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After Life, il lutto come insegnamento di vita

by Roberto Johnny Bresso
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Roma, 28 feb – Nel sempre più triste, piatto e conformista panorama cinematografico attuale, una figura si discosta pesantemente dagli stereotipi dell’artista liberal impegnato a sostenere qualsiasi causa del mondialismo: stiamo parlando del comico, attore, regista e sceneggiatore inglese Ricky Gervais.

Ricky Gervais, un personaggio sempre diretto

Gervais, vera e propria mosca bianca nel suo ambiente, si è sempre battuto ferocemente contro tutto ciò che è politicamente corretto, non avendo mai alcuna remora nel farsi nemici sia a sinistra che a destra. Fieramente ateo e vegano, non si deve essere necessariamente d’accordo con tutto ciò che sostiene per apprezzarne la coerenza e la schiettezza.

Celebri sono gli attacchi ai suoi colleghi dello star system, rei di voler sempre esprimere opinioni politiche senza averne la minima credibilità, andando a ritirare premi con i loro jet privati, prima di dire qualche banalità che possa compiacere i loro padroni. Gervais, inoltre, è stato uno dei primi a prendere una netta posizione contro coloro che erano amici di Jeffrey Epstein, rendendosi complici delle peggiori aberrazioni, salvo poi far finta di nulla una volta colti in fallo. Personaggio sempre diretto, afferma di non aver mai preso la patente in quanto non è possibile bere e guidare allo stesso tempo.

After Life

Nella sua produzione, però, un’opera si eleva sopra le altre per profondità, umorismo e commozione. Stiamo parlando della serie tv di Netflix After Life. La serie, andata in onda dal 2019 al 2022, si compone di tre stagioni composte da sei episodi ciascuna ed è ambientata nella fittizia cittadina di Tambury (in realtà è stata quasi interamente girata a nord di Londra).

Qui Tony, che lavora nel giornale locale a distribuzione gratuita diretto dal cognato, è reduce dal lutto che si è portato via l’amata moglie Lisa. Da quel momento, dopo alcuni tentativi di suicidio sventati dal suo inseparabile cane Brandy, ha deciso di dedicare il resto della sua esistenza a guardare vecchi video della moglie, a ubriacarsi tutto il giorno e a sfruttare quello che chiama il suo nuovo superpotere: dire tutto ciò che gli passa per la mente a chiunque. E, solitamente, non sono certo parole al miele.

Data questa apparentemente banale premessa, vediamo il protagonista affrontare ogni giornata praticamente allo stesso modo, visitando il padre malato di demenza alla casa di riposo, ma, soprattutto, frequentando, per lavoro o per caso, tutta una serie di personaggi che variano dal bizzarro al pazzo totale. Nel giro della quasi mezz’ora da cui è composto ogni singolo episodio, il tono passa in maniera naturale dalla risata più becera, all’umorismo più raffinato, fino alla straziante commozione.

Come affrontare la morte?

After Life ci mostra un modo di affrontare il lutto molto particolare e pure così vivo e sentito. A dimostrazione che si possa affrontare il tema delle morte anche senza scadere nel lacrimevole e nella banalità. Memorabili in questo le scene al cimitero, dove il protagonista si siede su una panchina parlando di vita e morte con un’anziana vedova che è li a trovare il marito. Scene talmente iconiche che Reading, dove Gervais è nato, ha deciso di installare nel locale cimitero una panchina a lui dedicata.

Il personaggio di Tony ovviamente si evolve nell’arco delle stagioni. Riuscendo anche a ritrovare quell’umanità che la moglie amava tanto. E che, prima della morte per via del cancro, lo esortava a non perdere. E pure il suo percorso non è affatto melenso, tanto che di fatto non supererà mai del tutto il lutto, semplicemente lo abbraccia nella terza stagione, la stagione in effetti più debole perché molto complicata in produzione a causa della pandemia da Covid.

Nonostante ciò, After Life ha il pregio di fermarsi al momento giusto, senza voler procedere stancamente per mere ragioni commerciali. Ma, soprattutto, ci regala uno straordinario commiato con un toccante finale, aperto, dolce e amaro allo stesso tempo. Esattamente come lo sono la vita, la morte e tutti i nostri ricordi.

Roberto Johnny Bresso

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