Roma 12 gen – Genova, ancora Genova. La città antifascista, dove non c’è spazio per i nostalgismi, pullula di fascisti. Inventati, come l’assaltatore del sindacalista della compagnissima Cgil, antifascista e alcolico che aveva divelto due fioriere davanti alla sede del Pd di Chiavari. Probabilmente a causa di qualche bicchiere di troppo. Veri – se proprio volessimo utilizzare l’accezione impropria del termine che ne fa certo centro-destra – come quelli che hanno assaltato il circolo La Risoluta di via Montevideo. Oppure presunti, come il giostraio del Winter Park che sabato 10 gennaio ha diffuso dalle casse dell’autoscontro nientemeno che Faccetta nera.
Il post di Silvia Salis
Il gesto ha fatto letteralmente sbroccare la prima cittadina Silvia Salis che sui propri canali social si è resa protagonista di un post al vetriolo. Talmente avvelenata da citare il milanese Giorgio Gaber nell’anniversario della scomparsa del celeberrimo concittadino Fabrizio De André. Gaber l’ha citato per definire “stronzi” quelli che salutano “un po’ romano” “oltre che di destra”. Ovviamente qui il riferimento alle migliaia di bambini che frequentano il Winter Park sparisce. Perché l’offesa “stronzi” non è tale se la metti tra virgolette e diventa ostentazione della cultura oltre che un uso giustificato della malaparola. Cum (poco) grano Salis, insomma.
Al di là della velata minaccia al Winter Park che oggi, tramite il suo portavoce ha provveduto a scusarsi e a cui arrivano “significativi contributi pubblici da parte del Comune” – che in realtà sono soldi dei cittadini contribuenti: Salis dovrebbe saperlo ma, quando si tratta di ricevere l’obolo non ci si spertica in nessuna acrobatica richiesta di patenti antifasciste – sarebbe meraviglioso se gli indignados di casa nostra spiegassero il motivo per cui Faccetta nera li offende così tanto.
Il testo di Faccetta Nera
Ad analizzare il testo si rischierebbe di capire che nel brano ci si rivolge ad una “moretta”, che dovrebbe essere anche un gran bel pezzo di ragazza (bell’abissina), alla quale i cattivissimi camerati danno la possibilità di diventare italiana di colpo (altro che sòla dello ius soli!) dopo averla liberata (eh…) dalla schiavitù retrograda del Negus. E poi, condotta a Roma, nella sua nuova condizione di cittadina libera, sfilerà nientemeno che al cospetto del Duce in persona. Altro che accoglienza, integrazione, cittadinanza e inclusione sinistra. Per quale astruso motivo si indigna la signora Sindaca allora, se tutto ciò è esattamente quello che il partito a cui lei appartiene da anni tenta di fare?
Se poi si approfondisse lo studio dell’argomento, si correrebbe il rischio di apprende che Sua Eccellenza mal digeriva questo motivetto. E che, nel corso degli anni, il MinCulPop tentò di limitarne la diffusione fino a eliminarlo completamente. Anzi, si creò persino un alter ego con Faccetta bianca in cui le mogli – alla faccia del patriarcato! – richiamavano “all’ordine” i mariti conquistadores, ma non ebbe la stessa diffusione della versione “di colore”.
La playlist di Natale
Se, poi, si dimostrasse di possedere un briciolo di onestà intellettuale non si faticherebbe nemmeno ad ammettere lo stato di conservazione di strade, palazzi, condotte idriche, ponti e infrastrutture in genere ancora oggi funzionanti. Anche in quella Genova da lei amministrata che negli anni in cui si diffondeva il brano oggetto dello scandalo del parco giochi guadagnava il nome di Terzo Fascio d’Italia.
Faccetta nera, dunque, sembra essere diventata la playlist delle feste di Natale: da una manifestazione della Coldiretti di Benevento fino alla filodiffusione sulle piste di pattinaggio sul ghiaccio di Campobasso, ora approda anche sotto la Lanterna. In una sorta di beffa e di sorriso che provoca travasi di bile e imbastisce operazioni chirurgiche culturali. Mettendo bene in mostra i limiti di quello spirito democratico sfoggiato dalla libertà di pensiero degli pesudo-conoscitori della costituzione antifascista sfoderata a mo’ di panacea per l’odio del diverso.
Chissà quando si capirà che la Costituzione è antifascista al pari di come il fascismo possa essere considerato di destra. Forse, quando gli intellettò arcobalenati riusciranno a comprendere che Faccetta nera potrebbe perfettamente essere adottato quale inno del Partito democratico.
Le priorità della sinistra
Certo che, se queste sono le priorità della sinistra, del maggiore partito di sinistra (a loro piace questa cosa delle catalogazioni) italiano, allora sì che ci si può indignare. Evidentemente i salotti radical-borghesi questo impongono loro. Impongono ancora il cancella-cultura.
Da Acca Larenzia a Faccetta nera, indipendentemente dal significato che hanno, tutto va cancellato. Non deve essercene più memoria. Nemmeno per la storia. Perché, se la destra combatte con l’intenzione di vincere, la sinistra cancella e basta. Ecco perché è nata (per davvero!) l’ennesima polemica sterile sul famoso brano del Ventennio. Mentre a destra non hanno proferito parola contro l’esecuzione di Bella ciao all’esequie del Vescovo emerito di Caserta Raffaele Nogaro, svoltesi nel giorno dell’Epifania nel Duomo della città campana, dove la bara è stata portata a spalla dai migranti. “L’aveva chiesto lui perché è stato un prete antimafia” è la solita paraculata dei dem campani. Quelli atei per antonomasia ideologica e che sono la peggior macchietta del Peppone di Guareschi.
Perché cancellare e far sparire un capolavoro come Bella ciao & antimafia? Perché non lasciare ai posteri il gusto di godere di ossimori, nemesi e cortocircuiti di cui sono stati capaci coloro che oggi tolgono la cittadinanza a Mussolini e l’hanno data, unitamente alla massima onorificenza della Repubblica, a un criminale come Tito? Perché togliere loro l’imbarazzo di un ossimoro come pro-black lives matter e avversi a Faccetta Nera? A proposito: a quando Faccetta ne*a/Faccettə nerə/Faccett* ner*?
Tony Fabrizio