Roma, 16 mar – Il 22 e 23 marzo, gli elettori italiani saranno chiamati a votare per il referendum sulla riforma della giustizia, una legge costituzionale approvata dalla maggioranza in Parlamento nel 2025, che ha lo scopo di riorganizzare la magistratura italiana e il funzionamento del Consiglio superiore della magistratura. Per chiarire gli aspetti di tale riforma, abbiamo intervistato l’avvocato Massimiliano Della Puppa del foro di Udine.
Intervista a Massimiliano Della Puppa
Vista la confusione che regna in queste ultime settimane, può spiegare su cosa verte esattamente la riforma della giustizia Nordio?
Si, cercherò di fare un riassunto dei quesiti referendari per essere il più chiaro possibile, per poi eventualmente approfondirli in seguito. Il primo obiettivo della riforma è la separazione delle carriere tra magistrati requirenti (Pubblici Ministeri) e giudicanti (Giudici veri e propri) mediante la modifica degli artt. 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione. Inoltre, a tal fine, saranno istituiti due distinti organi di autogoverno: il Consiglio superiore della magistratura giudicante e il Consiglio superiore della magistratura requirente. Una delle principali innovazioni, conseguente alla separazione delle carriere, è concernente i due organi di autogoverno e riguarda alla composizione degli stessi.
Nello specifico, la presidenza di entrambi gli organi sarà attribuita al Presidente della Repubblica. Come avviene tutt’oggi con il Consiglio superiore della magistratura. Mentre saranno membri di diritto del Consiglio superiore della magistratura giudicante e del Consiglio superiore della magistratura requirente, rispettivamente, il primo Presidente della Corte di Cassazione e il Procuratore generale della Corte di Cassazione.
Gli altri componenti di ciascuno dei Consigli superiori saranno estratti a sorte. Per un terzo, da un elenco di professori e avvocati compilato dal Parlamento in seduta comune mentre, per i restanti due terzi, rispettivamente tra i magistrati giudicanti e tra i magistrati requirenti. Si prevede, inoltre, che i vicepresidenti di ciascuno degli organi siano eletti fra i componenti sorteggiati dall’elenco compilato dal Parlamento.
Secondo elemento di novità attiene all’istituzione dell’Alta Corte disciplinare cui sarà attribuita la giurisdizione disciplinare nei confronti dei magistrati ordinari, sia giudicanti sia requirenti. Il presidente dell’Alta Corte dovrà essere eletto tra i componenti nominati dal Presidente della Repubblica o quelli sorteggiati dall’elenco compilato dal Parlamento. Il testo di legge prevede la possibilità di impugnare le sentenze dell’Alta Corte dinanzi all’Alta Corte medesima, che giudica in composizione differente rispetto al giudizio di prima istanza.
L’anomalia delle correnti politiche
Sulla separazione delle carriere, i promotori del No al referendum hanno diffuso diverse bufale. Come un’intervista a Giovanni Falcone dove si diceva contrario. Dall’altra parte, i promotori del Sì affermano che ciò garantirebbe la terzietà dei giudici, percepiti dai cittadini come colleghi dei pubblici ministeri.
Il dottor Falcone, oltre che un eccellente magistrato, è stato uno dei maggiori sostenitori dell’attuale Codice di Procedura Penale. Il quale nel 1988 ha introdotto in Italia un modello di tipo accusatorio che si caratterizzerebbe proprio per una distinzione netta tra il ruolo del Pubblico Ministero e quello del Giudice. Al contrario, nell’attuale assetto costituzionale Giudici e Pubblici Ministeri sono dei colleghi, in quanto accedono a tali ruoli attraverso il medesimo concorso, in alcuni casi hanno i propri uffici nel medesimo palazzo e fanno parte dello stesso Consiglio Superiore della magistratura. Nell’attuale assetto costituzionale, infatti, la magistratura è un unico ordine che non distingue tra magistrati requirenti e giudicanti, tale impostazione deriva dal Codice di Procedura Penale del 1930, il quale è stato in vigore fino 1988.
I promotori del Sì al referendum affermano che il sorteggio dei membri del Consiglio superiore della magistratura spazzerà via le correnti, rompendo il legame di appartenenza con le associazioni di magistrati.
