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Scoppia il caso all’Università della Tuscia: per i tunisini basta un’autocertificazione per ottenere borse di studio all inclusive

by Francesca Totolo
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Università

Roma, 30 apr – “UniTus o UniTunis?”, si chiede Paolo Gianlorenzo, direttore di Etruria News, dopo aver letto i documenti inviati dall’Università della Tuscia seguiti a un’istanza di accesso civico generalizzato. Ora la bomba è deflagrata e non riguarderebbe solo l’Ateneo viterbese.

“C’è un fascicolo sulla scrivania della nuova rettrice dell’Università della Tuscia, Tiziana Laureti, che scotta più di ogni altro – scrive Gianlorenzo – Sono i numeri dell’internazionalizzazione ‘senza paracadute’ ereditata dalla precedente gestione del rettore Stefano Ubertini”. La nuova governance accademica si ritrova a dover decifrare un cortocircuito statistico che ha trasformato l’Ateneo in un caso nazionale. Un’esplosione di iscritti dalla Tunisia che sta mettendo a dura prova la tenuta del welfare studentesco e la sicurezza delle residenze. Nell’anno accademico 2021/2022, la Tunisia era rappresentata da un singolo studente, oggi il numero è schizzato a 196.

Solo un’autocertificazione per una borsa di studio all inclusive

A Tunisi, esiste almeno un’agenzia che prepara tutte le carte per gli studenti che intendono iscriversi alla UniTus. A differenza degli studenti italiani a cui viene richiesto l’Isee, basta una semplice autocertificazione ai tunisini per ottenere la borsa di studio presso l’Ateneo. Un contributo comprensivo di alloggio nelle residenze universitarie e accesso alla mensa scontato. Questi studenti sembrerebbero aver scelto Viterbo “non per l’offerta formativa, ma per un sistema di accoglienza che somiglia sempre più a un bancomat sociale”, ha commentato il direttore di Etruria News.

Per accedere ai benefici economici universitari, viene utilizzato il meccanismo dell’ISEEUP. Ovvero un indicatore socio-economico appositamente calcolato per studenti che provengono da Paesi dove non esistono protocolli di verifica fiscale stringenti. Con questo escamotage, gli studenti stranieri possono dichiarare redditi minimi senza alcun riscontro. Infatti, dei 196 tunisini oggi presenti all’UniTus, ben 146 sono beneficiari totali (vincitori o idonei) di borse di studio LazioDiSCo, ben il 75 per cento.

“Parliamo di quasi un milione di euro di risorse pubbliche drenate per una singola nazionalità”, ha evidenziato Paolo Gianlorenzo: “È questo il dossier più complesso che la rettrice Laureti sta cercando di ‘elaborare’: come garantire il diritto allo studio senza permettere che il sistema venga saccheggiato da chi usa l’università solo come copertura per ottenere un visto”.

Arrivati a Viterbo con il permesso di soggiorno per motivi di studio, i tunisini si dedicano ad altro

Gli studenti stranieri sono quasi tutti lavoratori dipendenti, regolari o in nero, presso ristoranti e pizzerie, o riders di consegna pasti in giro per la città con bici elettriche e monopattini. Infatti, mentre gli studenti italiani mantengono un rendimento stabile, la performance accademica degli stranieri è in caduta libera.

“Come si può definire ‘normale’ un sistema dove il 50 per cento degli immatricolati alle magistrali è straniero e la metà di questi non produce risultati accademici degni di nota dopo aver incassato sussidi pubblici?”, si chiede Gianlorenzo.

Infatti, quasi la metà degli studenti stranieri non raggiunge la soglia minima di esami per giustificare la propria permanenza. Ciò sembrerebbe confermare che molti di questi universitari, una volta incassata la borsa di studio e ottenuto l’alloggio, si dedichino ad attività lavorative. Utilizzando le residenze universitarie come base logistica a costo zero. In altre parole, utilizzano il permesso di soggiorno per motivi di studio per arrivare in Italia in cerca di una nuova vita, depredando fondi pubblici che andrebbero a studenti veramente meritevoli.

Residenze universitarie trasformare in dormitori autogestiti

Come ha potuto appurare Etruria News, le segnalazioni parlano di camere delle residenze universitarie trasformate in cucine, di violazioni sistematiche del regolamento, di condizioni igieniche precarie con infestazioni di parassiti, cimici e blatte. Alcuni testimoni hanno parlato pure di controlli di polizia avvenuti negli alloggi.

Dietro una borsa di studio non meritata non c’è solo un danno erariale. Ma un’offesa a chi crede ancora che l’università sia un ascensore sociale e non un bancomat per visti di soggiorno.

Francesca Totolo

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