

Altro che storia condivisa e unità nazionale, ancora nel 2016, secondo sinistra e grillini, il fascista buono è quello morto e se è morto, anche se è stato giustiziato, meglio non tributargli alcun omaggio, sarebbe fuori luogo. Un dictat al quale Cuttaia, che aveva già invitato il sindaco a “deporre le armi dell’odio e lasciare per sempre alle spalle un’epoca piena di dolore e sangue”, si è ribellato omaggiando i caduti a modo suo e scrivendo i loro nomi nero su bianco: Alberto Giardini, Teresio Girotto, Rina Grosso, Giovanni Lapier, Luigi Marietta, Alessandro Mezzano e Riccardo Selvarolo. Per tutta risposta, l’Anpi ha chiamato i vigili urbani, che a loro volta hanno avuto il triste incarico di sequestare le rose rosse, i fogli con i nomi. “Esporre i simboli della Rsi è apologia di reato“, ha osservato Fabio Scibetta. “I militari della Rsi sono morti per la loro causa, che non era quella condivisa dalla maggior parte della gente, nemmeno dopo la guerra. I valori di chi ha sacrificato la propria vita per la Resistenza devono essere salvaguardati e trasmessi“, ha invece commentato il sindaco grillino. Con buona pace del movimento che avrebbe dovuto gettarsi alle spalle le ideologie.
Emmanuel Raffaele
1 commento
Sono sicuro che le “risorse” a Milano non mancano.
Che ne impieghino qualcuna per riverniciare il muro, almeno si “guadagnano” i 35 euro al giorno…