La vera anomalia è che nella magistratura vi siano delle correnti dettate da un’appartenenza politica e non invece legate a legittime posizioni giuridiche. Dettò ciò, il sorteggio determinerà che le correnti della magistratura non possano più incidere sensibilmente sulle carriere dei singoli magistrati. Poi, vedremo in futuro se tale cambiamento porterà dei risultati positivi.
Referendum, l’alta corte disciplinare
Nella riforma della giustizia, c’è anche l’istituzione di un’Alta corte disciplinare, un organismo che si occuperà di giudicare i magistrati sotto il profilo disciplinare. Nelle ultime settimane, sui quotidiani, si sono lette le storie drammatiche di persone che hanno visto la propria vita irrimediabilmente rovinata da indagini poi archiviate.
Senza alcuna conseguenza per i magistrati. Un esempio su tutti è il caso di Enzo Tortora, accusato di essere un camorrista. Nonostante i gravi errori, tutti i magistrati che lo inquisirono fecero carriera, a differenza di Michele Morello, giudice relatore della Corte d’Appello, il quale, con la sua analisi, portò all’assoluzione di Tortora. Tra il 2023 e l’inizio del 2026, il Csm ha emesso 194 sanzioni disciplinari a carico di magistrati, cifra che rappresenta circa il 5 per cento degli esposti ricevuti. Tra il 2018 e il 2024, a fronte di 4920 casi di ingiusta detenzione, solo 9 magistrati sono stati sanzionati.
Credo che non sia un approccio corretto addossare tutta la responsabilità alla magistratura solamente sulle base di questi numeri. Vi sono anche altri soggetti che possono concorrere a questi gravi errori. Ovvero il legislatore che scrive male le disposizioni penali o anche l’avvocato che non svolge al meglio la propria funzione. Fatta questa doverosa premessa, l’attuale sistema disciplinare completamente interno alla magistratura probabilmente non è stato in grado di svolgere un’azione sanzionatoria incisiva.
Per questo motivo, con la riforma costituzionale, i promotori della stessa hanno pensato di istituire, riscrivendo integralmente l’articolo 105 della Costituzione, un’Alta Corte disciplinare. A cui affidare in via esclusiva la giurisdizione disciplinare nei confronti dei magistrati ordinari, sia giudicanti sia requirenti. Dunque, la competenza attualmente esercitata dalla Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della magistratura passerà all’Alta Corte disciplinare.
Questa sarà composta da quindici giudici. Tre componenti saranno nominati dal Presidente della Repubblica tra professori ordinari di Università in materie giuridiche e avvocati con almeno venti anni di esercizio, tre saranno estratti a sorte da un elenco di soggetti con i medesimi requisiti compilato dal Parlamento in seduta comune, entro 6 mesi dall’insediamento, altri sei saranno estratti a sorte tra i magistrati giudicanti con almeno venti anni di esercizio delle funzioni giudiziarie e che svolgano o abbiano svolto funzioni di legittimità, gli ultimi tre saranno estratti a sorte tra i magistrati requirenti in possesso dei medesimi requisiti richiesti per i magistrati giudicanti.
Il presidente dell’Alta Corte sarà eletto tra i componenti nominati dal Presidente della Repubblica o tra quelli sorteggiati dall’elenco compilato dal Parlamento. La durata in carica dei giudici dell’Alta Corte sarà di 4 anni.
Luca Palamara ha affermato che “L’Associazione Nazionale Magistrati si è trasformata in un partito di opposizione”. Abbiamo visto Cesare Parodi, presidente dell’Anm, scendere in campo in prima persona per il No al referendum.
Non so dire se l’Anm sia diventato un partito politico. In ogni caso, ha tutto il diritto di essere contraria a questa riforma costituzionale. Certo, sarebbe auspicabile che l’Associazione nazionale magistrati si adoperasse per contrastare le tante leggi sbagliate che vengono approvate in Parlamento. Indipendentemente che vengano emesse da un governo di destra, sinistra, centro o tecnico. Purtroppo, su molti temi legislativi importanti, di primario interesse per i cittadini, non ho visto l’Anm esprimersi minimamente.
È vero avvocato che se dovesse vincere il Sì al referendum, la giustizia sarà subordinata al potere politico?
Questa è forse l’argomentazione più errata utilizzata dai sostenitori del no. Infatti, è sufficiente leggere il testo del riformato articolo 104 della Costituzione che recita: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente”. Ciò evidenzia che la magistratura rimarrà un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere, come previsto attualmente dalla Costituzione.
Francesca Totolo