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Roma, 20 giu – Il calo demografico che dal 2015 sta piagando la Penisola è paragonabile ormai solo a quello che ha ci ha colpiti nel “lontano biennio 1917-1918, un’epoca segnata dalla Grande Guerra e dai successivi drammatici effetti dell’epidemia di ‘spagnola‘”. Queste le parole del presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, che ha presentando il Rapporto annuale. Una situazione preoccupante equiparabile al calo di un secolo fa. “Secondo i dati provvisori relativi al 2018 sono stati iscritti in anagrafe per nascita oltre 439 mila bambini, quasi 140 mila in meno rispetto al 2008“. I dati risalenti al 2016 attestano che il 45% delle donne tra i 18 e i 49 anni non ha ancora avuto figli; nonostante questo “coloro che dichiarano che l’avere figli non rientra nel proprio progetto di vita sono meno del 5%”. Blangiardo spiega che “Se fino al secolo scorso la componente demografica ha mostrato segnali di vitalità e ha spesso fornito un impulso alla crescita del Paese anche sul piano economico, oggi potrebbe svolgere, al contrario, un effetto frenante. Viene da chiedersi – aggiunge – se siamo (e saremo ancora) un popolo che guarda avanti e investe sul suo futuro o se invece dobbiamo perlopiù sentirci destinati a gestire il presente”.

“Grazie” agli immigrati

Ma le cattive notizie non sono finite. “Il saldo migratorio con l’estero, positivo da oltre 40 anni, ha limitato gli effetti del calo demografico”. Insomma, dovremmo pure “dire grazie” agli immigrati. I cittadini stranieri residenti in Italia al gennaio 2019 sono di 5,2 milioni (l’8,7% della popolazione). I minori di seconda generazione sono 1 milione e 316 mila, pari al 13% della popolazione minorenne; di questi, il 75% è nato in Italia (991 mila).

Sempre più anziani

Il rapporto rileva come “I giovani escono dalla famiglia sempre più tardi sperimentando percorsi di vita ‘meno lineari del passato’, che spostano in avanti le tappe di transizione allo stato adulto”. Più della metà de 20-34enni (5,5 milioni), celibi e nubili, infatti, vive con almeno un genitore. O peggio, sceglie di andarsene dal nostro Paese. Il saldo migratorio con l’estero degli italiani è negativo dal 2008 e ha prodotto una perdita netta di circa 420 mila residenti, di cui la metà (208 mila) è costituita da 20-34enni. Il processo di invecchiamento, invece è “caratterizzato da un’evoluzione positiva”, con una maggiore “diffusione di stili di vita e abitudini salutari” tra gli over 60. Aumenta la pratica di sport e la partecipazione culturale. I baby boomers quindi “diventeranno ‘anziani’ sempre più tardi”. Nel frattempo, “vola” la popolazione dei ‘grandi anziani’: a inizio 2019 gli over85 sono circa 2,2 milioni.

Cristina Gauri

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