Roma, 16 apr – Un’inchiesta sotto copertura della Bbc ha rivelato che studi legali e consulenti chiedono migliaia di sterline per aiutare gli immigrati a fingersi gay allo scopo di rimanere nel Regno Unito. Agli stranieri con visto in scadenza, vengono fornite false storie di copertura e istruzioni su come ottenere prove falsificate sulla loro omosessualità, tra cui lettere, fotografie e addirittura referti medici. Successivamente, gli immigrati presentano una domanda di asilo dove dichiarano di temere per la propria vita se dovessero tornare nel Paese. A usufruire maggiormente di questi stratagemmi sono pakistani e bengalesi.
Una pratica consolidata e ben avviata
I giornalisti della Bbc si sono finti studenti internazionali con visti in scadenza. Hanno scoperto che uno studio legale chiedeva fino a 7.000 sterline per presentare una falsa richiesta di asilo. I falsi richiedenti asilo venivano indirizzati da medici di base, dove si fingevano depressi per ottenere prove mediche a sostegno delle loro richieste. Uno di loro aveva persino mentito sulla propria sieropositività.
Una consulente per l’immigrazione si sarebbe vantata di aver passato più di 17 anni a inoltrare false richieste e ha affermato di poter trovare complici che fingono di aver avuto una relazione sessuale omosessuale con i suoi clienti. A uno dei giornalisti della Bbc, un altro consulente ha spiegato di poter organizzare una sorta di ricongiungimento familiare. Giunta nel Regno Unito dal Pakistan, la moglie doveva solo dichiararsi lesbica e presentare domanda di asilo.
Il caso italiano
Nell’ottobre del 2019, un’inchiesta giornalistica di Francesca Ronchin, pubblicata sul Corriere della Sera e intitolata “Permessi di soggiorno per i migranti, l’escamotage dell’orientamento sessuale”, aveva svelato che molti richiedenti asilo, dopo il diniego alla protezione umanitaria, ricevano dai propri avvocati il consiglio di fingersi gay e di iscriversi all’Arcigay per rafforzare l’efficacia della domanda di ricorso in tribunale.
“Il mio avvocato mi ha detto che se voglio il permesso di soggiorno devo prendere la tessera dell’Arcigay”, aveva dichiarato un immigrato per poi sottolineare di non essere omosessuale e di avere moglie e figli in patria e di sperare di farli ricongiungere.
La Ronchin aveva poi intervistato un coordinatore dell’Arcigay di Roma che organizzava ogni due settimane gruppi di ascolto finalizzati a facilitare i nuovi arrivati nel loro percorso d’integrazione. “Nel 99,9% dei casi, i migranti che vengono da noi non sono gay, sono qui solo perché hanno bisogno dei documenti. Per ottenerli però devono risultare convincenti di fronte ai giudici e per chi è eterosessuale e proviene da Paesi dove i gay non sono accettati, non è certo facile”, aveva spiegato il coordinatore, aggiungendo: “Noi proviamo ad aiutarli a combattere la loro omofobia e a sentirsi a loro agio nei ‘panni gay’”.
La replica dell’Arcigay
Non si era fatta attendere la risposta dell’Arcigay. “Se esistono avvocati che consigliano alle persone migranti non Lgbt di utilizzare l’escamotage dell’orientamento sessuale per ottenere l’asilo, una volta per tutte vogliamo chiedere loro di smetterla, perché questo escamotage mette in pericolo i più deboli, cioè le persone Lgbt, che rischiano, nel sospetto incremento dei casi, di non essere creduti e di vedere la loro richiesta d’asilo respinta”, aveva replicato Gabriele Piazzoni, segretario generale dell’associazione arcobaleno.
Sul Corriere della Sera, la Ronchin aveva raccontato anche la storia di Star, un iracheno gay di 27 anni che era stato vittima di violenza nel suo Paese d’origine a causa del suo orientamento sessuale. Nel 2018, rientrava in quel 7 per cento di richiedenti asilo che aveva ottenuto lo status di rifugiato al primo colpo. Arrivato in Italia, gli operatori del centro di accoglienza gli avevano consigliato di frequentare l’Arcigay per non sentirsi solo e trovare altre persone come lui. “Ho incontrato ragazzi che pensavano fossi malato, che andavano agli incontri solo per capire come ottenere i documenti”, aveva rivelato Star. Per questo motivo, aveva smesso di frequentare i circoli dell’Arcigay.
Francesca Totolo