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Roma, 20 nov – Presso gli antichi greci e, a seguire, presso i Romani, vennero chiamate “Drago” tutte le specie di serpenti grossi, ma innocui, che potevano anche essere tenuti come animali domestici. Nei miti sono spesso messi a guardia di tesori, come avviene per il drago Ladone, posto a guardia dei Pomi delle Esperidi e sconfitto da Ercole (ma posto in cielo da Era nella costellazione Draco). Anche Fedro, in una delle sue favole, fa incontrare alla volpe, mentre scavava la buca per una tana, un drago posto a guardia di un tesoro. Giasone, a capo della mitologica spedizione degli Argonauti, conquista il Vello d’oro solo con l’aiuto di Medea che addormenta il drago posto a guardia. In tutti questi casi il drago, posto a guardia di un tesoro, sembra avere quasi una funzione benevola, intimidatoria: non ci si deve avvicinare a ciò di cui non si è degni o a cui non si è pronti, ma se nonostante ciò l’eroe decide di misurarsi con l’azione, non c’è nulla di proibito o nessun peccato da scontare per sempre.

Ma è con l’avvento del cristianesimo che il drago assume le sembianze orride, diffuse nell’immaginario collettivo: esso diventa il simbolo del diavolo e  dell’apocalisse. Le sue sette teste furono associate ai nemici della Chiesa, tra i quali Nerone, Maometto e in età tarda anche Federico II Hohenstaufen. Alcuni dei Santi più famosi nel culto cattolico, uccidono proprio dei draghi. Ad esempio San Giorgio, che salvò una principessa, destinata ad essere sacrificata per placare il drago. Dopo aver colpito la bestia, rassicurò la principessa e i concittadini sul fatto che chi avesse avuto fede in Cristo, convertendosi tramite il battesimo, non avrebbe avuto più temere nulla. In cambio, lui avrebbe ucciso il drago. Una sorta di ricatto, dunque. Più famoso ancora è probabilmente l’arcangelo Michele, figura già presente nella Bibbia come difensore di Israele,  che guida la schiera degli angeli contro il demonio, rappresentato proprio da un drago, affiancato dagli angeli ribelli. Nell’apocalisse infatti si dice che in cielo apparve un segno grandioso, con una donna incinta pronta a partorire. Ma il demonio (sotto forma di drago) si preparava a divorare il figlio, non appena nato. La donna allora si nascose nel deserto, dove ebbe rifugio e nutrimento, mentre l’arcangelo Michele vinceva questa terribile battaglia.

Fortunatamente, negli ultimi anni, la cinematografia ha contribuito, in maniera probabilmente definitiva, a ridefinire la percezione di questa figura mitologica. Per esempio, qualche sera fa la televisione proiettava il simpatico film di animazione Shrek. Ad un certo punto della storia, l’orco e il suo chiacchierone compagno, l’asino Ciuchino, devono liberare la principessa Fiona da un terribile drago che la tiene prigioniera. Durante il combattimento, improvvisamente il drago si rivela essere una dolce draghessa che rimane conquistata dalle lusinghiere parole pronunciate da Ciuchino nei suoi riguardi. Nel prosieguo del film, dopo aver sofferto per l’abbandono, la draghessa si rivelerà poi comunque una fedele alleata per l’asino e il suo compagno.

Ma anche nella serie di Harry Potter, nonostante la figura di Draco Malfoy, avversario del protagonista e membro del clan Serpe  Verde, sia messa in cattiva luce dagli ideatori della serie, Draco emana comunque un fascino che trascende il suo personaggio. Particolarmente evocativa e sicuramente più impegnata, la rappresentazione nel film Excalibur, dove l’alito del drago, evocato da Merlino, crea una cortina magica di nebbia che consentirà al re Uter di cavalcare sospeso nell’aria e di trasformarsi nel Duca, legittimo marito della splendida Igraine, impegnato in battaglia. Dal mistico amplesso, nascerà poi Re Artù. Sempre per restare in tema Re Artù, è meraviglioso nel film Disney (imperdibile) lo scontro fra Mago Merlino e Maga Magò, in cui lui si lamenta del fatto che le regole dello scontro non prevedevano la possibilità di trasformarsi in draghi, ma Maga Magò placida ribatte che non si era parlato di draghi Viola, e comunque l’espediente non le consente di vincere il duello contro il fin troppo leale Merlino. Al giorno d’oggi purtroppo però, gli unici Draghi da temere, i soli veramente terribili, sono quelli che decidono le politiche monetarie.

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1 commento

  1. il Drago e la Tigre,ossia la velocità e la schivata difensiva del drago come opposta e complementare alla potenza e all’attacco della tigre; entrambi -nella leggenda- apparivano marchiati a fuoco sugli avambracci dei Monaci Shaolin,dopo un lunghissimo percorso di addestramento marziale e spirituale.

    erano di fatto il “diploma” di Monaco pronto alle peregrinazioni senza dover temere nessun predone o
    balordo armato che gli si potesse stagliare davanti; ovvero la via della Pace ma non quella del pacifismo autolesionista sacrificale; una lezione orientale di oltre 2.000 anni fa ma ancora valida tutt’oggi.

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