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Anche i sudafricani chiedono la remigrazione

by Francesca Totolo
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Sudafrica

Roma, 6 mag – I sudafricani scendono in piazza per chiedere la remigrazione degli immigrati arrivati da altri Paesi africani. E, a manifestare, non sono i bianchi ormai costretti a vivere in fattorie e quartieri blindati ma organizzazioni guidate da neri. Le proteste sono partite da Pretoria per poi diffondersi in altre città. “Tornate nel vostro Paese, stiamo stanchi di voi, state distruggendo il nostro Paese”, tuonano i manifestanti, imbracciando bastoni e scudi.

Non solo manifestazioni e proteste anti immigrazione nel Sudafrica post Mandela: stanno aumentando pure gli episodi di xenofobia in tutte le città. La notizia è stata pressoché ignorata dai media italiani che preferiscono diffondere falsità e menzogne sulla proposta di legge di iniziativa popolare riguardante la remigrazione.

In occasione della Giornata della Libertà che ricorda le elezioni del 1994, il presidente Cyril Ramaphosa ha condannato gli attacchi contro gli stranieri, ricordando il debito di gratitudine verso le altre nazioni africane che offrirono sostegno nella lotta contro il sistema dell’apartheid. L’Alto Commissariato del Ghana ha consigliato ai propri cittadini di chiudere le attività commerciali e di mantenere un basso profilo, mentre il capo dell’Unione nigeriana del Sudafrica ha invitato i suoi membri a rimanere in casa durante le manifestazioni.

March and March, uno dei movimenti che stanno organizzando le proteste, ha consegnato un documento all’ufficio di presidenza sudafricana, dove gli immigrati vengono ritenuti responsabili dell’insicurezza nel Paese e del deterioramento del mercato del lavoro. Il viceministro Nonceba Mhlauli ha dichiarato che le leggi sull’immigrazione saranno riviste, sottolineando che “il problema degli stranieri senza documenti nel nostro Paese è una preoccupazione legittima”.

“Ci stanno rubando il lavoro, stanno violentando le nostre figlie”

Secondo i dati ufficiali, in Sudafrica, sono presenti circa 2,4 milioni di immigrati, quasi il 4 per cento della popolazione residente. La maggior parte proviene dai Paesi limitrofi come Lesotho, Zimbabwe e Mozambico. Negli ultimi anni, la questione immigrazione ha acquisito rilevanza politica. I sudafricani accusano gli stranieri di depredare posti di lavoro, di parassitare il welfare del Paese, di non rispettare la legge e di importare criminalità. “Ci stanno rubando il lavoro, stanno violentando le nostre figlie”, ha tuonato un manifestante a Durban, strattonando un immigrato.

Prima della manifestazione, Jacinta Ngobese-Zuma, fondatrice di March and March, ha affermato che i criminali fuggono dai Paesi d’origine per poi stabilirsi in Sudafrica: “Se camminate per le strade, vedrete che si appropriano degli edifici. C’è droga. C’è prostituzione. Ci sono mafie. Insomma, questo Paese è terreno fertile per la proliferazione dei criminali”.

Allarme xenofobia

“Siamo sotto attacco da tutta l’Africa. L’unica cosa che fanno è etichettarci come xenofobi. Non c’è nulla di xenofobo nel chiedere che si rispettino la legge e l’ordine del proprio Paese”, hanno affermato gli organizzatori delle manifestazioni, i quali chiedono anche che tutti i negozi siano gestiti da sudafricani, che vengano effettuati controlli di tutti gli immigrati e che vengano riesaminati i permessi di soggiorno per studio. Durante le proteste contro l’immigrazione, la polizia è dovuta intervenire diverse volte per impedire aggressioni agli immigrati e irruzioni nei negozi gestiti da stranieri.

“Amakwerekwere” (coloro che parlano lingue incomprensibili), hanno urlato i sudafricani contro gli stranieri che si affacciavano ai balconi delle proprie case. António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha condannato le proteste xenofobe in Sudafrica, definendoli “atti criminali” perpetrati da individui che sfruttano le tensioni socio-economiche.

Tshepo Mposula, esponente del partito sudafricano ActionSA, ha dichiarato: “L’immigrazione clandestina è un problema per il nostro Paese. Le persone devono entrare legalmente e, una volta qui, devono rispettare le nostre leggi. Il governo non sta affrontando adeguatamente queste problematiche”. La “Clean-up campaign” di Durban, organizzata dal gruppo March and March, si è trasformata in una vera e propria caccia al clandestino. “Procediamo all’arresto degli immigrati e li consegniamo alla polizia”, hanno dichiarato i manifestanti che stavano fermando e perquisendo stranieri per strada tra spintoni e strattoni.

Proteste dei sudafricani anche davanti alle scuole

A Durban, le proteste sono scoppiate anche davanti alle scuole frequentate da figli di immigrati. Gli attivisti di March and March sostengono che a loro venga data la priorità nell’iscrizione in determinati istituti scolastici ai danni degli studenti sudafricani. Diversi manifestanti hanno cercato di impedire agli stranieri di andare a prendere i propri figli a scuola. Per disperdere la folla, la polizia ha utilizzato cannoni ad acqua e lacrimogeni, scortando poi i bambini dai loro genitori.

Dall’Europa al Sudafrica, i cittadini chiedono la remigrazione

Nel silenzio dei media italiani ed europei, da mesi, i movimenti sudafricani chiedono la remigrazione di clandestini e immigrati criminali, arrivando anche a gesti estremi. Anche nel Paese di Mandela, fortemente sostenuto dall’Occidente progressista e primo laboratorio dell’agenda politica di George Soros (in trent’anni, la sua fondazione ha investito quasi 250 milioni di dollari), i cittadini stanno sperimentando le conseguenze dell’immigrazione di massa non governata. Dopo la fine dell’apartheid e le violenze sistematiche contro la popolazione bianca, il Paese ha faticato a rialzarsi economicamente, schiacciato da un alto tasso di disoccupazione, dalla corruzione dilagante, dalle carenze energetiche e infrastrutturali. Il Sudafrica rimane uno dei Paesi più diseguali al mondo, dove circa metà della popolazione vive in condizioni di povertà.

Negli ultimi anni, l’immigrazione di massa ha contribuito ad aggravare una crisi economica già devastante per i sudafricani. Probabilmente il tanto declamato “Black Economic Empowerment” necessita per concretizzarsi di manovalanza a basso costo proveniente da altri Paesi africani.

Francesca Totolo

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