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Roma, 3 nov – In seguito alla paginata con cui, ieri, il quotidiano Il Foglio ha pesantemente attaccato CasaPound Italia, Davide Di Stefano, responsabile romano del movimento e nostro collaboratore, ha scritto questa lettera al direttore Claudio Cerasa, puntualmente pubblicata oggi con tanto di risposta del giornalista. Ecco cosa Di Stefano ha voluto puntualizzare al Foglio. [IPN]



Al direttore – Confesso di essermi perso qualche passaggio nell’evoluzione del suo quotidiano. Ero rimasto a un giornale liberale, molto distante dalle mie idee, ma culturalmente vivace, curioso del mondo, aperto ai contributi eretici e saldamente garantista. Ieri, leggendo la paginata dedicata a CasaPound, ho trovato una brutta copia de l’Espresso: stesso approccio poliziesco alla politica, stesso dossieraggio arraffazzonato, persino gli stessi tic savianeschi, con la carta bianca lasciata a Federica Angeli, ormai stabile numero tre nella classifica dei giornalisti martiri, dopo Saviano stesso e Lirio Abbate. Mai che a qualcuno venga in mente di chiedere conto alla massima esperta autoproclamata della criminalità lidense di certi imbarazzanti endorsement in favore di Andrea Tassone, l’ex presidente del municipio del Pd, arrestato nell’ambito dell’inchiesta Mafia capitale.

Il Foglio che sbertucciava il giornalismo manettaro e i moralisti a corrente alternata ci sarebbe andato a nozze, con una storia del genere. Oggi preferisce darle spazio per rilanciare la bufala grottesca del sodalizio criminale sancito a mezzo Facebook fra CasaPound e i clan del litorale. Così come è molto vicina al grado zero dell’analisi politica l’inchiesta sulla “galassia finanziaria fascista”, che consta di qualche banale attività commerciale privata. A meno che il Foglio non abbia deciso di adottare sull’argomento un punto di vista alla Ingroia, per cui se sei “fascista” e vuoi aprire un bar, una rosticceria o un chiosco di grattachecce, ti occorra preliminarmente dimostrare che i soldi non derivino da qualche fantomatica internazionale nera. Ma, mi perdoni, l’accento più surreale è quello alla “legittimazione spensierata” di Cpi da parte dei giornalisti che partecipano ai suoi eventi, evidentemente ospitato su un giornale diretto da un omonimo di quel Claudio Cerasa che anni fa venne a presentare il suo libro, “La presa di Roma”, proprio in via Napoleone III.

Detto questo, la mutazione del Foglio nel supplemento di Repubblica è un problema che non mi riguarda. C’è però una questione politica sottesa a tutto il discorso che forse vale la pena di affrontare, e cioè il fatto che l’approccio poliziesco serve esattamente a paralizzare la riflessione sui temi politici cruciali che CasaPound affronta di petto, ricavandone consenso, mentre la vecchia politica (e il vecchio giornalismo) hanno colpevolemente abbandonato. È molto comodo autoassolversi immaginando che i successi degli avversari derivino da losche trame nazionali e internazionali e non da un’attenzione rivolta a una fetta di popolazione che le élite hanno dimenticato, quando non apertamente insultato. In questo modo, però, la forbice tra chi racconta il Paese e chi lo vive si allarga drasticamente. La sinistra non l’ha capito, ed ecco come si è ridotta. La destra liberale ha deciso di inseguirla sullo stesso terreno, con ritardo temporale e concettuale. Di questo passo, la migliore campagna elettorale per CasaPound la farete voi. E noi potremo risparmiare sui manifesti. Sia mai che ci riusciamo veramente, a creare una galassia finanziaria.

Davide Di Stefano

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3 Commenti

    • sono perfettamente d’accordo entrambi sono “liberal” sono loro, i liberal i tutto il mondo a rappresentare l’incontenibile voracità delle banche e dei fondi globalisti contro ogni nazione e contro ogni popolo il marcio è liberal le lobbies sono liberal… i nemici si annidano tutti in quel termine liberal (che significa facciamo come ci pare perchè ricchi ed in barba ad ogni legge)

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