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Roma, 20 giu – Il problema più grosso del politicamente corretto è che non tollera il senso dell’umorismo. Chiedere in proposito a Cristian Panarari, ex consigliere comunale del M5S a Reggio Emilia. Il povero Panarari, infatti, ha avuto l’improntitudine di pubblicare su Facebook un post che ha mandato su tutte le furie il clero femminista: vi si vede una foto in cui compare il portiere della Nazionale femminile della Giamaica, Sydney Schneider. O meglio, il lato B della calciatrice. Un bel lato B, peraltro. La didascalia che accompagna lo scatto è la seguente: «La preparazione atletica in questi mondiali di calcio fa la differenza… Forza azzurre, regalate “notti magiche” agli italiani».

Il wrestler e la calciatrice

Insomma, Panarari – che vanta un passato da wrestler – ha gradito, e non poco, il fondoschiena della Schneider. Chi non ha gradito, invece, è Maria Edera Spadoni, vicepresidente della Camera ed esponente del M5S: «Un ex portavoce comunale M5S che fa battute pessime e di un sessismo squallido – ha scritto la Spadoni su Facebook – non merita neanche troppe righe. I piccoli uomini si rivelano in queste cose. Sto procedendo alla segnalazione nei confronti di Cristian Panarari. Per me è fuori dal Movimento 5 Stelle». Il malcapitato Panarari rischia quindi l’espulsione dal M5S solo per aver pubblicato il lato B di una calciatrice.

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Avete rotto con il sessismo

Ora, l’ironia dell’ex consigliere può piacere o non piacere. A me, se ci tenete a saperlo, ha fatto ridere. Sarà forse perché sono un troglodita, o magari perché non amo guardare il mondo con gli occhi del moralista e del bacchettone. In ogni caso, questa roba del sessismo ha letteralmente stufato. L’eros è un ingrediente irrinunciabile della vita, e bene ha fatto Panarari a non reprimerlo. Chi vede in quel post secoli di sottomissione della donna, o non ha mai provato pulsioni sessuali, oppure non ha il minimo senso dell’umorismo. O, magari, è solo un povero represso.

Valerio Benedetti

3 Commenti

  1. Ed invece è da questi commenti “sdegnati” che si riconoscono le grandi rompicoglioni.

    Queste femminuccia pentastellata è peggio di Cristine da Pizan, la rompipalle tardo-medievale (l’abbreviamo in “tardona” dato che ha iniziato a scrivere tardi dopo che i soldi del defunto marito erano finiti e pensò quindi bene di fare la scribacchina di bestsellers quattrocenteschi?) che aveva il coraggio di attaccare il “Roman de la Rose” perchè, a suo dire, vi erano troppi attacchi alle donne, troppe oscenità, troppe parolacce (“Mon Dieu, che vergogna, si dice culo!)”.

    Donne sterili nell’animo come la Pizan di allora (non ha scritto nulla di vagamente poetico, ma solo sterili polemiche politicanti e protofemministe) e le “cinque checce” (versione ignorante dell’italofrancese di allora) di oggi non sanno che l’arte si genera proprio perchè al “culo” ci si pensa pure!
    Metaforicamente (ma neanche troppo), lo si sospira e ci si ispira!

    Il desiderio naturale dell’uomo (piccolo o grande che sia) per il corpo della donna non solum ha tutta la naturalità fiore che sboccia, di un usignuolo che canta, di una primavere che giunge, di una cascata che irrompe, di una fiera che segue la femmina nei boschi o del riflesso, sull’onda lucente del mare notturno, di quella conchiglia d’argento che chiamiamo luna,
    sed etiam, è da sempre, dalle nugae di Catullo sino alle Odi del Foscolo e al Poema Paradisiaco di D’Annunzio, il motore della Vera arte.

