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Roma, 20 nov- Gli echi del derby di Roma si protrarranno per le strade capitoline per tutta la settimana, forse per tutto il mese e non è certo una notizia per una città che vive questa partita come fosse una sfida tra vita e morte.
Chi ha vinto e chi ha perso: nessuna distinzione, anzi le prese in giro continueranno da entrambe le parti.
Per fortuna, diremmo noi, visto che gli sfottò e le sfide a colpi di cori e fantastiche coreografie tra tifoserie rappresentano un piccolo rimasuglio di spontaneità e sincerità nel calcio.

Eppure c’è qualcuno che non ha davvero visto la Roma battere la Lazio con il risultato di 2-1: è una famiglia romana che da dieci anni esatti gioca un’altra partita, quella con la giustizia italiana.
Stiamo parlando della famiglia di Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso da un poliziotto di fronte all’autogrill di Badia al Pino, in provincia di Arezzo, in quella drammatica mattina dell’11 novembre 2007.
Quello che è accaduto all’Olimpico ha infatti dell’incredibile.

La famiglia Sandri – invitata dalla Roma ad assistere al derby – si stava recando sotto la Curva Nord, epicentro del tifo laziale e per anni seconda casa di Gabriele, per salutare i tifosi biancocelesti quando è stata bloccata all’altezza della bandierina del calcio d’angolo.
Ai parenti di un tifoso ucciso da un agente di polizia, Luigi Spaccarotella, è stato impedito così di arrivare sotto la Nord per motivi di ordine pubblico.
Tutto vero, purtroppo.
E dire che entrambe le tifoserie avevano omaggiato Gabriele Sandri con splendide coreografie. I tifosi della Lazio hanno ricordato con una coreografia raffigurante il volto di Gabriele e l’aquila reale. Mentre i giallorossi, hanno risposto con una scritta Roma con i colori sociali.

E proprio in un clima così, assolutamente disteso, alla famiglia di un tifoso ucciso da un agente di polizia è stato impedito di recarsi sotto la curva. Come ha dichiarato lo stesso Cristiano Sandri, fratello di Gabriele, si è trattato di una “decisione incomprensibile”.
Spiace soprattutto per mamma che era venuta allo stadio solo per questo e per gli amici di Gabriele” ha spiegato Cristiano Sandri. Da qui la decisione di abbandonare lo stadio per protesta.
Dopo i novanta minuti il derby è finito, ma la partita con la giustizia italiana della famiglia Sandri continua.

  1. Giacomo Bianchini

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1 commento

  1. Bande di “risorse” e di nomadi girano tranquillamente per le strade facendo i propri comodi e anche delinquendo, nessuno interviene, a una mamma viene impedito di ricordare il figlio. Figlio ucciso da un poliziotto, senza alcuna ragione. Boh.. riaprite i manicomi

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