Roma, 10 mar – Starbucks, McDonald’s, ma anche tanto altro. La lista delle aziende americane che hanno interrotto le proprie attività in Russia non è corta. Anzi, comincia ad allungarsi, ocme riporta Tgcom24.

Non solo Starbucks e McDonald’s

Starbucks, McDonald’s, ma la lista si allunga. Non solo con aziende statunitensi ma sì, soprattutto americane. La guerra in Ucraina produce ogni giorno nuove conseguenze, nuove sanzioni e nuove chiusure. Per le quali i primi a pagare sono sempre comuni cittadini. Tra i colossi che hanno abbandonato Mosca, figurano anche Coca-Cola e Pepsi. La Coca-Cola ha spiegato così la decisione: ”I nostri cuori sono vicini alle persone che stanno subendo gli effetti inconcepibili di questi tragici eventi in Ucraina’. Continueremo a monitorare e valutare la situazione man mano che le circostanze si evolvono”.

Anche Pepsi sospenderà tutte le vendite in Russia, ma non solo: non investirà capitali, non spenderà pubblicità, ed interromperà pure le operazioni in Ucraina “per consentire ai dipendenti di cercare sicurezza mentre la guerra si intensifica nel Paese”. Ramon Laguarta, Ceo di PepsiCo, ricorda che l’azienda “opera in Russia da più di 60 anni. Era entrata nel mercato al culmine della fuerra fredda contribuendo a creare un terreno comune tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Tuttavia, visti gli orribili eventi accaduti in Ucraina, annunciamo la sospensione della vendita di Pepsi-Cola e dei nostri marchi globali di bevande in Russia, tra cui 7Up e Mirinda. Sospenderemo inoltre gli investimenti di capitale e tutte le attività pubblicitarie e promozionali in Russia”.

Starbucks dal canto suo ha annunciato che verranno sospese tutte le sue attività commerciali in Russia_ “Condanniamo gli orribili attacchi della Russia in Ucraina e siamo solidali con tutte le persone colpite. Continuiamo a monitorare i tragici eventi e oggi abbiamo deciso di sospendere tutte le attività in Russia, inclusa la spedizione di tutti i prodotti Starbucks”.

McDonald’s, 850 punti vendita chiusi

Chi vende caffé segue lo stesso iter di chi vende panini. McDonald’s chiude ben 850 punti vendita, affermando però di continuare “a pagare i 62mila dipendenti” che ” hanno messo il loro cuore e la loro anima nel nostro marchio McDonald’s”. La scelta è successiva a un boicottaggio divenuto virale sui social e rappresentato dall’hashtag #BoycottMcDonalds. Altre aziende non americane coinvolte nei boicottaggi sono il colosso della tecnologia Sony, e i giganti della birra Heineken e Carlsberg. La seconda smetterà anche con le campagne pubblicitarie attive in Russia e devolverà i profitti raccolti sul mercato.

Alberto Celletti

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5 Commenti

  1. A parte la Sony, tutti gli altri marchi citati sarebbe meglio perderli che trovarli anche per l’ Italia…

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