Roma, 21 lug – Ulisse e il mondo virtuale, ovvero la sacralità del mito e l’analiticità dell’algoritmo. Due materie di studio estremamente interessanti ma, se vogliamo, posizionate apparentemente all’opposto. La domanda però sorge spontanea: può esserci sintesi tra l’europeo originario, archetipo dell’eroe, e le molteplici possibilità che la tecnica ci mette oggi a disposizione? Spoiler, la risposta chiaramente è sì: in Accelerazionismo eretico, volume edito dai tipi di Passaggio al Bosco, Francesco Boco riesce a spiegarci, tracciando una via da seguire, il perché.
La differenza tra Tradizione e tradizione
Senza “strumenti” biologici sui quali fare affidamento in natura, l’uomo è animale culturale, quindi tecnico. Non ha artigli nè zanne, sprovvisto di ali, più propenso ai lunghi cammini che alle corse fulminee. A differenza degli altri esseri viventi però nella sua multiformità ha da sempre sentito l’esigenza di superarsi. In tal senso l’autore prende l’esempio del re di Itaca: personalità polimorfica ma comunque centrata, spiega meglio di altri spunti possibili, come «diventare qualcosa di ulteriore, di più potente e di più esteso». Ovviamente a noi interessa la declinazione storica del concetto avvenuto alle nostre latitudini. Scrive Boco: «La potenza originaria dell’uomo europeo risiede precisamente nella capacità mentale, interiore, di adattare i propri schemi mentali al mutare delle condizioni ambientali».
Nel volume viene fatta quindi una particolare distinzione semantica tra “Tradizione” e “tradizione”. Se la prima può essere considerata come un qualcosa di fisso, eterno, immutabile con la seconda interpretazione del termine ci orientiamo nel testo prendendo coscienza con una visione del mondo fedele al proprio essere ma sempre nuova e diversa. Non una tavola dei comandamenti da rispettare, ma sorgente dalla quale attingere.
Un Dio, una legge, un mercato
Una battaglia che, almeno nel terzo millennio, o comunque da qualche secolo a questa parte, non è solamente interiore. C’è un’altra lotta costante, contro quelle scuole di pensiero che abbassano l’esistenza, riducendone potenza e libertà. Un male comune a tutto il globo, ma senza mezzo gaudio: a ogni latitudine lo sfruttamente mercantile e finanziario è imparentato con la concezione monoteista della storia. C’è un luogo d’arrivo, un domani già predefinito. Un Dio, una legge, un mercato. Ma con un prezzo da pagare: l’annientamento dell’uomo.
Le modalità attraverso le quali arrivare a questo traguardo sono tema di discussione. Per porre fine alla “sofferenza” umana propria di questo viaggio gli accelerazionisti chiedono, appunto, un aumento della velocità di navigazione, di «attraversare fino al punto massimo di saturazione in cui non accadrà più nulla di storicamente rilevante».
Una posizione – che con un termine sicuramente non precisissimo ma utile a capirne l’essenza potremmo definire “di sinistra” – viziata però in partenza da due grossolani difetti: la mancanza di alternative al modello capitalista e la credenza secondo la quale «il principio originante e governante la tecnica sia un qualcosa di alieno, di estraneo all’essenza umana».
Accelerazionismo eretico
Per nostra fortuna però il corso degli eventi non è lineare. Vive nella complessità e nell’imprevisto. Accelerare i procedimenti in essere potrebbe infatti comportare l’allargarsi di contraddizioni già note, aprire nuove falle, creare bug nel sistema, aprire spazi.
Qui potrebbero trovare campo favorevole le tesi eretiche di Boco, con la questione tecnica come fatto politico da non lasciare in mano (solo) alle grandi realtà private, detentrici oggi del particolare monopolio. La tecnologia e l’informatica al servizio di visioni di lungo periodo, di «più grandi orizzonti, di più grandi missioni storiche». Un discorso che va depurato da evidenti abbagli: su tutti il Grande Reset – semplicemente un riavvio dello stesso sistema – e certa tecnofobia, nata da pregiudizi religiosi o morali ma senza senso d’esistere. L’arretramento della tecnica, la disconnessione personale dal mondo, l’astensione da processo evolutivo, infatti, non ricondurrebbero a nessun paradiso terreste. Hanno al contrario prospettive desertiche.
Viene precisato nel testo: «Ogni prodotto tecnico dipende dal suo programmatore, non ha una volontà propria né può acquisirla. Al massimo, come nel caso dell’Intelligenza Artificiale, può combinare informazioni fornite dall’uomo per apprendere dei comportamenti, ma sempre partendo da un patrimonio di esperienza prodotto e raccolto dall’uomo». E ancora «Ogni verità impone una sua visione, un suo ordine al caos che altrimenti travolgerebbe l’uomo».
Quale memoria?
D’altronde la peggiore delle ipotesi – ovvero la totale sostituzione dell’uomo con la macchina – potrebbe per assurdo avvenire solamente per abdicazione del primo dal proprio ruolo storico. Tecnologia e tradizione trovano sintesi e funzionalità nella visione del mondo sovrumanista, un antimoderno ma in avanti – come efficacemente riassunto da Boco nelle pagine di Accelerazionismo eretico.
Non più masse mobilitate, ma compito di minoranze qualificate pronte a intervenire oggi per cambiare un un domani sempre modificabile. Nel campo delle possibilità il nodo è quale memoria si sceglie di riattivare: ogni fine della storia è sempre anti-europea.
Marco Battistini