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Modena, El Koudri è in grado di intendere e volere: ha colpito per odio

by Tony Fabrizio
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Roma, 5 feb – Come volevasi dimostrare. El Koudri, l’italiano di seconda generazione di origine marocchina e laureato che lo scorso 16 maggio si fiondò con la propria auto sui passanti che affollavano la via Emilia di Modena, ammazzandone uno, tranciando di netto le gambe a una turista tedesca e ferendone altri sette, era perfettamente in grado di intendere e di volere. Al momento dell’investimento e della fuga con tanto di coltello, fermata da Luca Signorelli, sapeva quello che faceva, dunque può affrontare il processo. È quanto hanno stabilito i giudici per le udienze preliminari nel corso dell’incidente probatorio tenutosi presso il Tribunale di Modena.

El Koudri era capace di intendere e di volere

Nessuna correlazione – per usare una perifrasi tristemente nota – tra i disturbi psichiatrici del trentunenne marocchino e l’azione compiuta quel sabato pomeriggio di metà maggio. I periti Matilde Forghieri e Giuseppe Sartori hanno confermato che il giovane era perfettamente consapevole e che i disturbi mentali che lo hanno portato a essere in cura presso le strutture sanitarie emiliane non sono una giustificazione per la sua condotta. “La condotta illecita – sono le conclusioni dei periti – non costituisce espressione sintomatologica di un disturbo mentale, bensì l’esito di un agito motivato da frustrazione, rancore e finalità rivendicativo dimostrative, attuato con lucidità operativa e autodeterminazione conservata”.

A nulla, dunque, è valsa la facoltà strategicamente adottata di non rispondere, immediatamente invocata dal trentunenne africano che in aula si è trovato in aula faccia a faccia con i sopravvissuti. L’attentatore ha guadagnato l’ingresso da un accesso laterale, dove si è presentato con il volto protetto da un cappuccio blu, ma dentro lo attendevano Angelo Ciccarelli, il marito della vittima Monica Esposito, morta dopo due mesi di ricovero in ospedale, in carrozzina e ancora sofferente per ferite fisiche (e non solo) e lo chef Ermanno Muccini, uno degli otto feriti. El Koudri ha preso parte all’udienza a pochi passi dai familiari e accanto al suo legale Fausto Gianelli, compagno della deputata Ilaria Cucchi e che difende anche la famiglia di Abderrahim Fakir, il marocchino morto durante un arresto dei Carabinieri a Bologna, dopo aver dato in escandescenze.

El Koudri ci odia, ma non è una giustificazione

A seguito delle perizie, inoltre, è emerso un aspetto inquietante, ma che non sorprende affatto: El Koudri ci odia. Non difficile da ipotizzare, dopo aver falciato ignari passanti che se ne stanno per conto loro durante una passeggiata primaverile, nella Nazione che, insieme alla tua famiglia, ti ha accolto e che voi avete scelto per viverci. Che ha garantito una vita migliore di quella precedente. O che è stata così “ingenua” da non accorgersi che si stava trasformando in ciò che è stato il Cavallo di Troia per i Troiani.

I tecnici, insomma, hanno solo dimostrato con la scienza ciò che la coscienza dell’Italia intera aveva ipotizzato: vi è stata una pianificazione dell’attacco. Certo, se anche impazzisci alla guida dell’auto, difficile spiegare la presenza del coltello con la stessa auto con cui piombi sulla folla. Il laureato-omicida, inoltre, soffriva di una fragilità narcisistica ed era animato da sentimenti di odio, rabbia e rivalsa. Nonostante ciò, però, queste sono condizioni che non hanno affatto alterato la capacità di comprendere il significato del suo operato e di autodeterminarsi. In buona sostanza, El Koudri odia l’Italia e tutto ciò che è Italia, turisti compresi e se ha ammazzato, tentando una strage, ferendo otto persone e guadagnandosi la fuga con un machete custodito in auto lungo le vie del capoluogo emiliano è perché ha voluto esattamente tutto ciò che ha compiuto. Anzi, forse, avrebbe voluto anche di più. Inoltre, i quattro video che l’odiatore narcisista ha registrato provano che il linguaggio usato nelle riprese è riconducibile al trap dissing e questo è importante perché prova che le facoltà mentali dell’individuo non sono affatto compromesse.

Una difesa insostenibile

Tesi nemmeno a dirlo rigettata dal legale della difesa Gianelli, secondo cui il disturbo da cui l’africano era affetto avrebbe compromesso la sua lucidità nel momento esatto in cui ha compiuto il folle gesto. O meglio, quando ha messo in atto ciò che aveva premeditato. E imbastisce addirittura un’ode fantascientifica per sottolineare la sua guida corretta e ortodossa (non è una battuta provocatoria per l’islamico!) fino ad arrivare sulla Via Emilia. Magari avanzeremo anche la richiesta di concedergli le chiavi della città per aver rispettato le norme del Codice della strada. Per poi impazzire al momento in cui si è trovato difronte alla vista dell’alcol servito ai tavolini o di belle ragazze con polpacci e décolleté in bella vista per il caldo. Magari anche di un semplice cieco in compagnia del suo cane-guida. Un attentatore, ma nel rispetto delle norme della circolazione, dunque. E anche sensibile. Potrebbe arricchire così la sua arringa l’avvocato Gianelli che si è dovuto sperticare nelle dichiarazioni di rito più scontate quali “abbiamo fiducia nella magistratura; gli inquirenti stanno facendo un ottimo lavoro”, sperando di poter salvare il salvabile. È una questione di principio per il mondo che l’avvocato difende e per tutta quella narrazione che ogni antitaliano diffonde. A partire dal primo cittadino Massimo Mezzetti che, col sangue ancora fresco sull’asfalto (e prima ancora che qualcuno morisse) si affrettò a convocare la piazza contro l’odio. Oggi quelle convocazioni andrebbero riviste. E, se anche non dovesse configurarsi anche l’aggravante del terrorismo, per come stanno andando i fatti quella piazza andrebbe abbandonata. Con tanto di scuse mai sufficienti per le vittime, ma anche a tutti i modenesi perché quella piazza, con queste idee e questo fare, è evidentemente già stata abbandonata.

Il tabù semantico: il terrorismo

Che El Koudri ci odia è stato legittimato dal Tribunale, ma per la giustizia non si è trattato di terrorismo. O non ancora. È proprio su questo punto stanno spingendo l’avvocato Deborah De Cicco, legale del fratello della donna deceduta. Le ricerche effettuate dallo studente marocchino nei giorni precedenti non sono ricerche qualunque, ma sono mirate alla modalità di esecuzione degli attentati terroristici precedenti messi a segno in tutta Europa. Il solo denominatore comune è quello della natura dei loro esecutori: sono tutti islamici. A questo si aggiunge che nei video parla chiaramente di odio e distruzione dell’Italia. Ecco perché non si può nascondere l’ombra (o la luce: più chiaro di così?) del fondamentalismo islamico dietro l’attentato di Modena. In attesa che la giustizia metta il suo timbro su questa pericolosa storia di terrorismo il cui finale era già scritto.

Tony Fabrizio

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