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Roma, 7 gen – Se “squallore” fosse un verbo, andrebbe coniugato all’infinito. Il limite si è largamente superato: ma non abbastanza da lasciare indifferenti di fronte all’ennesima “provocazione” antifascista. Sono i nipoti Caio Giulio Cesare prima, e Rachele Mussolini poi, a denunciare in un post su Facebook quella che “non è un’opera d’arte ma solo cattivo gusto”, come scrive il pronipote del Duce.

“The bungee jumper” è la cosiddetta creazione di Simone Prudente, sedicente artista di Pordenone (nonché docente). Lo sfondo, di un fucsia tetro ma vagamente derisorio. Il soggetto, inequivocabile: l’immagine è quella di Benito Mussolini a Piazzale Loreto. Il fotogramma: che esalta menti tanto piccole da non saper fare altro se non “capovolgere”. Pullulano i meme con l’immagine del Duce. Pullula pure la stupidità, nonché mancanza di rispetto: da non tralasciare le vessazioni, assurde e ingiuste, che colpiscono i familiari di Mussolini. Dalle censure ai ban sui social, la lista è lunga. E a proposito di Facebook, questo è quanto Rachele Mussolini affida a un suo post: “Questa, caro ‘artista’ non è arte. La cosa che più mi sconvolge è che questa persona sia un insegnante. L’uomo di cultura dovrebbe condannare qualsiasi rappresentazione della violenza. Al di là di come la si pensi, Piazzale Loreto fu uno scempio. E usare questo evento come ‘provocazione’ lo trovo semplicemente vergognoso, becero, di cattivo gusto. Altro che pacificazione… Ora Facebook aspetto che mi banni…”.

Ma al peggio non c’è limite: la sempre cosiddetta opera artistica si vede premiare con l’ammissione alla rassegna d’arte contemporanea del collettivo I Pazzi, con sede a Pisa. Propaganda, becera: premiata, perché oggi (come forse mai) l’antifascismo isterico e ad oltranza trova sempre “libero accesso”. Si chiede il pronipote del Duce “cosa abbia di artistico riprendere l’immagine di Benito Mussolini appeso a Piazzale Loreto. Come può essere considerata arte quello che è stato uno scempio della nostra storia, definita addirittura ‘macelleria messicana‘ da Ferruccio Parri? Una ferita ancora aperta che continua a essere rivangata e citata a vanvera. E’ incredibile questa ossessione nei confronti del Duce dopo più di 70 anni dalla sua morte”. L’antifascismo come “la brioche” in pasto al popolo (come suggeriva Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena). Una tecnica di “distrazione di massa” e distruzione della memoria. Ma questo “odio su tela” antifascista, non è che l’ennesimo, grossolano autogol: perché la damnatio memoriae non vincerà. Né ora, né mai.

Chiara Soldani

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3 Commenti

  1. Sono sterili artistucoli borghesi travestiti da presunte avanguardie artistiche!
    W il Duce! W Farinacci! W Pavolini! W il Fascismo.

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