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Roma, 2 nov – Stati di ansia, esplosioni di rabbia, depressione sono dietro l’angolo per milioni di italiani ora che lo spettro del lockdown si fa sempre più reale con il passare dei giorni. Il secondo confinamento «Sarà più duro da affrontare a livello mentale per gli italiani: accanto all’ansia e allo stress, già vissuti con la prima serrata di marzo-aprile, oggi si affaccerebbero anche disturbi come la depressione e poi anche la rabbia». Ne è sicuro Massimo Cozza, psichiatra e direttore del dipartimento di Salute mentale Asl Roma 2, che con Adnkronos Salute fa il punto sulla salute mentale degli italiani in uno dei periodi più bui ed instabili dal Dopoguerra in avanti.

Una luce sempre più lontana

«Non riuscire più a vivere la propria vita, l’idea di non poter uscire e vedere gli affetti può avere effetti importanti sulle persone più fragili – spiega Cozza – così come non vedere la luce alla fine del tunnel. E’ chiaro che se si opterà per una seconda serrata avremo, rispetto alla prima, un maggior disagio emotivo sulla popolazione».

Reazioni ataviche

Lo psichiatra ricorda i primi mesi dell’emergenza sanitaria, dove «abbiamo registrato alcuni disturbi come l’ansia, lo stress, l’insonnia. Reazioni fisiologiche e ataviche che servono a preparare l’organismo e il fisico a rispondere ad un pericolo». Un tipo di risposta sana, ma solo fino a quando risponde «ad una esigenza di difesa per poi trasformarsi in comportamenti responsabili di precauzione».

Ogni caso è a sé

Non si riscontra un unico tipo di reazione: tanto dipende dalle relazioni sociali e famigliari, dall’ambiente e dal grado di sicurezza economica raggiunta. «I fattori che influiscono rispetto ai disturbi psicopatologici dipendono anche dalla storia di ciascuno di noi: le relazioni familiari, quelle sociali e ambientali. Non c’è un unico modo di agire ma lo si fa nel contesto di una vita di relazione e affetti». Senza contare la «predisposizione biologica».

Gli aiuti sul terrirorio

Il consiglio prima che la situazione precipiti è «parlare con il proprio medico di famiglia», consiglia Cozza, «sarà lui, che conosce la storia clinica dell’assistito, a decidere se occorre l’intervento di uno specialista». Purtroppo, evidenzia lo specialista, i servizi di igiene mentale presenti sul territorio difficilmente riusciranno a far fronte a una possibile ondata di disturbi e disagi emotivi da lockdown. «A livello nazionale abbiamo una rete pubblica di centri di salute mentale delle Asl a cui il cittadino si può rivolgere direttamente senza passare dal medico di famiglia. Ma non è tutto ‘rose e fiori’», spiega. «Questa rete con gli anni si è sempre più impoverita, ora nei progetti del ministro della Salute Speranza c’è la volontà di tornare a potenziarla investendo risorse economiche. Gli studi conclude ci dicono che occorrerebbe almeno il 5% del Fondo sanitario nazionale, oggi siamo fermi al 3,5%»m conclude Cozza.

Cristina Gauri

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3 Commenti

  1. “Tanto dipende dalle relazioni sociali e famigliari, dall’ ambiente e dal grado di sicurezza economica raggiunta”! Dalla cultura e dalle fede no, eh?! Bravi, bravi dottori…

  2. n questo tristo e triste pazzo mondo orami non c’è dottore che: pontifichi, sdottorreggi, vaneggi, indichi, punteggi, ratifichi! Schaizen!

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