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La farsa dell’accoglienza e l’anomalia della protezione umanitaria

by Francesca Totolo
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Accoglienza

Roma, 12 giu – Secondo i dati Eurostat, nel 2025, delle 104.560 richieste d’asilo esaminate in prima istanza dalle Commissioni territoriali italiane, il 70 per cento ha ricevuto il diniego alla protezione internazionale. Non è un’opinione: è un fatto crudo, scritto nero su bianco. Significa che 7 immigrati su 10 che sbarcano clandestinamente. E poi presentano la domanda d’asilo, raccontando la solita storiella di essere fuggiti dalla guerra e dalle persecuzione. In realtà non hanno alcun diritto di rimanere in Italia.

Sono immigrati economici, spesso provenienti da Paesi come Bangladesh, Egitto, Tunisia e Pakistan, ormai considerati sicuri pure dall’Unione Europea. Usano la richiesta di protezione internazionale come un biglietto d’ingresso gratis al parco giochi italiano. Non vengono perché rifugiati, ma per depredare il nostro welfare.

Crollano le concessioni di protezioni internazionali nell’Unione europea

Il 12 giugno entra in vigore il nuovo Patto europeo Migrazione e Asilo che introduce la nuova lista dei Paesi sicuri, inserendo Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia, aumenta i controlli dei confini, accelera le procedure di frontiera e consente agli Stati membri di istituire Centri di rimpatrio in territorio extraeuropeo.

A giudicare dai dinieghi alla protezione internazionale dei Paesi europei, ben il 61 per cento nel 2025, sembrerebbe che qualcosa stia effettivamente cambiando. La Germania ha respinto il 68 per cento delle richieste di asilo, la Francia il 60 per cento e il Belgio il 70 per cento. In controtendenza, la Spagna del governo Sanchez che, coerentemente con la concessione del permesso di soggiorno a mezzo milione di clandestini, ha negato la protezione internazionale al 49 per cento degli immigrati.

Come detto, in Italia, il 70 per cento delle domande d’asilo è stata respinta dalle Commissioni territoriali. Il 6 per cento ha ottenuto lo status di rifugiato mentre l’11 per cento la protezione sussidiaria. Il 13 per cento la protezione speciale/ex umanitaria, la quale continua a essere la principale fonte di permessi di soggiorno. Nonostante il governo Meloni abbia cercato di inasprirne la concessione.

L’anomalia della protezione umanitaria

Introdotta in Italia nel 1998 dal governo di centrosinistra di Romano Prodi con la legge Turco-Napolitano, la protezione umanitaria doveva rappresentare una forma residuale di permesso di soggiorno destinata a soggetti considerati vulnerabili, fuori dalle protezioni internazionali previste dal diritto europeo e dalla Convenzione di Ginevra. Nonostante le indicazioni, è stata poi trasformata in una fabbrica permanente di permessi di soggiorno per immigrati economici, una sorta di regolarizzazione di massa di clandestini.

Dal 2014 al 2025, la protezione umanitaria è stata concessa a più di 140mila richiedenti asilo. Ha rappresentato quasi la metà, esattamente il 46 per cento, delle decisione positive prese dalle Commessioni territoriali, seguita dalla protezione sussidiaria (31 per cento) e dallo status di rifugiato (23 per cento). Nel 2018, prima dell’entrata in vigore del primo Decreto Sicurezza, il permesso di soggiorno per motivi umanitari è stato concesso addirittura al 65 per cento dei richiedenti asilo che avevano ricevuto un parere favorevole dalle Commissioni territoriali.

In 9 Paesi Ue, la protezione umanitaria non è presente (Belgio, Bulgaria, Francia, Croazia, Cipro, Lettonia, Lussemburgo, Portogallo e Slovenia) mentre, in altri 7, non viene applicata (Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Lituania, Ungheria, Polonia e Romania). In Germania e Irlanda, viene concessa solo sporadicamente. Così alte percentuali si riscontrano solo in Italia e, negli ultimi anni, in Spagna. Fino al 2019, il Paese iberico non concedeva i permessi di soggiorno per ragioni umanitarie. Poi, il governo Sánchez decise una regolarizzazione di massa tramite la protezione umanitaria dei venezuelani, i quali avevano vista respinta alle richieste d’asilo.

Il tentativo di Salvini

Nel 2018, Matteo Salvini, allora ministro dell’Interno, aveva provato a cancellare la protezione umanitaria con il primo Decreto Sicurezza. Poi, con il Dl 130/2020, il governo Conte II la reintrodusse, ampliandone perfino i contenuti con l’introduzione delle garanzie legate alla vita privata e al radicamento sociale del richiedente asilo in Italia. Nel 2023, con il Decreto Cutro, il governo Meloni è intervenuto nuovamente sul restringimento di tale protezione. Limitando le situazioni che possono impedire l’espulsione. E quindi il rilascio del permesso di soggiorno.

Miliardi bruciati per l’accoglienza indiscriminata

Nel 2025, il ministero dell’Interno ha stanziato più di 2,3 miliardi di euro per l’accoglienza degli immigrati, il 7,5 per cento del totale della Legge di Bilancio. Questa somma comprende il sistema di accoglienza in senso stretto, le procedure di asilo e di protezione internazionale, nonché gli interventi correlati ai flussi migratori. Dal 2011 al 2018, solo per queste voci di spesa, sono stati spesi quasi 20 miliardi di euro. Si parla ovviamente solo di costi diretti, non di quelli secondari difficilmente stimabili, come quelli della sicurezza.

Nella Legge di Bilancio del 2026, lo stanziamento per l’accoglienza degli immigrati è sceso a poco meno di 2 miliardi di euro. Queste cifre sono comunque indigeribili. Visto che, come già documentato, la stragrande maggioranza dei richiedenti asilo non ha alcun requisito per ottenere la protezione internazionale. E, quindi, di restare in territorio italiano.

Francesca Totolo

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