Roma, 26 giu – Riciclo politico, acume del nulla istituzionalizzato, vertice della malaparola parlamentarizzata. Abbiamo visto cose a cui gli umani difficilmente potranno credere: disoccupati diventati ministri del lavoro, fin(t)i conoscitori della lingua madre asseggiolatisi alla Farnesina insieme a tre interpreti (menomale che nel Golfo non si incontra il presidente Ping), dj assisi a Guardasigilli (che, poi, i sigilli non li hanno guardati nemmeno per i detenuti più pericolosi!), assicuratori elevati a ministri del trasporti, concorrenti del gioco della “casa” reinventati(si) capi ufficio stampa e portavoce. Dalla Casa a Casalino il passo è stato breve. Ebbene, il baratro non è questo. Nemmeno. C’è di peggio, addirittura. E non è questione di trombati alla ruota della fortuna o un fatto di invidia sociale. Ce lo spiega uno storico della portata di Ernesto Galli della Loggia che, dalle pagine del Corriere, sviscera qualche dubbio sull’eroina dem del momento, la zona Cesarini del campo largo, il nuovo che avanza, nel senso che da qualche parte la debbono pur mettere: Silvia Salis.
La critica di Ernesto Galli della Loggia
Sindaco di Genova col vezzo della politica nazionale, bella, ex atleta. Antifascista dichiarata al punto che, se potesse, lo scriverebbe sulle carte di identità circolanti sotto la Lanterna. Femminista al punto giusto che ha dato il proprio cognome (ereditato, a sua volta, dal padre, ma non glielo diciamo) al figlio che ha in comune con il regista Fausto Brizzi, alpinofobica quanto basta.
Dalle colonne del giornale, l’editorialista di Via Solferino non critica certo la decisione del Sindaco Salis di elevare ancora di più la tassa di soggiorno per chi visita il Terzo Fascio d’Italia e alloggia in b&b e strutture non alberghiere piuttosto che andare a sondare l’animo dei genovesi (proprio dei genovesi!) a cui il primo cittadino ha aumentato l’Imu, presentato quale obolo necessario per non tagliare quei servizi. Come, ad esempio, il trasporto pubblico locale, di cui ogni genovese si lamenta. No.
Carneade: chi è colei?
Galli della Loggia esprime semplicemente i propri dubbi se, in occasione della prossima tornata elettorale e, dopo un eventuale vittoria delle primarie per il campo largo, la fanciulla sportiva ricilata(si) in politica, dovesse diventare il nuovo Presidente del Consiglio per un fatto ancora più semplice: politicamente è una sconosciuta. Per lui, ma come per milioni di concittadini. Meno di Giuseppi, che non erano due.
Ma se Peppini da Volturara Appula era noto solo a chi avesse frequentato lo Studio Alpa, nemmeno a chi compilava un modulo fotocopiato nell’ultimo locale di uno sperduto paese in cui potevano tesserarsi i Cinque Stelle, cosa che non ha mai fatto, Silvia Salis può contare su uno sponsor di un certo peso: Dario Franceschini. L’ex ministro della cultura, quello che acconsentì a coprire le statue dei Musei Vaticani in occasione del presidente iraniano Rohani, l’elargitore di contributi per il cinema persino a Francis Kaufmann che, se è stato l’assassino di moglie e figlia a Villa Pamphili, non è mai stato regista.
Ebbene, l’onorevole Franceschini a mezzo stampa e tivvù, ovvero rivolgendosi agli amici e agli amici degli amici, a proposito del cosiddetto campo largo ha disposto esplicitamente che “va costruita un’aggregazione”. E perentoriamente ha precettato Silvia Salis affinché dia la propria disponibilità a questo progetto. E ha anche aggiunto che “la sua figura rafforzerebbe il progetto e darebbe alla coalizione la possibilità di battere la destra”. Di più non ha detto Franceschini.
