Home » Il Festival di San Resistenza: la sagra di tutte le note stonate della Storia

Il Festival di San Resistenza: la sagra di tutte le note stonate della Storia

by Tony Fabrizio
0 commento

Roma, 25 feb – Ci voleva la finora sconosciuta signora Gianna Cataldi Pratesi per dare un senso a tutto. Anzi, per compiere il miracolo. L’ospite d’onore del Festival di Sanremo, forte dei suoi centocinque anni, viene da Chiavari a festeggiare gli ottanta anni della Repubblica italiana. In una kermesse canora? In una kermesse canora. Tanto è risaputo che i brani musicali presentati all’Ariston sono solo un intermezzo tra una predica e l’altra. Nata, manco a dirlo “genitori antifascisti”, giusto per sottolineare il pedigree della senile artista il cui cavallo di battaglia è La vie en rose. Inoltre suona il piano, ma è anche pittrice. Insomma, Carlo Conti e la RAI riscoprono la memoria storica dell’anziana signora che, solo qualche anno fa, in tempo di Covid è stata soppressa, senza colpo ferire, dopo averli abbandonati, previa catalogazione dei vecchi quale “pericolosi”, “contagiosi”, portatori di “patologie pregresse”. Tutto il meglio del peggio.

La gaffe in diretta nazionale

Quando la “suffragetta”, però, guadagna la scena, tra le moine del padrone di casa in veste di nipote improvvisato e felice, sul ledwall alle spalle dei protagonisti, scorrono le immagini dell’epoca. Rigorosamente in bianco e nero. Ma compare la scritta relativa al risultato del referendum che avrebbe dovuto celebrarne i festeggiamenti. Ebbene, ciò che la regìa fa vedere in mondovisione è un incomprensibile 54 per cento alla Repupplica. Anziché Repubblica. Svista, errore di digitazione, seppur in una comune tastiera qwerty le lettere P e B siano distanti almeno quanto il Festival di Sanremo sia ormai lontano dalla canzone italiana? Niente affatto! Il cartello non fa altro che chiarirci le dichiarazioni rilasciate poco prima, in conferenza stampa dal conduttore fiorentino, mentre preannuncia l’ospitata della Pratesi.

Festival, Crassa ignoranza o invenzione a favore di cachet?

Carlo Conti, infatti, con l’inchino al politicamente corretto e nell’atto di sbandierare la propria fede antifascista che gli garantisce di mangiare presso mamma Rai (ma non era diventata TeleMeloni?), mentre si autodefinisce “uomo libero”, si lascia andare ad una ricostruzione storica davvero degna della… Repupplica! Lo riporta persino Fanpage che scrive testualmente “Carlo Conti: L’Italia è nata dall’antifascismo e dai partigiani. Grazie a loro possiamo fare Sanremo”. Il Carletto nazionale avrebbe potuto approfittare e godersi veramente nonna Pratesi, che ha grossomodo l’età dei partigiani, quelli vivi, se vivi, facendosi spiegare veramente come siano andate le cose. La storia. Quella con le testimonianze dirette. La vera storia della Repubblica, appunto. Ma glielo diciamo volentieri noi.

Errori e orrori ricorretti

Innanzitutto, il conduttore ha confuso la Nazione (Italia) con la forma di governo (repubblica). È poi storicamente impreciso e superficiale affermare che l’Italia nasca con la resistenza. Ignorare secoli di storia, dal Risorgimento all’Unità del 1861, è un errore che un conduttore del servizio pubblico nazionale, scelto tra decine di altri conduttori per affidargli l’evento nazionale della settimana, una volta l’anno, non può permettersi.

Confondere la nascita della Repubblica – a favore della quale votarono pure i fascisti per protesta contro i Savoia, quindi, contro la monarchia – con quella della Nazione svilisce l’identità culturale e politica che l’Italia ha dimostrato di avere. Significa ignorare completamente gli eroi del Risorgimento. Significa sputare sul sangue dei ragazzi del ’99 che hanno disegnato con il sangue i confini di questa Nazione! Mica i partigiani: lo chieda alla signora Pratella!

