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Livorno, 4 nov – Ricavi che sfiorano il miliardo di euro, quasi due i miliardi di prestito sociale che i soci hanno investito nell’attività, oltre 100 punti vendita con più di 4mila di dipendenti molti dei quali, oggi, a rischio: sono questi i numeri di Unicoop Tirreno, colosso della grande distribuzione che sta da anni attraversando una profonda crisi gestionale sfociata, negli ultimi mesi, in un piano di riorganizzazione lacrime e sangue.



Non è bastato il “cordone sanitario” di Legacoop e di Coop Alleanza 3.0 per mettere insieme i pezzi di quella che è ancora una delle grandi sette della distribuzione italiana. E non bastano le agevolazioni che il fisco mette a disposizione delle cooperative, anche se queste fanno più finanza che supermercati: Unicoop Tirreno non ce la fa, i soci ritirano i propri risparmi (mezzo miliardo negli ultimi tre anni) perché non si fidano più, i margini continuano a calare e il meccanismo si inceppa. Fino al tavolo di crisi, chiesto dopo che la dirigenza ha disatteso le promesse di salvaguardia occupazionale.

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Perché adesso, oltre ai risparmi dei soci, a tremare sono anche i lavoratori, con già otto supermercati chiusi e altri in fase di ridimensionamento. Senza considerare, denunciano i sindacati, “il frequente ricorso alla flessibilità, l’utilizzo di personale atipico, ormai componente strutturale dell’organico aziendale tradottasi con la notevole crescita del costo del lavoro, la terziarizzazione della logistica, l’esternalizzazione dei reparti pescheria in diversi negozi e il mancato avvio dei previsti percorsi di formazione/riqualificazione professionale per agevolare la ricollocazione del personale presso la struttura operativa di Unicoop Tirreno”. Sembra di sentire la fredda cronaca di una multinazionale impegnata in delocalizzazioni dalla dubbia efficacia, invece siamo nel non plus ultra della sinistra di governo che si fa potentato economico.

Perché è vero, il piano di risanamento di Unicoop Tirreno sembra procedere senza intoppi, almeno dal punto di vista della tenuta dei conti. Ma a che prezzo? “Terziarizzazioni, cessioni, chiusure, aumento degli esuberi, apertura di procedure di mobilità – proseguono i delegati – mancato confronto sugli interventi in sede, mancata applicazione degli ammortizzatori sociali e avanzamento della riorganizzazione”: su questo punti Unicoop tirreno non è stata in grado di dare risposte, tanto che i rappresentanti dei lavoratori hanno proclamato un doppio sciopero. Il primo avrà luogo l’11 novembre, con un’ora di astensione. Il secondo, due giorni dopo, sarà invece sciopero generale: “Ci salviamo tutti o non si salva nessuno – spiega Pieralba Fraddanni, segretaria generale della Filcams Livorno – si deve avere la consapevolezza che tutti sono a rischio, al momento le azioni unilaterali hanno effetto soltanto su alcuni lavoratori, ma è in discussione la tenuta stessa dell’azienda“.

Filippo Burla

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