
Nel frattempo però aumentano le assunzioni a tempo subordinato, dato che contribuisce ad aumentare l’incertezza del futuro soprattutto nei giovani. Le nuove assunzioni di lavoro a termine sono state 1.439.431 (1.313.673 nel Iprimo trimestre 2016). Aumentano al contempo le cessazioni: 1.117.137 (1.048.171 nel primo trimestre 2016). In netto calo poi nuovi contratti a tempo indeterminato: sono stati 310.004, giù del 7,6% rispetto al primo trimestre 2016 (335.664). Crollano anche le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine, che registrano un -3,1%. Nei primi tre mesi del 2017 sono state 68 mila, a fronte delle 70.147 dello stesso periodo del 2016. Impressionante poi il tracollo del numero degli apprendisti trasformati in dipendenti a tempo indeterminato: -17,3%, per l’esattezza 20.862 contro i 25.237 del primo trimestre dello scorso anno.
Come scrivevamo su questo giornale nel febbraio scorso, le mancate assunzioni non sono dovute all’impossibilità di licenziare più liberamente (opportunità offerta dal Jobs Act per i contratti a tempo indeterminato di nuova attivazione), ma ad una mera questione contabile, legata al cuneo fiscale sul lavoro che è tornato a salire dopo che il governo non ha rinnovato gli sgravi contributi. Il Jobs Act si è dimostrato del tutto inutile, anzi, deleterio.
Alessandro Della Guglia