Roma, 27 dic – Rischiamo l’emergenza carceri? La domanda è legittima, visto il concentrarsi di eventi abbastanza preoccupanti in questi giorni di festa. Prima la “evasione di Natale” dal “Cesare Beccaria” di Milano, poi l’ultimo fatto che ha sconvolto il carcere femminile di Rebibbia, a Roma.

A Rebibbia molotov contro il personale

Poco dopo la fuga di sette detenuti dal carcere Beccaria di Milano, un altro episodio preoccupante si è verificato a Roma, al Rebibbia, come riportato da Tgcom24. Gennarino De Fazio, segretario generale della polizia penitenziaria, già intervenuto nel caso milanese, parla anche di quest’ultimo con estrema preoccupazione, riferendo di “”bombe molotov” che “sono state lanciate durante la notte nel parcheggio per il personale del carcere romano di Rebibbia femminile”. Poi aggiunge che “la polizia penitenziaria, per troppo tempo abbandonata dai governi e dalla politica che conta, continua a essere attaccata su più fronti. Serve un decreto carceri che, con carattere d’urgenza, affronti l’emergenza”.

È emergenza carceri?

In effetti, ci mancherebbe solo un’emergenza carceri. Per un ambito che, tra l’altro, è già in emergenza da anni per altri fattori (scarsità dello spazio, condizioni vergognose in cui vivono i detenuti, profili igienico sanitari enormemente compromessi), tralasciando le parole di De Fazio che da questo punto di vista sono poco interpretabili. Nell’arco di 24 ore, una fuga così nutrita e un assalto a una struttura non sono sicuramente questione da sottovalutare. Beninteso che i cosiddetti “effetti domino”, quando la situazione strutturale è così precaria, non possono sorprendere granché. Strutture così sovraffollate, limitate e precarie possono eccome diventare più vulnerabili, senza contare la mancanza di personale che da tempo le affligge. Episodi simili, per ora ancora eccezionali, potrebbero trasformarsi in inquietanti regolarità.

Alberto Celletti

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