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Milano, 11 mar – Niente più “frontalieri del sesso” per la Svizzera a luci rosse, che non vedono più arrivare clienti dalla vicina Lombardia a causa del coronavirus.

Le paure degli svizzeri

Sin dai primi giorni del contagio i cittadini di Arbedo Castione, vicino a Bellinzona, avevano pregato il sindaco perché prendesse provvedimenti per evitare lo “sconfino” in Svizzera del virus, visto che un settantenne originario del canton Ticino ne era risultato infetto dopo aver partecipato ad un evento a Milano. Secondo il Corriere del Ticino, giorni dopo il municipio svizzero ha preso provvedimenti. Ha rassicurato, infatti, i cittadini comprensibilmente alterati per la paura del contagio da coronavirus:  «La situazione è monitorata attentamente da personale accreditato e tutte le misure preposte alla salvaguardia della salute pubblica saranno attivate qualora si dovessero presentare le relative necessità». «Tutte le amministrazioni pubbliche sono costantemente in contatto con il Cantone e recepiscono regolarmente le necessarie direttive al fine di poter offrire una gestione ponderata, seria e professionale della situazione” dichiarano ancora i rappresentati del municipio “anche a livello informativo e comunicativo senza dar adito ad allarmismi superflui, impropri e controproducenti».

Clientela “hard” dimezzata

I controlli alla frontiera, ad ogni modo, sono già molto serrati da quando l’intera Italia è stata decretata “zona rossa”. Il partito di destra Svp-Udc chiede a gran voce al Governo svizzero di chiudere completamente le dogane con l’Italia. E in tutto questo una delle maggiori attività di alcuni “frontaliers”, frequentare le case d’appuntamento ticinesi, va da sé che è bloccata non trattandosi di “necessità” in caso di spostamento. Va precisato, comunque, che già da qualche settimana i turisti “osé” lombardi in trasferta ticinese per la prostituzione legale erano molto diminuiti. Secondo alcuni gestori locali di queste “case di appuntamento” la clientela via via si sarebbe dimezzata, non solo per lo stop al flusso dei turisti lombardi, ma anche per la paura del contagio. Che, a quanto pare, “vince” altre voglie.

Ilaria Paoletti

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