Anzi, i partigiani lottavano contro gli italiani, contro di loro, per imporre la dittatura comunista di stampo sovietico e finirono, invece, per accogliere l’invasore estero e mafioso in cambio di qualche tavoletta di cioccolato. L’Italia, nazione, nacque nel 1861 con il Risorgimento e annovera tra i suoi padri Garibaldi, Mazzini, Mameli, sull’esempio di Scipione l’Africano fino al Risorgimento con la definitiva unificazione portata a compimento sul Piave, sul Carso, a Vittorio Veneto, nelle trincee, dove per la prima volta si incontrarono calabresi e lombardi, veneti e siciliani dal cui animo e dalla loro vittoria nacque, poi, il Fascismo.

Il certificato di antifascismo

Se alla signora Pratesi non fosse stato chiesto solo di fare sfoggio del certificato di antifascismo, ma il conduttore avesse avuto un minimo di onestà intellettuale di chiederlo, in assenza del buon gusto di tacere, saprebbe che la nascita della Repubblica può tranquillamente entrare a far parte dei misteri irrisolti d’Italia. La Repubblica aveva così fretta di nascere che fu una nascita prematura. Fu dichiarata con metà delle sezioni ancora da scrutinare e il governo dichiarò la sua forma ufficiale prima ancora della Corte di Cassazione.

Non furono chiamati al voto gli abitanti della provincia di Trieste, della Venezia Giulia e di tutte le provincie della Dalmazia, come Pola e Zara, della maggioranza degli abitanti delle provincie di Bolzano. Inoltre non poterono esprimersi molti prigionieri italiani ancora nei campi di prigionia così come gli italiani che risiedevano nelle oramai ex colonie come la Libia, l’Eritrea e l’Abissinia. Si stima in circa 3 milioni coloro che non poterono prendere parte al voto. Un numero abbastanza ampio sui 28 milioni di aventi diritto. 

Dal punto di vista legale, le regole del referendum furono pubblicate nel decreto luogotenenziale numero 98 del 16 marzo, dove veniva utilizzata l’espressione “maggioranza dei votanti” come necessaria per ottenere la vittoria. Ciò significava che anche schede bianche o nulle avrebbero dovuto essere conteggiate nel totale delle schede, e uno dei due sistemi avrebbe vinto se avesse ottenuto un voto in più rispetto alla somma delle schede nulle o bianche e delle schede votanti per l’altro sistema. Cosa che però non avvenne perché le schede nulle o bianche non furono conteggiate e, assieme alle altre, distrutte subito.

La scheda era veramente ingannevole?

Inoltre, accaddero vari vizi di forma. Le schede furono prontamente bruciate o distrutte immediatamente dopo la conta. I risultati ufficiali tardarono parecchi giorni ad arrivare. Avrebbe, inoltre, potuto chiedere alla signora Paratesi se avesse mai votato prima di allora o se avesse usufruito dell’estensione del voto alle donne concesso da Mussolini. Oppure se la scheda era veramente ingannevole, visto che il simbolo della repubblica recava il volto di una donna e quello della monarchia uno scudo crociato. Se non altro per dirlo ai giovani!

Che devono anche sapere che è falsa pure la frase “grazie a loro (i partigiani) abbiamo il festival di Sanremo che è nato nel 1951. Prima di Sanremo esisteva già il festival della canzone italiana. Prima di questa competizione canora ci fu una kermesse natalizia nel 1932. Nel 1936 venne organizzato il Festival della canzone italiana a Rimini che cambiò nome in Le due serate della canzone italiana nel 1938 che furono ripetute nel 1939. Insomma, dal Festival della canzone italiana le hanno suonate di belle. Anzi di balle, alla Storia e cantato Bella ciao alla verità!

Tony Fabrizio

You may also like

Commenta

Redazione

Chi Siamo

Il Primato Nazionale plurisettimanale online indipendente;

Newsletter

Iscriviti alla newsletter



© Copyright 2023 Il Primato Nazionale – Tutti i diritti riservati