    Al mondo non v’è motivo più forte che infonda negli animi degl’uomini gentili quel sentimento da cui germoglia la poesia.
    Ad altro non pensò Guinizelli quando, effondendo il “dolce Stilnovo ch’io odo”, incipiò la vera poesia italica; ad altro non sospirò Petrarca quando forgiò i sonetti dallo stile puro e rarefatto senza eguali nel mondo, che improntarono la tradizione italiana al culto della forma ideale e ai canoni d’armonia, equilibrio e compostezza; ad altro non guardò Boccaccio quando, narrando le storie che restituirono l’Italia alla religione delle lettere e della bellezza, riprese dalla Classicità l’eleganza di una prosa ampia e armoniosa, paragonabile soltanto all’Eloquio Latino.
    Come sostiene nel Piacere Andrea Sperelli “Ad altro non aspira il lauro se non a propiziare il mirto”.

    Per quanto sublimato in amore divino nello stilnovo, per quanto celato nello stile puro e rarefatto del Petrarca (il quale “non sale mai oltre il bel piè”), per quanto non sempre così chiaramente portato alla luce profumata del paradiso come in D’Annunzio (e nei suoi horti conclusi), il disio dei sensi (di cui il “lato b” è scultorea raffigurazione, nei casi meglio riusciti, “aere perennius”) è il substrato vitale di ogni arte che non sia puro formalismo e vuoto astrattismo (come in effetti è spesso l’arte moderna cara alla sinistra).

    Il femminismo che (così come, prima di esso il cristianesimo) lo redarguisce, lo “danna e lo condanna” (o comunque lo vuole piegare a logiche di potere, appena mascherata, appena camuffata da “amore”, da “religione”, da “educazione”, da “progresso”) dimostra proprio in ciò di essere antivitale, contrario alla natura (alla natura che in noi è feconda proprio in quanto “voluptas cinetica” di lucreziana memoria) e quindi all’arte.

    Pensavamo che il Rinascimento, mostrando l’uomo come “copula mundi” fra le cose divine e quelle terrene, e rivalutando le gioie (troppo brevi!) della vita, avesse spazzato via questo ciarpame femmineo-cristiano cupamente medievale e noiosamente bacchettone!

    Come i preti sostenevano che guardare il culo fosse peccato per tiranneggiare la gente con la colpa e la punizione, così le femministe vorrebbero convincerci che esprimere natural disio per le grazie femminile sia “regredito”, “colpevole”, “oggettificante per le donne”, addirittura “violento”, solo e soltanto per poterci tiranneggiare con i sensi di colpa.
    Esse rappresentano quindi tutto ciò che è giusto, doveroso e impellente odiare nel mondo: l’oscurantismo di un verissimo “medioevo dell’anima” (di ritorno sotto le mentite spoglie del “progresso civile”), il moralismo, il proibizionismo, il divieto ipocrita contro tutto quanto è desiderio, l’impotenza a creare vivendo, a vivere noi stessi, ad esprimere e diffondere – alle donne, al mondo – il nostro disio e la nostra natura, lo stato di polizia esteso al sesso ed al pensiero, l’insincerità discesa fin nell’istinto (il più pericoloso dei crimini dell’ultimo uomo zarathustriano).

    Con meno parole, Tinto Brass, regista le cui scene, in pochi minuti, a volte contengono più poetica dell’intera cinematografica genderfemminista sostenuta dai governi e dalle major, dell’intera opera della Pizan, dell’intera vita politica di questa vicepresidente del nulla,
    direbbe: “evviva il culo!”

    P.S.
    Non so se quel consigliere vada espulso dal suo partitino, ma so che tutte le Maria Edera (ma chissà perchè edera? forse perchè si arrampica sugli specchi nell’argomentare come una pianta rampicante? O forse perchè nemmanco con il diserbante si riesce a farla smettere di infestare il giardino?) Spadoni del mondo andrebbero espulse (per restare in tema: a calci in culo!) dalla nostra vita, dalla nostra patria, dalla nostro orizzonte culturale e politico!

  2. …come disse a ragione il Berlusca a proposito della Merkel? si vede che la grillina è evidentemente una “maltrombata” invidiosa…

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