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Remigrazione, la sinistra ha paura: il 13 giugno tutta Europa avrà gli occhi puntati su Roma

by La Redazione
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Roma, 12 giu – Quando un’idea fa davvero paura, il sistema reagisce compatto. È quello che sta accadendo in queste ore intorno al corteo per la remigrazione del 13 giugno a Roma. Non siamo più davanti alla solita polemica da comunicato stampa, né alla rituale indignazione antifascista da vigilia. Contro la manifestazione promossa dal Comitato Remigrazione e Riconquista si è messa in moto una mobilitazione totale: istituzioni, partiti, sindacati, associazioni, collettivi, centri sociali e perfino la rete informale delle pagine social della sinistra, tra satira, meme e propaganda pop.

La Remigrazione ha richiamato la reazione antifascista al completo

La contromanifestazione antifascista, convocata nel centro della Capitale, è solo la parte visibile di un dispositivo più ampio. Da giorni il fronte progressista prova a costruire un cordone politico e morale attorno alla parola remigrazione, presentandola come un tabù, un pericolo, una minaccia da impedire prima ancora che da discutere. Il copione è sempre lo stesso: appelli al divieto, scomuniche preventive, allarmi democratici, richiami alla Costituzione, accuse di razzismo, tentativi di delegittimazione mediatica. Ma questa volta il nervosismo è più evidente. Perché la Remigrazione non è più una parola confinata ai margini del dibattito. È diventata una domanda politica reale, concreta, popolare. Lo dimostra proprio la reazione della sinistra. Accanto alle sigle ufficiali dell’antifascismo organizzato si muove la galassia digitale che da anni trasforma ogni parola d’ordine progressista in contenuto virale. Pagine come Compagna Pimpa, Socialisti Gaudenti, Hipster Democratici e altri profili analoghi sono state chiamate a raccolta per allargare la mobilitazione, portare pubblico giovane, costruire pressione social e trasformare la piazza in un evento mediatico. È l’antifascismo al completo, dalla solita ANPI fino ad attori e cantanti come Giancane.

La Remigrazione non può più essere ignorata

Eppure proprio questa mobilitazione conferma la portata storica dell’appuntamento. Se davvero la Remigrazione fosse una provocazione marginale, o mera propaganda, non servirebbe chiamare a raccolta mezzo mondo. Se fosse solo uno slogan, non farebbe tremare redazioni, salotti, amministrazioni e centri sociali. Se fosse un tema privo di radicamento, basterebbe ignorarlo. Invece la sinistra sa che qualcosa si è rotto. Sa che nelle periferie, nei quartieri popolari, nelle città trasformate da decenni di immigrazione di massa, il discorso non può più essere liquidato come “percezione”. Sa che sicurezza, identità, coesione sociale e sovranità demografica sono tornate al centro. Il 13 giugno, dunque, non sarà una semplice manifestazione. Sarà un messaggio politico rivolto all’Italia e all’Europa. A chi ha governato i flussi migratori come destino inevitabile. A chi ha usato l’accoglienza per coprire sfruttamento, degrado e concorrenza al ribasso. A chi ha scaricato sulle periferie il peso della società aperta mentre pontificava dai quartieri protetti. A chi continua a chiamare odio la volontà dei popoli europei di restare se stessi.

Tutta Europa ci guarda

La Remigrazione non è vendetta, non è isteria, non è nostalgia. È l’ultimo tentativo politico di riportare ordine dove hanno prodotto caos, confini dove hanno imposto dissoluzione, responsabilità dove hanno costruito irresponsabilità. Significa affermare che uno Stato deve decidere chi entra, chi resta e chi deve essere rimpatriato. Significa dire che l’immigrazione di massa non è una fatalità storica, ma una scelta politica. E come ogni scelta politica può essere rovesciata. Per questo Roma dovrà rispondere: non con il vittimismo, non con la paura, non con la subalternità a chi vorrebbe trasformare ogni dissenso in colpa. Ma con una presenza chiara, ordinata, compatta, popolare. Il 13 giugno la Capitale può diventare il punto di partenza di una stagione nuova, in cui la Remigrazione smette definitivamente di essere una parola proibita e diventa una prospettiva politica europea.

La sinistra ha mobilitato tutto perché ha capito la posta in gioco. Ora tocca a chi non vuole più arretrare. Il 13 giugno Roma deve parlare non solo all’Italia, ma a tutta l’Europa: senza popoli europei non esiste Europa. E senza remigrazione non esiste futuro.

Vincenzo Monti

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