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Carceri sovraffollate? Il 32 per cento dei detenuti è straniero, nonostante rappresentino il 9 per cento della popolazione in Italia

by Francesca Totolo
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Carceri

Roma, 24 giu – I dati del 2025 sulle presenze nelle carceri italiane raccontano una storia che molti preferirebbero non sentire. Al 31 dicembre, risultavano presenti 63.499 detenuti adulti. Di questi, 43.383 erano italiani, il 68 per cento, e 20.116 sono stranieri, il 32 per cento. La popolazione residente in Italia è di quasi 59 milioni di persone, di cui 5,3 milioni stranieri, il 9 per cento. Quindi, gli stranieri sono poco più di uno su undici residenti, ma rappresentano quasi uno su tre detenuti. Il tasso di incarcerazione degli stranieri è quasi 5 volte superiore a quello degli italiani. Il sovraffollamento cronico delle carceri è in larga misura causato dalla forte presenza di detenuti stranieri, in particolare di origine africana. Senza di loro il problema esisterebbe ancora in forma lieve e gestibile, ma non come emergenza strutturale.

Gli africani hanno un tasso di detenzione quasi 10 volte superiore rispetto al resto della popolazione

Questi numeri non sono un’opinione. Sono i dati ufficiali del ministero della Giustizia, perfettamente coerenti con le serie storiche e con le rilevazioni per nazionalità. Non c’è razzismo statistico ma una sovrarappresentazione massiccia e persistente che riguarda la criminalità straniera. Se fosse solo questione di disagio socioeconomico, tale sovrarappresentazione non dovrebbe esistere per alcuni tipi di reato.

Nonostante la popolazione straniera rappresenti il 9 per cento dei residenti in Italia, il 32 per cento dei detenuti è straniero. L’emergenza più pressante nelle carceri sono gli africani: sono il 2 per cento dei residenti in Italia, ma quasi il 18 per cento dei detenuti. Ciò significa che gli africani hanno un tasso di detenzione quasi 10 volte superiore rispetto al resto della popolazione. Questo indica che il fenomeno della sovrarappresentazione straniera nelle carceri italiane è ancora più concentrato all’interno del gruppo africano: il 56 per cento dei detenuti stranieri proviene dall’Africa.

Il 42 per cento dei detenuti per violenza sessuale è straniero

La sinistra continua a giustificare la sovrarappresentazione dei reati degli stranieri, parlando di disagio socioeconomico. Come si relaziona tale giustificazionismo con la narrazione contro le violenze ai danni delle donne? Quasi un detenuto su due per violenza sessuale è straniero. La sottovalutazione di questo dato mette in ulteriore pericolo le donne, in special modo coloro che seguono pedissequamente la propagando contro il “maschio bianco”.

Ormai è noto che la prostituzione sia diventata un monopolio straniero. Le mafie nigeriane e quelle albanesi gestiscono il traffico e lo sfruttamento delle schiave sessuali in Italia, anche la prostituzione minorile. Più di un detenuto per un omicidio preterintenzionale e per lesioni volontarie su tre è straniero, quasi uno su tre per omicidio colposo. Non va meglio nemmeno per quanto riguarda i reati contro il patrimonio: il 35 per cento dei detenuti per furto e il 33 per cento per rapina è straniero.

Il significato di questi dati in termini concreti

Una quota sempre più rilevante di omicidi, stupri, rapine, furti e aggressioni, spesso addirittura preponderante, è attribuibile a cittadini stranieri. Significa che le donne pagano un prezzo altissimo in termini di sicurezza per politiche migratorie che hanno permesso l’ingresso e la permanenza di centinaia di migliaia di persone da culture con tassi di violenza sessuale e predatoria sistematicamente più alti.

Significa che le risorse dello Stato (carceri sovraffollate, costi per i contribuenti, agenti penitenziari a rischio) vengono consumate in misura sproporzionata da chi non è italiano. Indica anche che la narrazione secondo cui “gli stranieri commettono meno reati degli italiani” è semplicemente falsa quando si guarda ai dati di presenza carceraria corretta per popolazione. L’immigrazione di massa da determinati Paesi ha importato una quota extra di criminalità che gli italiani da soli non avrebbero generato in queste proporzioni.

Espulsioni immediate per stranieri condannati, dopo il termine della pena nel caso di reati più gravi, stop all’immigrazione, soprattutto quella da Paesi ad alto rischio criminale, selezione rigorosa basata su cultura di appartenenza e valori condivisi. Non sono posizioni estremiste ma le uniche misure razionali che le statistiche impongono. Chi continua a ripetere che “non c’è correlazione tra immigrazione e criminalità”, sta semplicemente mentendo o negando l’evidenza statistica più chiara che esista sulle carceri italiane.

Francesca Totolo 

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