio Ramelli, studente milanese diciottenne ammazzato a colpi di chiave inglese da studenti di medicina di Avanguardia Operaia sotto casa sua nel 1975. A Nardò infatti, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Pippi Mellone ha scelto di intitolare alla memoria di Sergio una scuola, un primato in Italia. «Abbiamo deciso di intitolare questo edificio scolastico alla memoria di Sergio Ramelli. Pensiamo che le istituzioni, a partire dai luoghi della formazione, non possono rimuovere una parte fondamentale e drammatica della nostra storia repubblicana. Ramelli – prosegue il sindaco – è una vittima della violenza politica. La storia va letta nella sua interezza, senza omissioni e senza ambiguità. 

Non esistono morti giustificabili, vittime di serie A e vittime di serie B, dittature buone e dittature cattive. Sarebbe difficile spiegare al pubblico e alla famiglia perché, dopo cinquant’anni, si discuta se uccidere uno studente per le sue idee sia un crimine. Un principio che merita di essere difeso, prima di tutto, nei luoghi della formazione. I quali furono deboli e perfino complici in quegli anni, tanto che le angherie e le minacce sono nate a scuola. La quale dovrebbe valorizzare la libertà di pensiero, il coraggio delle idee, il dialogo e il confronto» conclude il sindaco. Non è infatti la prima volta che il comune salentino intitola uno spazio a ragazzi morti negli Anni di Piombo, anche di diverso colore politico. Ne sono esempi Paolo Di Nella, Almerigo Grilz e i Fratelli Mattei, ma anche Georgiana Masi, Walter Rossi e Giorgio Perlasca.

Insorge la Cgil: «Operazione revisionista»

In prima linea sul fronte d’opposizione all’intitolazione c’è la CGIL di Nardò. «La CGIL e la FLC CGIL di Lecce esprimono profondo sdegno e contrarietà nei confronti della deliberazione di giunta del Comune di Nardò dello scorso 23 dicembre. Sdegno per l’ennesima provocazione contraria alla normativa ed al buon senso, da parte del sindaco Pippi Mellone. Contrarietà nel merito della questione. Non si ravvisa alcun senso civico ed educativo nell’intitolare un luogo della cultura e dell’educazione ad un personaggio divisivo, come Sergio Ramelli. Nel nome di questo giovane, assassinato come altri militanti di destra e di sinistra in un periodo buio della storia d’Italia, si persegue l’obiettivo della “pacificazione” in un Paese che non ha mai fatto i conti col suo passato fascista e poco si interroga sulle cause del terrorismo in quegli anni.

Una logica della “pacificazione” di cui sentono il bisogno esclusivamente le formazioni neofasciste o eredi di una tradizione politica sconfitta dalla Storia, che ha portato il Paese in guerra, e vessato la classe lavoratrice, limitando l’emancipazione femminile, fondandosi sull’odio e la violenza». Qualcuno spieghi alla Cgil che sono stati proprio odio e violenza ad uccidere Sergio. Infine, l’appello al blocco della delibera, invocando l’intervento dell’Ufficio Scolastico della provincia di Lecce: «Rivendichino l’autonomia dell’istituzione che rappresentano, valorizzino il ruolo della scuola intesa come agenzia educativa che trasmette i valori fondanti della Repubblica: solidarietà, inclusione, rispetto dei diritti e dell’uguaglianza e non luogo di celebrazione di figure divisive. Non si facciano condizionare dalle simpatie del ministro dell’Istruzione e dalle scomposte forzature istituzionali di un sindaco».

La scuola intitolata a Sergio Ramelli, comunque, si farà. Con buona pace dei soliti giustificatori dei suo assassinio. Spiace per la sinistra, ma “uccidere un fascista non è reato” è uno slogan che non condivide più nessuno.

L’Anpi di Reggio Emilia contro… Kanye West

Dopo i pericolosissimi militanti del Blocco Studentesco che hanno difeso una propria simpatizzante (minorenne) accerchiata dai militanti di un centro sociale locale, l’Anpi di Reggio Emilia ha trovato un nuovo nemico: Kanye West. Il rapper statunitense infatti tornerà a cantare in Italia con una data del suo tour, il 18 luglio, da svolgersi all’Arena Campovolo. A dar man forte ai novelli partigiani è sceso in campo anche il sindaco Marco Massari.

Ad aprire le danze con la polemica è stata la sezione locale dell’Anpi. Nel comunicato inviato alla Gazzetta di Reggio, le deliranti affermazioni secondo cui «Le scelte dei gestori privati della Rcf Arena del Campovolo per il concerto di Kanye West destano forte preoccupazione e contrarietà, alla luce dei contenuti incompatibili con la nostra Costituzione». Ma a cosa fa riferimento l’Anpi?

