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Napoli, la cancel culture di Manfredi fa scomparire Piazzale Tecchio

by Tony Fabrizio
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Roma, 27 mar – Se la sinistra extraparlamentare se la prende con simboli, monumenti e targhe, la sinistra istituzionale le targhe le rimuove definitivamente. L’ultima crociata, sempre più damnatio memoriae, fa tappa a Napoli. Questa volta l’amministrazione comunale a guida Manfredi non se la prende con la cittadinanza onoraria concessa a Sua Eccellenza. Bensì con la toponomastica cittadina rea di aver intitolato, nel lontano 1952 dall’allora primo cittadino Achille Lauro, il piazzale del quartiere di Fuorigrotta all’ingegnere Vincenzo Tecchio.

Il contributo alla modernizzazione di Napoli

L’avvocato napoletano, di umile estrazione – la sua famiglia era formata da artigiani specializzati nella produzione di letti in ferro battuto – ancora studente di Giurisprudenza, partì volontario per la Prima Guerra Mondiale. Ottenne una medaglia al valore. Seppe farsi apprezzare anche come tecnico, ruolo che rivestì nella profonda trasformazione urbana impressa al periferico quartiere di Fuorigrotta. Tanto che l’allora primo cittadino Achille Lauro, leader del Partito Monarchico, slegando parzialmente il valore dell’uomo e del tecnico da quello politico, scelse di onorarlo per i suoi meriti come realizzatore dell’imponente Mostra d’Oltremare. Preferendo celebrare la sua capacità manageriale e il suo contributo urbanistico dato alla città.

Meriti che non si esauriscono solo nell’importante impianto fieristico ancora oggi perfettamente funzionante e che si adegua agli standard moderni. Basti pensare che ai tempi del Covid, mentre l’allora Presidente della Regione Vincenzo De Luca chiudeva tutto e praticava la prima zona rossa d’Italia in Irpinia, la Mostra d’Oltremare non si piegava alle follie isolazioniste del Governatore e garantiva ogni misura di sicurezza, al punto da far tenere ugualmente le prove di esame del concorsone per il turn over nella pubblica amministrazione campana.

Portano la firma di Tecchio come presidente dell’Ente Mostra, oltre alla già citata Mostra d’Oltremare, anche la vasta piazza che antistante l’ingresso della Mostra e della Facoltà di Ingegneria, a lui dedicata e oggetto del fegato amaro degli inquilini di Palazzo San Giacomo. Poi la Stazione di Napoli Campi Flegrei, la sede della Facoltà d’Ingegneria Federico II, Piazza Matteotti – cuore burocratico della città che ospita il Palazzo delle Poste, meravigliosa ed imponente struttura razionalistica – come anche i palazzi che ospitano la Provincia e la Questura (dove ancora resiste una scritta del periodo storico a caratteri cubitali). E ancora la Stazione marittima, punto di collegamento per le linee transatlantiche. La Galleria Laziale, il tunnel scavato per collegare rapidamente il centro con l’era occidentale della città e Fuorigrotta, appunto. Infine il Liceo Sannazzaro, esempio di edilizia scolastica monumentale del quartiere Vomero e il palazzo dell’Onmi (Opera Nazionale Maternità e Infanzia). Tute strutture ancora oggi perfettamente funzionanti e funzionali.

I motivi della ri-nominazione: le colpe di Tecchio

La colpa di Tecchio? Essere stato un gerarca fascista. Poco importa se Tecchio, nonostante avesse scalato le gerarchie nazionali del Pnf, mantenne con Napoli un legame viscerale. Improntato più nel dare che nel ricevere. Nulla importa se ancora oggi è tangibile il suo attaccamento alla città e fruibili le opere che egli stesso volle e contribuì a creare. La follia progressista e l’odio per il Ventennio colpisce anche Vittorio Emanuele III, reo di aver assecondato l’avvento del Fascismo e aver firmato le leggi razziali. Al loro posto, rispettivamente, Giorgio Ascarelli, fondatore e primo presidente del Calcio Napoli nel 1926 e Maurizio Valenzi, “un sindaco di tutti che ha impresso una svolta indelebile nella storia della città” spiega Gennaro Acampora. Il capogrummo dem che dimentica di ammettere che fu il primo sindaco comunista del capoluogo campano. Nato a Tunisi. Come se bastasse una sostituzione per cancellare la memoria!

Il settebello di Manfredi

Una proposta, quella approvata dall’amministrazione Manfredi, che ha tanto il sapore del jolly, dell’ultima spiaggia, del settebello nel gioco della scopa. È da tanto che questa proposta viene disseppellita e poi riposta nel cassetto per rispolverarla al momento più opportuno. È, forse, la pezza con cui coprire il patteggiamento per danno erariale suo e la vicenda che vede coinvolto il “suo” assessore Edoardo Cosenza?

Il problema di Napoli è Piazzale Tecchio?

In piena epidemia di epatite A che solo la vergogna di chi non ne ha può giustificare dicendola endemica, con una rete di trasporti pubblico locali da terzo mondo ma che nella rivoluzione arancione di de Magistris avrebbero dovuto essere secondi solo al terzo mondo, invivibilità e insicurezza percepite come mai prima d’ora, rifiuti che sono ormai patrimonio cittadino, strade impercorribili, patrimonio culturale annebbiato dagli olezzi di friggitorie etniche sorte in ogni dove, disoccupazione cronica, interi quartieri – soprattutto in zona stazione – praticamente off limits, il problema di Napoli qual è? L’intitolazione del piazzale a Vincenzo Tecchio! Esistente da oltre settant’anni.

Napoli per Chi non conosce Napoli

Napoli è città singolare, unica, che rifugge a ogni regola e schematismo. Forse il Sindaco per primo, che napoletano non è né ama la città, e che tifa pure Juventus (a Napoli!), che rifiuta di collocare persino una statua di Maradona gratuitamente offerta da un artista locale di fama internazionale come Domenico Sepe, apprezzato e ospitata in altri stadi, non sa che Napoli ha una “sua” toponomastica. Corso Umberto I è per tutti il “rettifilo”, Piazza Giovanni Bovio è conosciuta come Piazza Borsa, Piazza Nicola Amore è “i quattro palazzi” da quando questi quattro palazzi identici in stile neorinascimentali sono stati costruiti, via Roma è da sempre Via Toledo, a ridosso dei famosi Quartieri (spagnoli) dove il sole non si vede per la loro caratteristica costruzione ravvicinata e che ospitavano anche le prostitute ai tempi dell’occupazione americana. Infatti, con spagnola a Napoli non si identifica di certo l’epidemia che colpì il mondo tra il 1918 e il 1920. E per tornare a Tecchio per ogni napoletano persino la succitata Piazza Matteotti è da sempre – e probabilmente per sempre sarà – “solo” Piazza delle Poste.

L’efficienza a una sola corsia (Ztl) del Sindaco

Rimuovendo il nome di chi la zona flegrea l’ha letteralmente inventata, la Giunta Manfredi ha finalmente dimostrato una velocità d’esecuzione ignota ai cantieri della Linea 6. Per abbattere l’efficienza del Ventennio, che tante opere ci ha lasciato, sono bastati pochi minuti di delibera. Per finire i lavori del suo decennio non basterà nemmeno cambiare calendario. In fondo, è la nuova frontiera dell’urbanistica napoletana: se non riesci a inaugurare il futuro, puoi sempre provare a cancellare il passato.

Tony Fabrizio

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