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La sinistra è così serva delle toghe da odiare persino il ricordo di Enzo Tortora

by Tony Fabrizio
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Roma, 5 ago – “Fate pena. Siete incommentabili“. Sono parole al vetriolo quelle di Gaia Tortora, figlia del più noto Enzo, sull’ennesima esibizione di codardia istituzionale andata in scena ieri alla Camera dei Deputati. Oggetto della votazione: l’istituzione della Giornata nazionale dedicata alle vittime degli errori giudiziari, intitolata proprio alla memoria di Enzo Tortora.

Siamo perfettamente d’accordo che ogni “giornata internazionale di…” non serva esattamente a nulla, ma nel caso di specie è un atto doveroso, di rispetto minimo, una restituzione d’onore a chi è stato sbranato dal mostro della malagiustizia. Risultato? La proposta passa con 178 voti a favore, mentre il cosiddetto “campo largo” (PD, M5S e AVS) sceglie l’arma dei pusillanimi: l’astensione.

La sinistra scappa dalla memoria di Enzo Tortora

Insomma, novantasette parlamentari della “combriccola” progressista hanno preferito darsela a gambe levate. Hanno balbettato scuse ridicole su difetti di forma, lamentando con lacrime di coccodrillo il “mancato confronto in commissione” e la fretta del provvedimento. Addirittura hanno accampato contraddizione di natura pratica poiché il provvedimento punta a coinvolgere attivamente gli studenti, ma le ma fissare la data della giornata al 17 giugno rischia di ridurne l’efficacia perché le scuole di ogni ordine e grado sono chiuse per la pausa estiva. Peccato, però, non notare che la data scelta non è una data campata in aria, ma il giorno in cui nel 1983 Enzo Tortora, il celebre giornalista e presentatore televisivo, fu arrestato, perseguitato e alla fine riconosciuto innocente perché “il fatto non sussiste”. Supercazzole burocratiche per coprire una realtà ben più triste: la sinistra nostrana e la setta manettara del grillismo non possono permettersi di disturbare il manovratore. Non possono votare una legge che ricordi ai cittadini italiani quanto sia fallibile, arrogante e talvolta distruttiva la casta con la toga.

Il cancro dei PM-star e il circo mediatico-giudiziario

La verità è che Enzo Tortora rappresenta ancora oggi un fantasma scomodissimo per i sacerdoti del giustizialismo. Tortora è il simbolo di una giustizia che non cerca la verità, ma il capro espiatorio; quel rigorismo giudiziario che non applica la legge, ma cerca la prima pagina dei giornali. È la dimostrazione vivente di come un cittadino perbene possa venire incarcerato sulle soffiate di pentiti fasulli e distrutto da magistrati affamati di celebrità. Un circolo vizioso mai sopito, che negli anni ha alimentato la parabola dei cosiddetti “PM superstar”. Pensiamo ai vari Antonio Ingroia, Luigi de Magistris o Henry John Woodcock, per non parlare dei maxi-blitz in stile Nicola Gratteri: spettacolari conferenze stampa, titoloni a nove colonne, decine o centinaia di arresti sbattuti in prima pagina come trofei di caccia. E poi? Poi i processi arrivano a dama, le sbarre si aprono e la montagna partorisce il topolino: assoluzioni a raffica, scarcerazioni di massa, persone tenute in galera da innocenti e rimandate a casa con un “ci siamo sbagliati” borbottato a mezza bocca. Senza scuse che non sarebbero sufficienti.


Chi ripaga quelle vite rovinate? Chi risarcisce le carriere distrutte, le famiglie spezzate, la dignità infangata? Nessuno. Perché nel sistema italiano il magistrato che sbaglia non paga mai: fa carriera, scrive libri, è ospitato nei salotti televisivi a ogni ora del giorno e della notte a fare la morale o, meglio ancora, sveste la toga e si candida in politica con la sinistra, pronto a riscrivere le leggi che prima applicava a sentimento.

I “Don Abbondio” pagano la cambiale all’ANM

Ha ancora perfettamente ragione Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Osservatorio giustizia della Fondazione Einaudi, quando definisce i parlamentari astenuti dei “don Abbondio nostrani” e parla di “cambiale da pagare alla leadership politica di Anm (Associazione nazionale magistrati) per la vittoria del NO” al referendum da parte di Pd, Movimento 5 stelle e Verdi- Sinistra. Altro che sfumatura procedurale: è la sottomissione ideologica a quel blocco di potere che ha garantito alla sinistra anni di supplenza giudiziaria quando non riusciva a vincere le elezioni nelle urne.

Per la religione progressista, il dogma è infallibile: la magistratura è santa, la presunzione d’innocenza vale solo per i compagni di merende, e chiunque osi denunciare i soprusi delle toghe è automaticamente un sovversivo. Parlare delle oltre centomila persone vittime di ingiusta detenzione negli ultimi trent’anni significa scoperchiare un vaso di Pandora che fa troppa paura.

Il garantismo petaloso delle “anime belle”

Lo spettacolo offerto dalla Camera è la conferma che il garantismo della sinistra è petaloso, selettivo e ipocrita. Quando si tratta di sfilare per i diritti astratti, le anime belle Rachele Scarpa e le barricadere grilliste come Valentina D’Orso sono sempre in prima fila, ma di fronte alla carne e al sangue di chi è stato triturato dalle carceri italiane da innocente voltano le spalle per non scontentare i propri danti causa in magistratura. La risposta di Gaia Tortora è l’unica possibile di fronte a questo degrado morale. Non servono perifrasi diplomatiche: fate pena. La memoria di Enzo Tortora non ha bisogno delle vostre astensioni codarde, ma l’Italia ha disperatamente bisogno di liberarsi di questo indegno servilismo giudiziario. Di mandanti ed esecutori.

Tony Fabrizio

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