Home » Tecnodestra e nuovo Leviatano: perché non bisogna resistere alla tecnica, ma cavalcarla

Tecnodestra e nuovo Leviatano: perché non bisogna resistere alla tecnica, ma cavalcarla

by Andrea Grieco
0 commento

Il tecnofascismo è l’ultima paura progressista davanti al mondo che cambia

Roma, 5 mag – Ogni epoca di trasformazione radicale ci mette davanti a delle scelte, e la nostra non fa eccezione. Ci troviamo oggi all’interno di un vero e proprio cambio di paradigma. Il rapporto tra tecnica e potere si fa sempre più stringente, i confini tra tecnologia e vita che credevamo, a torto, immutabili vengono continuamente superati e le categorie con cui eravamo abituati a leggere la realtà appaiono ormai obsolete. Una realtà che, per alcuni, si prospetta oscura, totalitaria e terribile.

Non è un caso che si stiano moltiplicando gli appelli e le denunce contro questo nuovo “tecnofascismo” che ha nelle Big Tech e nella cosiddetta “tecnodestra” i suoi principali alfieri. In questo senso si inserisce l’ultimo libro di Asma Mhalla, politologa e saggista franco-tunisina, edito da Einaudi e intitolato proprio Resistere ai tempi oscuri. Il nuovo sistema totalitario, forse uno dei primi tentativi concreti di circoscrivere questo ipotetico “nuovo fascismo” tutto algoritmi e silicio. L’analisi di Mhalla parte dalla consapevolezza che il XXI secolo non si limiterà a governare gli esseri umani, ma programmerà gli individui tra realtà mediata, interfacce, scrolling compulsivo, saturazione cognitiva e perdita di controllo su ciò che ci circonda. Questa cyberdistopia rappresenta per Mhalla non un incubo lontano ma una trasformazione di regime in atto, una realtà già quotidiana in un contesto di multi crisi economica, ecologica e politica.

Nuovo totalitarismo e tecnodestra

È su questa diagnosi che si innesta la fantomatica fascistizzazione denunciata dalla Mhalla, ossia l’avvento di un fascismo ipermoderno e postmoderno che sarebbe la causa di tutta la brutalizzazione dell’immaginario odierno. Come troppo spesso accade, la cosiddetta classe intellettuale progressista di sinistra mostra di non avere alcuna idea di cosa sia realmente il fascismo. Viene infatti inteso come un pattern storico-psichico ricorrentelegato a frustrazione esistenziale, perdita di senso e spettacolarizzazione del potere che si esprimerebbe oggi attraversi gli ecosistemi digitali. Una lettura che trova, in parte, non poche analogie con il famoso concetto di Ur-fascismo coniato da Umberto Eco, il quale ha già mostrato la propria inconcludenza da tempo. A ciò si unisce l’allarme per il nuovo Leviatano nato dalla fusione tra Big Tech e Stato e per il comparto militare-AI rappresentato da attori come PalantirAndurilOpenAi e simili. Questa nuova forma di potere troverebbe in personalità come Peter Thiel, Nick Land, Curtis Yarvin ed Elon Musk i principali attori, punte di diamante di unatecnodestra neoreazionaria, elitaria e antidemocratica. La prospettiva critico-progressista e liberal di Mhalla, però, non fa altro che proporre una falsa alternativa tra la difesa della democrazia liberale e la paura del nuovo totalitarismo, entrambe risposte interne allo stesso paradigma. La vera domanda non è se difendere o temere il sistema, ma come attraversarlo. La trasformazione tecnologica in atto non è da considerarsi né una deriva da arrestare né un progresso da subire, ma un campo di forze in cui affermare la propria visione del mondo così da plasmare il futuro che ci aspetta. La retorica antifascista proposta da Mhalla è solo una teoria della difesa dello status quo, ovvero l’ennesimo tentativo di neutralizzazione funzionale a contenere ciò che eccede e mina le fondamenta del sistema liberale. Il ricorso generalizzato alla categoria dell’antifascismo si trasforma di fatto in un dispositivo di conservazione dell’ordine esistente.

Superare non conservare

 L’uomo liberale e razionale è già in crisi. La tecnica accelera questa dissoluzione e produce nuove gerarchie, aprendo la possibilità di una nuova scala di potenza. Ma ogni entusiasmo ingenuo è da evitare: il rischio e la selezione sono caratteristiche ineliminabili. Per questo motivo è necessaria una politicizzazione della tecnica, opposta all’idea di una neutralità insostenibile. Invece che resistere e proteggere il soggetto da ipotetici “tempi oscuri” seguendo un conservatorismo perdente, è necessario accettare la sfida prometeica e attraversare la contingenza, superando così l’idea di individuo figlia della modernità liberale: creare l’uomo nuovo è l’obiettivo di ogni rivoluzione. Per questo motivo ogni discorso incentrato su regolamentazioni e norme dalla pretesa di universalità si ritrova, invece, a incatenare ogni potenzialità dell’innovazione. È il caso, ad esempio, dell’Ai Act promosso dall’Unione europea per un’intelligenza artificiale antropocentrica che ponga al centro l’uomo e il suo benessere: è il solito appello ai “valori occidentali” che, sotto una pretesa neutralità, definisce i confini di utilizzo degli strumenti e limita ogni possibile uso considerato antisistema. Il punto non è più centrato su libertà o controllo ma su chi sarà in grado di organizzare e orientare i sistemi tecnici complessi. L’individualismo politico lascia il campo a nuove forme decisionali più verticali e selettive basate su politiche di potenza: non siamo davanti alla fine del mondo, siamo solo davanti alla fine di un mondo. Non si tratta di resistere al cambiamento ma di cavalcarlo, dimostrandoci all’altezza.

 Andrea Grieco

You may also like

Redazione

Chi Siamo

Il Primato Nazionale plurisettimanale online indipendente;

Newsletter

Iscriviti alla newsletter



© Copyright 2023 Il Primato Nazionale – Tutti i diritti riservati