Roma, 25 mag – A una settimana dall’atto terroristico con cui Salim El Koudri ha provocato otto feriti, di cui quattro in maniera grave, Modena ha sentenziato: è stato il fascismo. Non più le folle oceaniche dei cinquemila che, il giorno dopo, volevano restare unite, ma alcune centinaia di persone — una sola centinaia, come riporta Il Resto del Carlino — si sono ritrovate al parco XXIII Aprile, dirette verso il centro, per ribadire, come recitava il volantino su fondo nero: “Nessuno spazio ai fascisti”. È il solito abbaglio, la solita balla che ormai si raccontano dal 1943. Il male necessario che serve a tenerli in vita.
Il fascismo evocato per non vedere la realtà
Quindi, sabato scorso, i nostalgici di Tito, Stalin e Lenin, sulla via Emilia, hanno avvistato Enrico Asher, Arturo Podestà e Pier Giacomo Terracini. O forse lo straniero visto scappare dopo aver provveduto a fare investimenti in strada — solo una deformazione professionale per chi è laureato con il massimo dei voti in Economia — era Roberto Farinacci, lo “straniero” di Cremona che ebbe una forte influenza e un forte controllo politico sulla federazione fascista modenese. E diciamocela tutta: la lama con cui ha tentato di colpire al cuore Luca Signorelli, dopo averlo colpito alla testa, era solo l’alternativa identitaria dello stoccafisso. Prima, probabilmente, aveva lanciato tortellini a mo’ di sassaiola contro i modenesi, ai quali non aveva nemmeno risparmiato copiose razioni di aceto balsamico. Però a fuggire sono altri coetanei di questo quadrumvirato. Identitariamente, molto più vicini agli astanti di oggi.
Gli “sciacalli” e la rimozione del movente
Chiedono “agli sciacalli” di non strumentalizzare i fatti di una settimana fa, di non dare un taglio razzista alla vicenda. Per quale motivo si dovrebbe mai pensare al razzismo, se il dottor El Koudri ha chiaramente scritto minacce contro gli italiani, non perché non lo facciano lavorare, ma perché gli restano solo 500 euro in tasca a fine mese? Un chiaro razzismo da parte di chi è affetto dalla sindrome della terza settimana. Per quale astruso motivo si dovrebbe pensare al razzismo, se il laureato in questione pensa di bruciare i Cristi che stanno all’università? In assenza di medici, periti, analisi e perizie, però, i soloni della democrazia e dell’accoglienza, i professionisti del volemose bene, avevano già riconosciuto l’infermità mentale. Avevano già diagnosticato un disturbo psichico. Non una lettura banale e superficiale del fenomeno, che porti a concludere che gli arruolamenti dei terroristi avvengano principalmente tra gli psicolabili. Non una spiegazione, loro che sanno sempre tutto, sul perché non esista marocchino che si sia fiondato con un’auto a folle velocità sul corso principale di Casablanca, Marrakech o Tangeri. Nessuna spiegazione nemmeno sul fatto che, sul palco di Modena del giorno dopo, non ci fosse proprio Signorelli, ovvero colui che ha materialmente bloccato da solo il terrorista, prima che arrivassero i rinforzi, ma solo gli stranieri arrivati dopo.
Il legale, le dichiarazioni e la linea “patologica”
Se non è terrorismo, per quale astrusa ragione il legale del terrorista laureato è un “esperto” del settore? Sono sue le seguenti dichiarazioni riportate da Il Tempo:
“In un post datato 29 aprile 2026, scrive: «Ha ragione Gasparri quando afferma che l’antisemitismo è il cancro del nostro Paese. Ora si vuole addirittura impedire ai sionisti e ai membri della Brigata ebraica di sparare a coloro che, ostentando l’odioso fazzoletto dell’Anpi, partecipano alle manifestazioni del 25 aprile». Ed è diretto, verso tutti. Nessuna censura, scrive quello che pensa.”
Il 24 aprile, infatti, non le manda a dire nemmeno a Violante:
“20 minuti fa, mentre pranzavo in un bar, ho visto alla televisione (Rai 2) l’intervento di Luciano Violante per la giornata della Liberazione. Rivendicando il suo noto discorso sui ‘ragazzi di Salò’ e la loro buona fede, Violante ha precisato che il più forte esercito dell’epoca, quello nazista, venne sconfitto da una coalizione composta da ‘Gran Bretagna e Stati Uniti’, ma alla quale parteciparono anche altri Paesi, come ‘l’Australia e la Nuova Zelanda’. Opportunamente ha cancellato il contributo principale: quello dell’Unione Sovietica e dei suoi 27 milioni di morti, su 65 totali della Seconda guerra mondiale. D’altra parte, il fascismo ha fatto anche cose buone, l’Unione Sovietica mai, nemmeno quando, ahimè, ha sconfitto Hitler. Abbasso la Russia e viva La Russa, quindi”.
Un principe del foro, ferrato su simili argomenti — e non c’è nulla di male, anzi — che detta anche la linea “patologica” del soggetto. Persino alla Chiesa, che ha immediatamente invocato il perdono. Si sarà sentito in difficoltà persino il pm davanti a tutto questo sciorinamento di forze. E infatti non ha chiesto, per il terrorista con l’alloro in testa, l’aggravante terroristica o di odio razziale. Anzi, nemmeno quella della premeditazione. Perché, evidentemente, falciare chiunque si trovi in strada un sabato pomeriggio può essere una decisione presa lì per lì, un irrefrenabile desiderio maturato all’istante. Del resto, chi non gira con un coltello in auto? E impugnarlo è certamente il primo pensiero dopo aver commesso una strage, mentre si tenta una fuga che avrebbe potuto essere solo un modo per andare a fare il terrorista in un’altra parte della città. Fortunato Signorelli, allora. Non perché non sia stato colpito dall’esimio stragista, ma perché non è stato oggetto di qualche misura accusatoria per aver impedito la libertà di fuga di un potenziale assassino.
Rose bianche, telecamere e politichese
Una settimana dopo è tempo di deporre una rosa bianca nel punto in cui l’economista ha amputato le gambe alla turista tedesca, alla quale nessuno ha mai chiesto scusa, ma che ha fatto sapere, tramite il sindaco, che nessuno deve sentirsi in colpa per quanto accaduto. Gesti e parole a vantaggio di telecamere. Perché delle cinquemila persone del day after, al corteo contro il fascismo ce n’erano appena cento. Gesti e parole buoni solo da svendere sulla bancarella del politichese, per quelli che chiedono maggiore presenza delle forze dell’ordine come se fosse la soluzione a un problema che non hanno nemmeno capito. Persino la manifestazione organizzata da Forza Nuova, senza simboli, ha triplicato il numero dei “fascisti” modenesi. Una manifestazione silenziosa, in ricordo delle vittime di un fenomeno pericoloso che ci si ostina istituzionalmente, a ogni livello, a non vedere. A minimizzare. A sminuire. Persino davanti all’evidenza dei fatti.
Il fallimento che non vogliono nominare
Dando la colpa al sempiterno fascismo. Blaterando. Cancellando. Parlando d’altro per non parlare del vero. Per non parlare del fallimento delle politiche dell’accoglienza indiscriminata, della certificazione zero del buonismo d’accatto e del loro rintanarsi in una realtà costruita e inventata, che non è la realtà vera. Che non sarà storia. Che non è vita. E non solo per ottant’anni.
Tony Fabrizio