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L’accanimento delle transfemministe di Non una di meno contro le adunate degli alpini

by Francesca Totolo
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Alpini

Roma, 21 apr – Puntuali come un brufolo sul naso il giorno del matrimonio, ogni anno “Non una di meno” si scaglia contro l’adunata degli alpini che, quest’anno, si terrà a Genova. «Sotto il clima di festosa normalità si cela un immaginario che non ci appartiene», scrivono le transfemministe, evidenziando la “mascolinità tossica” di tale raduno.

Nel post pubblicato sui loro canali social, “Non una di meno” parla di «denunce per molestie verbali, fisiche, abusi che ciclicamente accompagnano queste celebrazioni». Ovviamente, anche un complimento un po’ grossolano come «che bel culo» finisce sul patibolo delle soggette. Le stesse mostravano un cartello con la scritta «Migranti non lasciateci da sol* con i fascisti» in italiano stentato. Non importa che quasi una violenza sessuale su due sia commessa dagli stranieri, i quali rappresentano il 9 per cento della popolazione residente in Italia. L’alpino bianco ed etero deve essere mostrificato.

Nessun alpino condannato per violenza sessuale a Rimini

Durante l’adunata degli alpini a Rimini del 2022, le transfemministe si sono scatenate, accusando gli alpini di violenze e moleste sessuali. All’epoca, delle centinaia di testimonianze raccolte e poi riportate da Fanpage, solo una denuncia era stata formalizzata, sebbene “Non una di meno” avesse messo a disposizione l’assistenza legale gratuita.

Quella denuncia si era poi conclusa con l’archiviazione perché mancavano elementi probatori sufficienti per procedere nelle sedi giudiziarie. Nonostante ciò, per mesi si è parlato di branchi di molestatori, di cultura dello stupro e del patriarcato degli alpini, arrivando pure a un interrogazione parlamentare di Riccardo Magi, segretario di Più Europa.

«Mentre spingevo il passeggino, un bel gruppetto con gli occhi allupati ha deciso di comunicarmi a gran voce: “Tutti dovrebbero avere una mamma così”», aveva segnalata una donna. Questo è il tenore delle denunce raccolte dalle transfemministe. Un’altra ragazza aveva dichiarato: «Ho ricevuto fischi, ho avuto paura e non mi sentivo sicura».

«Ho subito ininterrottamente molestie, dal chiedermi cosa facessi quella sera al volere il mio numero», aveva sostenuto la cameriera di un bar. Una donna ha dichiarato che un alpino le ha puntato la fotocamera sul viso, chiedendole una foto. «Ci sono stati casi di persone che chiedevano di andare in camera e di fare la doccia con loro», ha raccontato la receptionist di un albergo.

Apprezzamenti trasformati in violenze sessuali

Goliardate, fischi e apprezzamenti indelicati, commessi da qualche partecipante all’adunata di Rimini, sono stati trasformati dalle transfemministe in violenze sessuali e in accuse nei confronti dell’intero corpo militare. «Festeggiamenti di corpo militare che più di ogni altro evoca l’immagine di un patriottismo benevolo, incarnato da uomini cui dovremmo, in nome della loro dedizione alla collettività, concedere il vezzo di perpetrare molestie, abusi e insulti sessisti e razzisti», ha scritto “Non una di meno” in merito all’adunata di quest’anno a Genova. Poi le stesse soggette affermano che non bisogna generalizzare sulle violenze sessuali commesse da stranieri.

Dopo Rimini, le transfemministe hanno continuato a raccogliere denunce su presunti abusi durante le successive adunate degli alpini ma nessuna è stata formalizzata. A finire in tribunale, è stato solo un caso risalente al 2015 e avvenuto durante l’adunata a L’Aquila. Per violenza sessuale su minorenne, Danilo Ceci e Semir Belhaj, ambulante di origini straniere, vennero condannati a quattro anni di reclusione in primo grado. In Appello, i due uomini erano stati assolti ma, nel 2023, la Cassazione aveva annullato la sentenza, ordinando un nuovo processo da celebrarsi a Perugia. Gli organi di stampa non hanno riportato aggiornamenti sull’esito del nuovo appello a Perugia.

Questo accanimento contro l’intero corpo degli alpini fa parte della rieducazione woke del maschio bianco eterosessuale. La banalizzazione della violenza sessuale è una pericolosa deriva perché espone le ragazze più giovani a rischi concreti. Per le femministe, tutto è ormai abuso nei confronti delle donne, dal catcalling a un apprezzamento non richiesto, passando per il manspreading e il mansplaining. Giù le mani però dagli immigrati che le salveranno dai fascisti. Probabilmente, a differenze dei militari e dei volontari dell’Associazione Nazionale Alpini, i loro eroi non saranno tra i primi a intervenire dopo terremoti e alluvioni. Ma ormai è noto che le transfemministe vogliono salvarsi da sole, senza l’aiuto dei «figli sani del patriarcato».

Francesca Totolo

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