Da anni, West è un vocale sostenitore del presidente Donald Trump, e di istanze fortemente conservatrici su argomenti come aborto e religione. Un rapper atipico, che però non perde alcuni tratti provocatori tipici della scena. Ed è questo che ha fatto insorgere la sinistra reggiana. Essendo incapaci – forse per motivi anagrafici – di cogliere l’ironia di un rapper afroamericano che inneggia a figure come Hitler o all’Apartheid e agli stereotipi anti-ebraici, chiare dichiarazioni provocatorie e prive di una serietà di fondo, Kanye è stato inserito nella “lista nera” dell’antifascismo. Ye infatti è diventato il più grande troll della scena rap, vedendosi bloccare anche i conti bancari e i social per le sue uscite.

Famosa l’intervista in cui dichiarò «Amo Hitler, fece anche cose buone» e il tweet in cui dichiarava di volere un “Deathcon 3 a tema ebraico“. Una chiara parodia del Defcon, la sigla che indica lo stato di allerta delle forze armate degli Stati Uniti d’America. Infine, quando mise vendita sul suo sito Yeezy.com, una maglietta di cotone bianca con su una svastica nera. «È la più grande opera d’arte che abbia mai realizzato». Kanye la indossò in uno spot pubblicitario per il Super Bowl, e poi in giro per Los Angeles, città notoriamente di sinistra e patria del woke.

Sdegno antifà

Oltre alle solite ciance copiaite e incollate dall’Anpi – che già conoscete a memoria e non riporteremo – addirittura il Comune di Reggio Emilia è intervenuto nella vicenda con una nota del sindaco Marco Massari. «Rispetto al concerto di Kanye West l’amministrazione comunale di Reggio Emilia precisa che il proprio ruolo è esclusivamente istituzionale e che non ha alcuna competenza sulle scelte artistiche che rientrano nell’autonomia dei gestori privati della struttura. Il Sindaco e la Giunta vogliono però rimarcare la profonda distanza che li separa dalle dichiarazioni e dai comportamenti attribuiti all’artista, che hanno suscitato dibattito e preoccupazione e che – come sottolineato anche da Anpi Reggio Emilia – non riflettono in alcun modo i valori civili, democratici e costituzionali di Reggio Emilia, città Medaglia d’Oro per la Resistenza.

La nostra è una città che si caratterizza per uguaglianza e solidarietà, che da sempre contrasta con progetti della pubblica amministrazione e della cittadinanza attiva ideologie come il neonazismo, l’antisemitismo, la violenza maschilista e più in generale chi si schiera contro i diritti di tutte e tutti. Premesso questo, l’amministrazione comunale adempirà i propri doveri istituzionali, in collaborazione con la Prefettura, le forze dell’ordine e gli organizzatori, affinché l’evento si svolga nel rispetto delle leggi, degli standard di sicurezza e della città, come sempre avvenuto fino ad ora in occasione di eventi di questa portata». Insomma, dichiarazione di fede fatta, ma il concerto si fa, e non date la colpa a noi.

Ma la domanda sorge spontanea: come hanno reagito i reggiani alla presenza di Kanye West? Lasciamo ai lettori l’intuizione, prima della prosecuzione nell’articolo.

Affitti alle stelle e abbandono delle prime case

In quel di Reggio Emilia e provincia, molte case vacanze, B&B e hotel sono già tutti esauriti. I fan del cantante provenienti da tutt’Italia hanno letteralmente preso d’assalto l’arena di Campovolo e le strutture alberghiere, con vari residenti reggiani che lasceranno addirittura in affitto la propria casa per una notte a prezzi folli. Secondo quanto riporta Sky Spettacolo, Kanye ha già totalizzato oltre 30.000 biglietti venduti e reso sold out quasi il 90% delle strutture cittadine. Inoltre, su Booking e Airbnb, una prenotazione tra il 18 e il 19 luglio 2026 viaggia tra gli 800 e i 1190 euro, con più del 50% degli ospitanti che offre sistemazioni a oltre 500 euro. Nei comuni limitrofi a Reggio, i pochi posti disponibili viaggiano dai 300 euro in su.

Per Ascom Reggio Emilia, questo evento sarà un successo. Lo dichiara il direttore Mauro Pellegrini: «Lo spettacolo sarà una grande occasione per promuovere Reggio. Se dovessimo metterci a discutere dei testi dei cantanti, ne troveremmo molti capaci di suscitare divergenze. Le associazioni e il Comune lavorino insieme per organizzare iniziative di richiamo prima e dopo lo show».

Kanye significa soldi, e il Comune di Reggio lo sa. Ok la professione di antifascismo, ma il detto latino “pecunia non olet” vale anche per i compagni. Tra ristorazione, trasporti e concerto, il rapper più controverso al mondo riempirà di soldi il capoluogo di provincia emiliano.

Patrizio Podestà 

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