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Il nuovo nemico del Regno Unito? Le bandiere nazionali

by Roberto Johnny Bresso
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Roma, 20 giu – Fin dalla notte dei tempi l’uomo ha sentito il bisogno di raccogliersi dietro una bandiera o un gonfalone, in modo da prendere forza da essi e da trovare un comune senso di unione e fratellanza. Nel Regno Unito orwelliano guidato da Keir Starmer però le bandiere sono divenute un nemico da combattere. Ciò fa ancora più sorridere (o piangere) se consideriamo l’innata passione di britannici ed inglesi per i propri simboli. Tutto questo mentre, se pur ignorato dai media di tutto il mondo, lo scandalo delle cosiddette grooming gang emerge in tutta la sua drammaticità, con criminali pakistani lasciati liberi di incanalare sulla strada della prostituzione centinaia di ragazzine, molto spesso minorenni. Il tutto per non alimentare razzismo.

Union Jack e Croce di San Giorgio

Ed ecco allora che Starmer si accanisce contro il fumo (i nati dopo il 2008 non potranno più comprare sigarette), contro i social network (divieto assoluto per gli under 16 e surreale coprifuoco digitale dalle 20.30 per gli under 18) e contro chi espone Union Jack o Croce di San Giorgio, molto in voga poi durante i Mondiali di calcio, per ovvie ragioni.

L’Union Jack rappresenta la bandiera del Regno Unito nella sua interezza ed è composta dalla Croce di San Giorgio a rappresentare l’Inghilterra, dalla Croce di Sant’Andrea per la Scozia e dalla Croce di San Patrizio per l’Irlanda del Nord. Nessun riferimento viene fatto invece al Drago Rosso del Galles. La prima versione della bandiera si ebbe il 12 aprile 1606 per volere di Re Giacomo VI di Scozia (da qui il nome Union Jack), mentre venne adottata ufficialmente l’1 gennaio 1801.

Le bandiere del Regno Unito

La Croce di San Giorgio, invece, iniziò ad essere utilizzata a partire dal 1095 dai crociati andati in Terra Santa per liberare i luoghi dove nacque e visse Gesù Cristo. Pare che ad utilizzarla per prima fu la città di Genova, che, secondo alcune fonti, a partire dal 1190 ne concesse l’utilizzo, in cambio di un tributo annuale, a Riccardo “Cuor di Leone” e all’Inghilterra.

Passando al discorso calcistico, mentre i tifosi di Scozia, Galles e in parte Irlanda del Nord hanno sempre sventolato le bandiere locali, fino all’Europeo di Germania del 1988 i tifosi inglesi sventolavano fieramente la Union Jack, come a ribadire una sorta di leadership all’interno del Regno. Basti vedere dopo la vittoria del Mondiale casalingo del 1966: Wembley e tutte le città d’Inghilterra erano uno sventolare di Union Jack. A partire però da Italia ’90 la bandiera bianca, rossa e blu iniziò ad essere affiancata dalla Croce di San Giorgio bianca e rossa, fino ad esserne sostituita quasi totalmente nei grandi eventi successivi.

Raise the Colours

Negli ultimi tempi, a causa dei sempre più frequenti problemi legati all’immigrazione, è nato in UK il movimento Raise the Colours (Innalza i Colori), con il dichiarato scopo di riempire strade ed abitazioni private con le bandiere nazionali. Il governo ovviamente è andato in tilt, affermando che le bandiere sarebbero razziste. In quanto farebbero sentire a disagio le comunità di immigrati! Ecco quindi che, a Mondiale iniziato, il fenomeno è diventato ancora più evidente, in particolare nel nord dell’Inghilterra e nell’enclave di Bermondsey nel sud di Londra, storico feudo dei tifosi del Millwall. I comuni a guida laburista e verde hanno dato il via ad una guerra contro chi appende la bandiera in casa propria, con restrizioni molto severe riguardo a dimensioni e numero, minacciando multe decisamente salate.

Ovviamente la maggioranza dei tifosi inglesi non ha preso l’avvertimento troppo sul serio, ma ciò è sintomo di un paese sempre più spaccato tra etnie contrapposte e tra il paese reale ed i suoi governanti. E staremo a vedere se i Tre Leoni di Thomas Tuchel dovessero pure fare molta strada.

Roberto Johnny Bresso

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