L’endorsement a Silvia Salis
Non ha voluto nemmeno esplicitare le capacità e sul perché e per come salverebbe l’Italia, tanto tutti le riconoscerebbero queste qualità. Ma quali? Ora, è vero che la politica è ormai una mescolanza, dove si trova di tutto. Dai generali in cerca di un ulteriore titolo a quelli che della politica elettorale ne hanno fatto una professione, anzi, un’occupazione. Passando per quelli che utilizzano le istituzioni come paracadute per cambiare rotta e non finire in galera. Ma l’uscita di Franceschini, firma Galli della Loggia, “segna comunque un’ulteriore tappa nella degenerazione partitocratica italiana e nel disfacimento della nostra vita politica. Due patologie alla cui diffusione mi sembra che da tempo la sinistra abbia deciso di dedicare le sue migliori energie”.
Non gli importa di apparire brutale, “ma talvolta non c’è altro modo di esprimere il proprio stupore e anche qualcos’altro”. Per poi lanciare martellate così potenti che nemmeno la Salis quando era campionessa di lancio col martello, che nemmeno l’altra Salis picchia così forte e fa male e devasta: “ma perché la Salis? Cosa c’entra? Che cosa ha mai pensato di suo Silvia Salis, che cosa le è mai capitato di dire che avesse un peso, un’originalità? Che cosa ha mai fatto Silvia Salis nella sua brevissima vita di sindaca che lasciasse qualche segno tale da essere candidata niente di meno a guidare l’Italia e a salvarla?”.
Il nuovo che “avanza”
Quisquilie e pinzillacchere così trite e ritrite da sembrare banali finanche per il pensiero unico conformista avrà pensato Galli della Loggia a proposito dell’ultima dichiarazione dell’inquilina di Palazzo Doria Spinola: “La mia idea politica è l’unione del campo progressista”. Idea nuova, innovativa e rivoluzionaria senza dubbio. E le sue idee politiche? “Giustizia sociale, centralità del lavoro, maggiore sicurezza urbana e contrasto all’evasione fiscale”. Sembrano davvero i contenuti demenziali degli intervistati con cui ci deliziano quotidianamente i due bischeracci di Fashowpinion! Persino quello scappato dalla casa di Casalino avrebbe saputo fare meglio. Idee che avranno nel programma almeno tutti i partiti (e sempre ritornati) dei pretendenti di sedere a Palazzo Chigi.
La comune differenza da destra a sinistra
Lo firma del Corsera traccia una triste e veritiera parabola discendente della politica italiana: “il pensiero ridotto a una pappa di parole sempre uguali, a una minestrina di luoghi comuni intercambiabili, l’assenza di un proposito forte, di ogni originalità”. E a destra, quella autentica, non ne sono immuni. I sondaggi danno “camerati e i futuristi” di Futuro Nazionale al 5% di preferenze nonostante il Generalissimo non abbia ancora pubblicizzato uno straccio di programma. Oltre alle identitarie contraddizioni: contro l’unione europea, ma suo deputato; generale Nato ma nella guerra russo-americana all’Europa simpatizza per l’invasore. E ancora: l’unico che nomina esplicitamente la remigrazione per poi annunciare (erroneamente) dalla Annunziata che è deportazione.
D’altronde, se Galli della Loggia avesse torto, non si spiegherebbe come sia esistita la Eddy Schlein. Non tanto segretaria del Pd, quanto anti-Meloni. Donna, omosessuale, italiana ma non tanto (ha tre cittadinanze), ricca, discendente di accademici e giuristi benestanti, pedigree borghese e agiata, non proletaria. Praticamente incarna ogni battaglia persa del fronte progressista e lei certifica la sconfitta di tutto.
La proposta di Franceschini, affonda lo storico, è il termometro dell’autoreferenzialità della politica e dello strapotere dei partiti in Italia. Chiunque in Italia, purché supportato da un partito o dalle persone giuste può essere proposta per qualunque cosa, nominato per una carica qualsiasi, il prescelto per un compito qualunque. E, cosa incredibile a credersi, indipendente da ogni qualità, valore, competenza.
Dai cinque stelle, ormai solo cinque, a Silvia Salis l’Italia e il mondo della sua politica soffrono di un male incurabile, la sindrome del Gattopardo. Affinché tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi.
Tony Fabrizio